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L’arte della resilienza raccontata da Joanne Bonny

Arte, Cultura & Società

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Intervista a cura di Mariangela Cutrone

La propria vita può cambiare improvvisamente per cause di forza maggiore non dipendenti da noi e ci si può ritrovare a rimboccarsi le maniche e affrontare difficoltà e traversie che prima credevamo non ci appartenessero. È ciò che accade a Sveva Galbiati la protagonista di “Bugie a colazione”, il nuovo romanzo della scrittrice milanese Joanne Bonny, Newton Compton Editori. Sveva è una giovane donna che ha sempre condotto una vita sfarzosa e patinata perché appartenente ad una famiglia benestante dalla quale è sempre stata “coccolata” e viziata.  Non ha mai lavorato in vita sua e ha per anni sperperato in abiti, feste e accessori di moda il patrimonio di famiglia.

Improvvisamente suo nonno non le dà più la possibilità di attingere ai soldi del patrimonio di famiglia. La invita entro tre mesi dalla data del suo compleanno di rimboccarsi le maniche e aprire una sua azienda partendo da un capitale di soli cento euro. Ripartendo letteralmente da zero, Sveva dovrà rivoluzionare la sua esistenza. Si ritroverà a fare la gavetta come cameriera in uno degli hotel di lusso della sua famiglia e a vivere in un appartamento pieno di scarafaggi in una zona malfamata di Milano in compagnia di due coinquiline singolari in attesa del ritorno di Lorenzo, il suo “principe azzurro”, che potrà aiutarla a riemergere da questa situazione.

Conducendo una vita completamente diversa da quella precedente, Sveva imparerà a conoscersi meglio e a sfruttare al massimo risorse e capacità interiori che nemmeno credeva di possedere come la resilienza che le consentirà di trarre aspetti positivi dalle situazioni più drammatiche e complicate. Un incontro speciale sarà emblematico in questa sorta di processo di crescita personale ed emotivo.

“Bugie a colazione” è un romanzo spassoso per il lettore che si ritroverà a sorridere e a fare il tifo per questa “antieroina” alla quale è impossibile non affezionarsi. Attraverso una scrittura ironica Joanne Bonny ci regala una storia densa di emozioni che ci induce a riflettere sul mondo delle relazioni umane odierno influenzato dai social media che non raccontano la realtà vera quella fatta di difficoltà, sfide quotidiane, dubbi, incertezze e conquiste. Un romanzo che incita a credere nelle proprie capacità e ad intraprendere il proprio percorso di vita con coraggio, perseveranza e soprattutto resilienza.

Di resilienza e del mondo patinato dei social media conversiamo con Joanne Bonny in questa piacevole intervista.

 Com’ è nata l’idea di creare il personaggio singolare di Sveva Galbiati, una ragazza che ha sempre vissuto una vita sfarzosa e si ritrova all’improvviso a ripartire da zero?

Ho sempre avuto un debole per le antieroine, per le protagoniste cioè che mostrano più difetti che qualità. Le trovo più divertenti da scrivere e, spesso, sono anche più vere della classica eroina da romanzo rosa. Per Sveva mi sono ispirata al modello della classica “bionda superficiale”, sottovalutata da tutti, ma che in realtà nasconde risorse inaspettate, come la Elle Woods de “La rivincita delle bionde”.

Sveva nella sua nuova vita imparerà ad essere resiliente. Per lei cosa significa essere resilienti?

Significa essere in grado di assorbire i colpi che ti infligge la vita e trovare il modo di usarli a tuo vantaggio per reagire e diventare più forte di prima.

Sveva crede ancora nell’arrivo del suo principe azzurro che sarà in grado di aiutarla a cambiare la sua realtà. In questa epoca in cui la donna si è emancipata è lotta per la sua indipendenza ha senso credere ancora nel “principe azzurro”?

Credo che il mito del “principe azzurro” sia difficile da scardinare anche in un’epoca dove, per fortuna, l’emancipazione della donna va sempre più concretizzandosi. Molte donne sognano ancora l’amore alla “Pretti Woman” e non mi sento di giudicarle per questo, ognuna è libera di scegliere le proprie priorità nella vita e una donna emancipata non è necessariamente migliore di una che dipende finanziariamente da un uomo. Detto questo, la storia di Sveva verte proprio attorno alla scoperta dell’indipendenza e del potere che può dare a una donna.

Spesso ignoriamo le nostre capacità e talenti come succede a Sveva ma basta un incontro fatale per fare chiarezza dentro noi stessi. Quanto sono emblematici certi incontri? Che ruolo hanno nella nostra propria esistenza?

Mi piace pensare che non tutto sia dettato dalla casualità, ma che certi eventi si verifichino per un motivo, che può essere chiamato destino. A volte un semplice incontro, o anche solo una parola, basta a dare una svolta inaspettata alla nostra vita, nel bene o nel male, ma poi sta sempre a noi fare il primo passo. Non basta che siano gli altri a credere in noi, se non siamo noi stessi i primi a crederci.

Il suo romanzo ci insegna che la vita vera è diversa da quello che viene postato sui social. Che rapporto ha lei con i social media?

Sono una persona molto riservata, spesso non condivido parti della mia vita con amici e parenti, figurarsi se ho voglia di farlo con degli sconosciuti. Ma i social possono essere utili e divertenti, se usati in modo intelligente. Certo non capirò mai l’ossessione di seguire la vita (fintamente patinata) di persone che non si conoscono, lo trovo morboso. Perché non concentrarsi di più a migliore la propria vita invece di perdere tempo dietro a quella degli altri?

Come definirebbe la vita reale in antitesi a quella dei social?

Imperfetta, com’è normale che sia.

Nel suo libro scrive “C’è davvero qualcosa di deliziosamente diabolico nel vedere un tuo nemico costretto a gioire per te”. Cosa ne pensa al riguardo?

A pronunciare quella frase è un personaggio che ha sempre messo al primo posto il suo status sociale, scelte di vita che ti costringono a circondarti anche di persone che detesti. Personalmente non tollero le persone false e sono molto abile a individuarle, quindi le escludo subito dalla mia vita. Ma ammetto che è una sensazione che ho provato in prima persona in qualche occasione, e non è affatto male.

A chi consiglia la lettura del suo romanzo?

A tutti quelli che cercano una lettura divertente e spensierata, ma non vuota, e nella quale rispecchiarsi. Perché il senso di fallimento che prova Sveva lo affrontiamo tutti almeno una volta nella vita, indipendentemente dal conto in banca.

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