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L’Editoria italiana ai tempi della Pandemia: meglio del previsto, malgrado tutto

Arte, Cultura & Società

Nonostante le difficoltà del comparto, le vendite di libri, soprattutto e-book  e audiolibri, sono cresciute

di Adriana Ostuni

Alla vigilia delle riaperture e delle ripartenze delle attività commerciali  decretate dal Governo Draghi, è utile fare il punto della situazione ad oggi sull’editoria italiana che, contro le previsioni più negative, sembrerebbe al contrario aver attraversato al meglio il difficile momento legato all’emergenza Covid-19, come dimostrano i dati statistici presentati nel rapporto sull’andamento del settore nel 2020, realizzato dall’Associazione Italiana Editori (AIE) in collaborazione con la società di servizi statistici Nielsen.

Consultando i dati del suddetto rapporto si evince in primo luogo che il 2020 è stato  un anno particolarmente segnato dall’epidemia da coronavirus, soprattutto per quanto riguarda il periodo del primo lockdown che ha portato alla chiusura delle librerie fisiche in tutta Italia e al conseguente improvviso crollo delle vendite e al blocco delle pubblicazioni di nuovi libri.

Ma tutto ciò ha dato un consistente impulso al mercato digitale, favorendo, come mai  in precedenza, tale modalità di acquisto. C’è da aggiungere che l’iniziale perdita di fatturato da parte delle librerie fisiche registrata durante la  prima fase della pandemia (periodo che va dal 12 marzo al 3 maggio 2020)  è stata egregiamente contenuta e poi recuperata negli ultimi mesi del 2020, con un’insperata impennata nelle vendite a partire da settembre, che ha contribuito alla tenuta del settore. In particolare, secondo i dati del rapporto, l’editoria di varia, vale a dire, quella concernente i libri di narrativa e di saggistica, i libri per i bambini e per i ragazzi venduti nelle librerie fisiche e online, gli e-book e gli audiolibri,  è  aumentata del 2,4 per cento rispetto al 2019: un risultato importante se si considera la diminuzione di vendite avvenuta nella prima parte dell’anno, in particolare durante la chiusura delle librerie.

È comunque indiscutibile che se il mercato nel complesso ha retto, nonostante il dato negativo dovuto alle cancellazioni di eventi, di presentazioni di libri, di sospensione di saloni, festival e fiere letterarie e l’annullamento di contratti con clienti o fornitori, ciò è dovuto prevalentemente al successo del digitale che ha comportato  un’improvvisa crescita degli acquisti di libri online:  dal 27 per cento nel 2019 al 48 per cento a  fine aprile: un trend che non è stato peraltro frenato dalla riapertura delle librerie, facendo assestare la percentuale al 44 per cento nel mese di luglio.

Oltre al canale digitale, hanno avuto successo anche gli e-book e gli audiolibri. Nel 2020 le vendite di libri cartacei sono aumentate dello 0,3 per cento a prezzo di copertina. La crescita complessiva, pari al 2,4 per cento, è stata quindi stimolata dalle vendite di e-book, aumentate del 27 per cento rispetto al 2019 e di audiolibri, che sono cresciuti del 94 per cento.

Le librerie sono probabilmente l’anello debole della catena, quello più colpito del settore per via della protratta chiusura e del dirottamento degli acquisti sul mercato online. Hanno sostenuto meglio il periodo di crisi  le librerie di quartiere e dei centri abitativi di provincia, mentre registrano maggiori difficoltà le librerie di catena, quelle ubicate nei centri turistici delle città d’arte, all’interno di centri commerciali, di stazioni ferroviarie e aeroporti: quelle cioè dei settori più colpiti dalla pandemia, come il turismo.

Per concludere, c’è da aggiungere il dato che, durante la chiusura, molte librerie si sono organizzate per fare consegne di libri a domicilio. Inizialmente il servizio si è svolto in maniera approssimativa e poco strutturata, ma con il tempo molte librerie  lo hanno organizzato in maniera più funzionale, con l’idea di mantenerlo.

Nel complesso il settore ha retto positivamente il periodo di crisi, un dato che fa riflettere sul ruolo della cultura e dell’informazione, che conferma la sua importanza soprattutto nei momenti più delicati. Perché, nonostante un indubbio ottimismo, c’è ancora molta incertezza su cosa potrebbe succedere: molto dipenderà dall’andamento dell’epidemia e dalle eventuali limitazioni che saranno applicate, dalla ripresa del turismo e dei viaggi, dall’affievolirsi del lavoro da casa e dalla riapertura delle scuole. Il che ribadisce la necessità di trovare sempre soluzioni efficaci per preservare un comparto essenziale non solo per la nostra economia ma anche e soprattutto per la nostra stessa qualità della vita. Un comparto che va sempre tutelato, riconosciuto nel suo valore e sostenuto, favorendone in ogni modo la diffusione,  per porre il Paese nelle condizioni di cogliere le opportunità e affrontare al meglio le sfide che verranno, quando la buriana sarà superata, se davvero si intende proiettarlo nel modo più proficuo verso il futuro.

 


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