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L’assenza delle politiche ambientali favorisce il degrado della città

Puglia

Legambiente è favorevole all’impianto della plastica nella piana di Macchia, trovandosi così allineata  sulle posizioni della giunta comunale di Monte Sant’Angelo.

Nel 2019, solo 12 comuni della provincia di Foggia hanno superato la percentuale del 65% della raccolta differenziata: tra questi, non risultava esserci Monte Sant’Angelo. L’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, con dati aggiornati al marzo 2019, certifica che la raccolta differenziata, nella città di Monte Sant’Angelo Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è pari al 46,27%, ben lontana dall’obiettivo prefissato.

La raccolta differenziata fu imposta nell’allora Cee dalla direttiva 75/442 del 1975. Sono trascorsi ben 46 anni, e Monte Sant’Angelo non raggiunge neanche la soglia del 50% nella gestione differenziata dei rifiuti.

Forse per questo le amministrazioni municipali succedutisi alla guida della città, insieme a qualche associazione ambientalista presente sul territorio (neanche tanto presente), non hanno mai sbandierato alcun successo nel campo ambientale. La piantumazione di 896 alberi in quattro anni, come si legge nel sito istituzionale di Monte Sant’Angelo, non è assolutamente in grado di colmare le inesistenti politiche ambientali. C’è bisogno di interventi più robusti, quale ad esempio la bonifica della zona ex Enichem di Macchia, tuttora inquinata e teatro, in passato, di gravi incidenti ambientali.

Piuttosto che l’insediamento di un mega-impianto del trattamento della plastica a Macchia, co-finanziato generosamente con denaro pubblico, sarebbero opportuni seri e decisi provvedimenti per far crescere la raccolta differenziata, portandola verso percentuali degne delle Regioni italiane virtuose.

L’intera Capitanata, e quindi anche la piana di Macchia, sono caratterizzate da una forte vocazione agro-alimentare. La  messa in vendita di 1600 ettari di terreno, di proprietà di Ismea in vendita in Puglia e disponibili per i giovani agricoltori, dovrebbe sortire effetti positivi per il rilancio dell’occupazione giovanile, ma, a quanto pare, non saranno riscontrate le sperate ricadute occupazionali. Oltre alla mancata bonifica, la realizzazione dell’impianto per la plastica certamente compromette l’appetibilità dell’offerta contenuta nel quarto bando della Banca delle Terre Agricole, aperto dal 9 giugno fino al 7 settembre corrente. Tale  Banca, istituita con la Legge 28 luglio 2016, n.154, art.16 e amministrata dall’Ismea, ingloba sia i terreni di proprietà dell’Istituto, sia quelli appartenenti a Regioni e Province Autonome o di altri soggetti pubblici interessati a dismetterli.

Questa è una occasione da cogliere: la via maestra da percorrere. Il modello di sviluppo agro-agroalimentare può essere un settore capace di offrire opportunità di occupazione e di crescita professionale.

Una risposta giusta al modello industriale ottocentesco e altamente inquinante, con deboli ricadute occupazionali, accettata dall’amministrazione comunale di Monte Sant’Angelo.

Matteo Impagnatiello

 


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