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Le minacce e l’intimidazione: arma politica dei repubblicani

Mondo

Io ero uno di quelli che le avevano mandato lettere di minaccia… e sono qui per chiederle scusa”. Queste le parole di un ex marine a Barbara Lee, parlamentare democratica della California, durante un evento nella campagna politica del 2020 di Kamala Harris nella Carolina del Sud. Le lettere minacciose in questione arrivarono alla Lee nel 2001 dopo il suo voto contro la risoluzione per autorizzare la guerra subito dopo l’undici settembre. La Lee capì allora ciò che adesso quasi tutti riconoscono. Dimostrò anche grandissimo coraggio poiché fu l’unica dei 421 parlamentari a votare contro l’inizio della guerra. Le lettere minacciose la accusarono fra l’altro di essere traditrice alla patria, vedendo il suo voto come appoggio morale ai terroristi invece di veduta lungimirante nella lotta al terrorismo.

Le minacce avvenivano in passato ma negli ultimi anni sono divenute molto più comuni con il clima politico sempre più tossico, specialmente dopo l’entrata in scena in politica di Donald Trump nel 2016. Per il suo linguaggio incendiario, l’ex presidente è stato bloccato dai social media dopo gli assalti al Campidoglio il 6 gennaio. Il danno però era già stato fatto poiché la retorica estremista di Trump aveva offerto legittimità ad azioni che con frequenza sfiorano la violenza. Le minacce adesso straripano e raggiungono non solo leader del governo ma anche i dipendenti dei seggi elettorali quando gli esiti non sono tipicamente soddisfacenti a sostenitori del Partito Repubblicano.

Nel caso dei VIP politici esistono meccanismi di protezione poiché hanno diritto a guardie del corpo e le forze dell’ordine conducono indagini in tempi rapidi mantenendo la loro sicurezza. È questo il caso di una donna che aveva fatto parecchie minacce contro la vicepresidente Kamala Harris subito dopo l’elezione del 2020. La donna in questione aveva registrato più di cinque video asserendo che sarebbe stata pagata 53 mila dollari per assassinare la vicepresidente. La donna è stata arrestata e potrebbe essere condannata a cinque anni di carcere.

Anche i leader politici negli assalti al Campidoglio sono stati protetti dalle forze dell’ordine ma con grande difficoltà. Come va ricordato, gli assalitori sono arrivati vicinissimi ad aggredire parecchi legislatori, mettendo in serio pericolo Nancy Pelosi, democratica della California e speaker della Camera, e Mike Pence, l’allora vicepresidente, come pure molti altri. Ci sono stati sei morti nella vicenda e più di 600 individui sono stati accusati ed alcuni arrestati per la loro partecipazione agli assalti. Gli assalitori, credendo la cosiddetta “big lie” (grande menzogna) dell’elezione rubata fomentata da Trump, hanno tentato di usare la violenza per ottenere i loro scopi politici, trattando di impedire la certificazione di Joe Biden a presidente.

Il rischio più grosso però lo corrono i funzionari incaricati delle elezioni che spesso vengono intimiditi e minacciati quando delle fette dell’elettorato trumpiano non sono soddisfatti dagli esiti alle urne. Va notato ovviamente che negli Stati in cui i repubblicani vincono non si parla mai di frode elettorale. Nei casi in cui Trump e i suoi sostenitori perdono invece le grida di frode arrivano alle stelle.

In Georgia, dopo l’annuncio che Biden aveva vinto lo Stato nel novembre scorso, le minacce al segretario di Stato Brad Raffensperger ed altri funzionari delle elezioni divennero molto pericolose. Il clima di tensione costrinse Gabriel Sterling, alto funzionario in Georgia, a fare appello pubblico a Trump di fermare questi suoi sostenitori dalle intimidazioni e minacce di violenza verso i dipendenti incaricati delle elezioni senza però ottenere nessuna assistenza.

Trump ha continuato ad incoraggiare i suoi sostenitori a mettere pressioni per riconteggi in alcuni Stati come l’Arizona, la Pennsylvania, il Wisconsin ecc., non mollando la “big lie” della frode che gli avrebbe rubato il secondo mandato. L’ex presidente, pensando al futuro, è andato oltre continuando ad offrire il suo endorsement in elezioni Statali e locali ad individui che abbracciano questo concetto di frode elettorale. In Nevada, per esempio, il candidato principale per la nomination al Senato, Adam Laxalt, ha ricevuto l’endorsement di Trump perché sta conducendo una campagna basata sulla frode elettorale del 2020, combaciando la linea dell’ex presidente. In Pennsylvania, Trump ha dato il suo endorsement a Sean Parnell, candidato al Senato, il quale sta facendo una campagna elettorale simile a quella di Laxalt. Parnell si è dichiarato favorevole a un’indagine forense dell’elezione del 2020. Un altro candidato che ha ricevuto l’endorsement da Trump è il parlamentare della Georgia Jody Hice il quale sta correndo per segretario di stato nel Peach State. Il suo avversario sarà Raffensperger il quale è acerrimo nemico di Trump perché l’anno scorso si è rifiutato di ribaltare l’esito elettorale in Georgia che ha visto Biden vincitore.

Questa retorica sulla frode elettorale fomentata da Trump ed altri leader politici repubblicani viene ripresa da sostenitori di destra i quali non vengono affatto scoraggiati dal minacciare i dipendenti incaricati delle elezioni. Un’indagine condotta dalla Reuters ci conferma che dalla conclusione dell’elezione presidenziale dell’anno scorso vi sono stati 102 casi di minacce di morte ed altre violenze a incaricati delle elezioni. Anche le famiglie di questi individui sono state bersagliate da linguaggio violento che include non solo intimidazione ma anche minacce di morte. Vi sono stati solo 4 arresti, secondo Reuters, ma il clima negli uffici di elezioni sta divenendo talmente teso che pochi individui sono disposti a fare quel tipo di lavoro specialmente in Stati competitivi dove i repubblicani non hanno la certezza di vincere.

Le forze dell’ordine fanno poco anche se il Dipartimento di Giustizia e la Fbi hanno promesso misure per proteggere l’incolumità dei dipendenti elettorali. Il problema ha attirato anche l’interesse bipartisan di avvocati. Bob Bauer e Benjamin L. Ginsberg, notissimi legali, i quali hanno lavorato nei vertici di amministrazioni presidenziali democratiche e repubblicane, hanno creato un sito che offre i loro servizi legali a dipendenti attaccati per il semplice fatto di fare il loro dovere. I due credono nell’importanza di proteggere il sistema elettorale, il personale incaricato, e le loro famiglie, ritenendo i loro servizi essenziali alla democrazia. Hanno creato una rete di avvocati che forniranno gratis i loro servizi legali a dipendenti che ne avranno bisogno per difendersi da potenziali attacchi. Il piano potrebbe avere effetti positivi ma ciò che manca è un cambiamento di clima politico in cui i risultati elettorali vengono rispettati. Ciò non sembra apparire all’orizzonte. Proprio di questi giorni un ex funzionario della campagna elettorale di Trump organizzerà un raduno a Washington con il proposito di richiedere la libertà degli individui arrestati per la loro partecipazione negli assalti del 6 gennaio. In effetti, questi rivoltosi, rei di un reato di insurrezione, sarebbero celebrati come eroi. Pelosi ed altri leader sono ovviamente preoccupati e stanno prendendo misure appropriate di sicurezza incluso l’intervento della Guardia Nazionale per la capitale sperando di evitare vicende simili a quelle del 6 gennaio scorso.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.


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