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Le grandi occasione per far conoscere la tua musica : Sanremo Discovery e Television Song Contest 2022

Eventi, Musica & Spettacolo

A cura di Daniela Piesco

Intervista a Anna Nani

Non è mai troppo tardi per essere apprezzati. Dopo il successo dell’anno scorso ritornano le vetrine promozionali discografiche e televisive per emergenti, ideate dal chitarrista Mario Greco, che hanno come scopo quello di sostenere la cultura musicale dei giovani impossibilitati ad emergere per mancanza di spazi e strutture.

Il Corriere Nazionale(www.corrierenazionale.net) è lieto di inaugurare un ciclo di interviste a tutti gli emergenti che saranno presenti agli Eventi E.D.M. ‘Sanremo Discovery ‘ e ‘Television Song Contest 2022 sotto la direzione artistica di Mario Greco al fine di dare spazio e voce ai giovani talenti italiani che hanno il coraggio di mettersi in gioco .

L’intervista

Partiamo dalla scintilla: quando nasce la tua passione per la musica?

Partendo dal fatto che mia ninna nanna era “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André e in casa avevamo un pianoforte vecchio e scordato che fin dai primi passi ha attirato la mia attenzione, viene facile dire che forse ho iniziato prima a “suonare” che a parlare. Nella prima infanzia è poi iniziato lo studio, avrò avuto 6 anni quando i miei mi hanno portato a scuola di pianoforte e la passione non è mai scemata.

Se dovessi descrivere te stessa cosa diresti?

Sono un tipo poliedrico dalle mille sfaccettature. Per me musica e parola devono andare di pari passo, perché le parole usate in una certa maniera danno vita già da sole a qualcosa che per il mio orecchio ha qualcosa di melodioso.

Quando hai cominciato a percepirti come Artista?

Nonostante io sia profondamente introversa e pure un po’ timida, la mia dimensione ideale è proprio il palcoscenico: mi piace la sensazione di ansia che si trasforma in divertimento non appena metto piede sulle tavole di legno e si accendono le luci. L’applauso finale è il suggello di quel legame che si è creato con chi mi ascolta e quando alla fine mi si avvicinano per dirmi che la mia musica gli è piaciuta è l’appagamento totale di una vita fatta di ansia e rimuginìo.

Qual è il tuo sogno o aspirazione, cosa vuoi veramente?

Mi piacerebbe riuscire a vivere realmente di musica, ossia pagarci le bollette e l’affitto. Se poi dovessi sognare più in grande, beh, potrei morire felice se Mina interpretasse una mia canzone. Sì, sarei davvero tanto felice e sarebbe il culmine di ogni mia aspettativa, oltre che di vita, di carriera. Le ho anche dedicato una canzone “Cantami, o Mina” giocando sul proemio dell’Iliade “Cantami, o Diva”.

Come nasce una tua opera? Cos’è per te l’ispirazione? Qual è il messaggio implicito nelle tue canzoni, cosa vuoi trasmettere?

Io sono un tipo che osserva molto, mi piace ascoltare e assimilare quello che mi circonda. Può capitare che mi colpisca una parola o una frase e da lì scatti qualcosa, allora prendo appunti e poi ci lavoro, smusso, ricerco. Facendo poi ampio uso di ironia e del genere nonsense, mi avvalgo della facoltà di poter dire cose serissime col tono della presa in giro come in “Sakè” dove un alieno sbarca in uno Stato non ben identificato in periodo elettorale e decide di candidarsi a sua volta.

Qual è secondo te una band emergente che faremmo bene ad ascoltare?

Io ascolto di tutto, dalla classica al rock, passando per il jazz arrivando fino alla trap. Mi piace molto Franco126, Gazzelle o Ernia, ma non so se i possano letteralmente definire “emergenti” dato che hanno già un buon numero di estimatori.

Come descriveresti la piazza musicale italiana?

Un po’ troppo affollata. Come ho scritto in “Basta un colpo”: “Se sai cantare perché non scrivi una canzone, ti piace cucinare buttati nella ristorazione, tutti fanno tutto e nessuno sa più niente”. Su Instragram si sentono tutti grandi fotografi, su YouTube grandi musicisti, su Facebook grandi esperti di tutto e il più delle volte non ha la meglio chi è più bravo, ma chi ha il colpo di fortuna con la C maiuscola più grande.

Qual è il tuo Cavallo di battaglia o meglio che genere di musica fai?

Io scrivo quello che sento e sento profondamente quello che scrivo. Il mio è un tipo di cantautorato che vira verso il teatro canzone, perché attorno al mio album Sakè ho costruito tutto uno spettacolo teatrale che pre-pandemia avevo cominciato a portare in giro e che ora giace là, in attesa di tempi migliori.

Qual è Il libro più bello che hai letto o quello che ti ha cambiato la vita o almeno modo di pensare?

Più bello non so, perché ce ne sono veramente tanti di infinitamente belli. “Il Piccolo Principe” di Saint-Exupéry è una favola più per adulti che per bambini, “Ninna Nanna” di Palahniuk (come tutta la sua produzione) ha un suo cinico perché. “Il Principe” di Macchiavelli e “L’arte della guerra” del generale Sun Tzu sono da rileggere ogni tanto perché offrono spunti sulla realtà. “Le affinità elettive” di Goethe custodiscono il mio malcelato romanticismo.

Chi ti ha ispirato nella tua carriera? Quali sono i riferimenti artistici e culturali che ti hanno maggiormente influenzato nel corso del tempo?

Tra tutti sicuramente Rino Gaetano e poi tutti i cantautori: Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Luigi Tengo, Sergio Endrigo. Lo stesso Giorgio Gaber e poi Max Gazzè, Cristiano Cristicchi, Vinicio Capossela.

Come pensi che un giovane artista possa oggi “districarsi” all’interno del panorama musicale contemporaneo? Cosa pensi dei talent?

Come ripeto quando presento “Basta un colpo”: “dicono che il successo sia fatto per un dieci per cento di preparazione, studio, talento, professionalità e competenza. Il restante 90 per cento rimane un imperterrito colpo di culo”. Pensateci e ditemi che non è così.

Progetti in cantiere?

Sopravvivere alla pandemia innanzitutto, non soltanto da un punto di vista di salute fisica, ma anche psichica perché sono tempi duri: la gente è sempre più arrabbiata, nervosa, oserei dire esasperata dall’incertezza che ci ha travolti da un paio d’anni. Una volta sopravvissuta vorrei pubblicare il mio secondo album, i tempi sono quasi maturi, le idee ci sono bisogna trasformarle in realtà. Vedremo se il 2022 sarà l’anno buono.

Daniela Piesco


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