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L’appello dei Garanti ai genitori: “Non lasciate che i bambini guardino Squid Game da soli”

Attualità & Cronaca

Preoccupano le segnalazioni di bimbi che nei propri giochi si ispirano alla serie tv coreana in cui i protagonisti partecipano a sfide che prevedono punizioni cruente in caso di sconfitta 

Preoccupazione dei garanti per l’infanzia a seguito delle segnalazioni riguardanti bambini che nei propri giochi si ispirano a ‘Squid gamè, serie tv destinata a maggiori di 14 anni in cui i protagonisti partecipano a sfide che prevedono punizioni cruente in caso di sconfitta: “è inevitabile – affermano i garanti – fare appello alla responsabilità dei genitori, che non dovrebbero mai lasciare i propri figli da soli davanti a uno schermo”.

“Certe immagini – osserva Garlatti – possono inoltre influire sullo sviluppo dei bambini e dei ragazzi. La visione andrebbe quanto meno accompagnata dalla presenza degli adulti, tenendo conto dell’età e dei contenuti. Va comunque considerato che i minorenni, talora, assistono a immagini di violenza reale, delle quali magari ci si preoccupa meno”.

Secondo la Garante, “è evidente che esiste un problema di controllo da parte degli adulti e, insieme, la necessità di trovare una risposta, in questo caso, a una serie di successo su scala planetaria. I genitori, trattandosi di video diffusi da una piattaforma di streaming, possono attivare sistemi di parental control, ma questo argine può saltare se le stesse sequenze sono condivise sui social, anche se va ricordato che sotto i 14 anni i bambini non dovrebbero poter accedere a tali piattaforme”.

“E’ plausibile – prosegue Garlatti – che possano comunque venire a contatto con tali contenuti, magari per il tramite di compagni di classe o di giochi”. Per questo, conclude, “è opportuno che genitori ed educatori inizino a discutere insieme ai ragazzi i motivi per i quali sono affascinati dai temi della competizione, della crudeltà, delle differenze sociali e della morte. è infatti essenziale cogliere quali sono gli aspetti importanti di cui sentono la necessità di parlare e affrontarli con loro”. agi


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