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L’annuncio di monsignor Battaglia: “Il sangue di San Gennaro si è sciolto”

Attualità & Cronaca

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L’arcivescovo di Napoli ha prelevato l’ampolla con il sangue del Santo dalla Cappella del Tesoro. Un lungo applauso dei fedeli, che affollano la cattedrale, dopo due anni di celebrazioni con rigide disposizioni anti Covid, ha sottolineato quello che per i napoletani è il miracolo per eccellenza.

di Gabriella Bianchi

© Courtesy Vincenzo Schiavo – L’ampolla col sangue di San Gennaro

 

AGI –  Il fazzoletto bianco sventola dall’altare maggiore alle 9,27, ma gli applausi per ringraziare San Gennaro del prodigio rinnovato erano cominciati già qualche minuto prima, quando l’arcivescovo  Mimmo Battaglia ha attraversato la navata reggendo l’ampolla principale, e guidando il corteo che dalla cappella del Tesoro, dove la reliquia viene prelevata prima che inizino le celebrazioni del patrono di Napoli. E  nei lenti movimenti, i fedeli che gremivano i banchi più vicini al corteo avevano già visto il sangue muoversi.

Poi l’arcivescovo pronuncia la formula. “Il segno del sangue ancora una volta” dice e si “scioglie” anche l’applauso fragoroso e lungo, come non si sentiva ormai da due anni, il tempo della pandemia, delle restrizioni, della distanza, dei posti limitati, delle funzioni solitarie, delle preghiere con le mascherine e dei riti sospesi, come lo scambio del segno di pace.

La cattedrale di Napoli è gremita per il suo patrono, in uno dei tre giorni che durante l’anno sono segnati nei cuori dei fedeli e non solo. Perché a Napoli San Gennaro è accompagnato da un’aura di sacro e profano. Come la credenza che il sangue non sciolto significhi disgrazie nell’anno. E’ successo, e agli applausi si sono sostituite invettive contro il santo, contro “faccia gialla”.

“Poco importa, fratelli e sorelle mie, che il sangue si sciolga o meno: non riduciamo mai questa celebrazione a un oracolo da consultare!” ha detto don Mimmo Battaglia, riferendosi proprio al ‘profano’ che circonda il miracolo del sangue.

Ma il sangue si è sciolto, come i napoletani aspettavano. E si sono ritrovati sul sagrato del Duomo, pronti a entrare disciplinati già alle prime luci del giorno, per conquistare. Tra le autorità che arrivano in Duomo anche due ministri, Luigi Di Maio e Dario Franceschini.

La presenza di alti esponenti delle istituzioni ha sottolineato il messaggio che l’arcivescovo ha lanciato durante l’omelia proprio al mondo della politica e delle istituzioni.

“Insegna a chiunque ricopre un ruolo di responsabilità e di governo o a chiunque ambisce a ricoprirlo che il potere senza amore è destinato a far male agli altri come a sé, mentre – osserva l’arcivescovo – il servizio autentico e disinteressato mosso dall’amore per il bene, rimane nella memoria grata della storia”.

 

 

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