L’alleanza M5s-Pd alle Regionali difficilmente debutterà in Calabria

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Molti big dei due partiti stanno dicendo in questi giorni che il governo giallorosso potrà produrre intese solide anche su base locale. Ma le perplessità restano. “Dal mio punto di vista assolutamente no”, dice Nicola Morra parlando delle elezioni di novembre in Calabria

 

Una parte del Pd la invoca espressamente, i Cinquestelle la respingono senza se e senza ma, trovando un’incidentale sponda in un’altra parte del partito di Zingaretti. L’intesa fra Dem e grillini, sulla quale qualcuno scommette alla luce della formazione della maggioranza parlamentare giallorossa a Roma, in Calabria non decolla. Eppure gli sponsor autorevoli non mancano. “Se lavoreremo bene, potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena”, ha detto il neo ministro Dario Franceschini, la cui posizione sul punto coincide con quella di Ernesto Magorno, ex segretario regionale calabrese e renziano di ferro che è stato il primo a intravvedere riflessi locali della nuova alleanza di governo.

Ma i big 5 stelle continuano a essere perplessi. Se il presidente della Camera, Roberto Ficorimanda allo statuto del M5s, “che prevede – ricorda – la possibilità di allearsi con liste civiche”, meno diplomatico è Nicola Morra, presidente della commissione antimafia e senatore eletto in un collegio calabrese che parlando in tv ad ‘Agora” non lascia margini: “Dal mio punto di vista assolutamente no. Debbo far riferimento alle realtà concrete. Se lei avesse a che fare con alcuni Pd e certe Forza Italia, credo giustamente che, come si dice in calabrese, le si drizzerebbero le carni. Avrebbe un moto di sdegno e di ribrezzo per cui a fronte di certe situazioni io preferisco star lontano. Il Pd in Calabria – ragiona Morra – aveva puntato su un giovane sindaco, Callipo, esponente del renzismo democratico salvo poi Callipo dar sostegno al possibile candidato del centrodestra. Io queste transumanze francamente non le accetto. In Calabria e in tante parti d’Italia si può andare da soli”.

Un assist insperato per la parte del Pd che si riconosce nelle posizioni del governatore Mario Oliverio contraria all’asse con i grillini, che affonderebbe la ricandidatura del presidente, messa in discussione da ampi settori del suo stesso partito. Oliverio tace, ma parlano i suoi fedelissimi. Luigi Guglielmelli, segretario della federazione Dem di Cosenza, commenta: “Dispiace ascoltare le dichiarazioni del senatore Morra quando parla di repulsione verso alcuni Pd della Calabria. Conosco quanti in queste ore affannosamente stanno inseguendo Morra – svela Guglielmelli – affinché interceda con il Movimento 5 Stelle per fare un accordo alle prossime elezioni regionali e sinceramente non meritano quella considerazione. Da un lato c’è la preoccupazione legittima di esponenti del Pd di replicare il governo giallorosso, dall’altra – sottolinea ancora Guglielmelli – si assiste a farneticazioni, chiusure immotivate e finanche colpi bassi volti a minare la credibilità verso chi nel Pd si sta prodigando in quella direzione, da parte importanti esponenti dei 5 Stelle. Consiglio a questo punto agli amici del Pd che anche in queste ore sono pronti a inseguire i loro peggiori estimatori a ritrovare un po’ di dignità e un sussulto di orgoglio. Non è possibile che pur di sbarazzarsi di Mario Oliverio – dice Guglielmelli – si facciano fustigare pubblicamente da esponenti come il senatore Morra che non hanno alcun merito politico né particolari qualità umane e morali”.

Per Giuseppe Dell’Aquila, vice presidente della Provincia di Crotone, “è vergognoso che i principali ispiratori del Decreto Calabria che ha ridotto la sanità calabrese allo sfinimento si ergano a pubblici fustigatori politici e morali. I 5 Stelle in Calabria – sostiene – non solo hanno paralizzato le aziende sanitarie, ma hanno posto le basi non per le assunzioni di nuovo personale medico e para-medico ma addirittura per il licenziamento dei precari storici. Continuare in questi giorni ad inseguirli per ricevere soltanto schiaffi ed umiliazioni – argomenta – non è più consentito a nessuno. Il Pd deve trovare il coraggio di combattere per riaffermare le proprie ragioni e rivendicare il buon governo. Non possiamo per liti interne consegnare la nostra storia e la nostra dignità a quanti si sono dimostrati incompetenti e superficiali. Né è decoroso – afferma – che pur di disfarsi di Oliverio alcuni esponenti del mio partito offrano la testa del Pd ai suoi peggiori avversari”.

Uno dei macigni sulla strada del dialogo, dunque, è la ricandidatura di Oliverio, ma anche il decreto Sanità emanato dal precedente governo che ha espropriato la Regione del potere di nomina dei manager e di cui il governatore chiede l’immediata revoca. 

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