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L’evoluzione della Sfinge nell’arte a cura del Critico d’arte Melinda Miceli 

Arte, Cultura & Società

Centauri, arpie, sfingi, ippogrifi, fauni, satiri, sirene, sono ibridi zoo-antropomorfi citate nell’immaginario del mostro o prodigium, rivelazione di esseri sbalorditivi, metà uomo e metà animale, in grado di suscitare orrore ma anche stupore.  

L’associazione di molte di queste figure all’Araldica, cui sono legate atavicamente, si deve anche all’esoterismo e al simbolismo che esse recano. In araldica la sfinge è una figura chimerica con busto e volto di donna, corpo di cane, zampe di leone e coda di drago. In rappresentazioni egiziane, compare anche come un leone accosciato, con busto d’uomo, raramente avente con testa di ariete e perfino di sparviero. Simboleggia la segretezza, perché era posta nei templi egizi per rammentare che i sacri misteri non dovevano essere svelati al popolo ma solo agli iniziati. Ancora la perspicacia dell’ingegno, in quanto era convinzione che alla sfinge, o a coloro da essa ritratti, non sarebbe stato occultato nulla.

preistoria all’arte egiziana e mesopotamica, dalla mitologia greca ai bestiari medievali, dal simbolismo ottocentesco, la sfinge rappresenta quell’ibrido che assimila le fantasie, i desideri e le paure dell’uomo, mettendolo in rapporto con l’alterità di qualcosa di oscuro e minaccioso che racchiude seducenti possibilità. Le origini della figura della Sfinge vengono in genere collocate in Mesopotamia, circa 3000 anni prima di Cristo, dove erano scolpire demoni alati con la testa umana e il corpo di leone, tipologia ritrovata nel palazzo imperiale di Susa, risalente al 600 a.C.

Il celebre ibrido, famoso grazie alla scultura egiziana di Giza, oscilla tra il mostro e il divino, ricordando all’uomo la sua duplice natura di animale ed angelo, ed è quel simbolo che declina il difficile rapporto dell’uomo con l’animale, inteso come metà perduta di sé, parte indelebile della sua origine. Infatti le rappresentazioni zoomorfe riguardano sia gli dei che i demoni, incarnano figure positive e negative, per natura eterogenea e contaminata.

La sfinge, metà leone e metà uomo, effigiata per secoli e culture più di qualsiasi altro essere fantastico incarna l’enigma degli enigmi.  Il nome Sfinge deriva dal greco Sphynx che significa strangolatrice, derivante a sua volta dall’egizio shespankh con il significato di “statua vivente”. Nella mitologia mesopotamica, egizia e greca, la sfinge è un essere ibrido, con corpo di leone e testa umana, e talvolta ali di rapace e un serpente al posto della coda.

Presumibilmente ritratto del faraone Chefren, la grande scultura monolitica, composta da roccia calcarea, “androsfinge”, immagine del sovrano egizio, è un leone accovacciato, ed avendo testa d’uomo, essa rappresentava l’autorità del re. Custodiva le piramidi, i sepolcri e i templi, ed assume un simbolismo regale, manifestandosi come il magico riflesso della duplice natura del sovrano sospesa tra l’umano e il divino. Tuttavia esistevano sfingi femminili, personificazioni di regine di particolare rilevanza politica.

La principale funzione del sovrano era proteggere il proprio regno pertanto egli trovava la sua raffigurazione nella sfinge; egli respinge il male, non con la violenza, ma concentrando su di sé le forze benefiche. Il sovrano e la sfinge sono incarnazioni dell’armonia cosmica, custodi che sorvegliano il confine con il caos. La sfinge di el-Giza, la più antica, monumentale ipogeo funerario risalente al VI secolo a.C., le cui eccezionali dimensioni del lungo dromos(m 28), tramite il quale si accedeva al vestibolo ed alle camere funerarie, testimoniano l’importanza della famiglia che qui seppelliva i suoi membri, fu costruita per sorvegliare le tombe dei faraoni.

La grande statua monolitica probabilmente fu ricavata da un affioramento di roccia durante la costruzione delle piramidi di Giza, attorno al 2500 a.C., al tempo del faraone Chefren. Resta il dubbio su come siano stati tagliati e trasportati blocchi così grandi, considerato che, a quel tempo, gli egizi non conoscevano nessuna tecnologia. “Agli albori di quella che noi consideriamo la civiltà dell’antico Egitto, circa 5.000- 4.500 anni fa, sono state realizzate le opere migliori, in totale assenza di un precedente processo evolutivo” spiega Graham Hancock, autore del libro Custode della Genesi. Bassam El Shammaa, celebre egittologo era convinto che accanto alla statua, dovesse esisterne, un tempo, una seconda, la gemella. Due fatti avvaloravano la sua tesi.

La prima è contenuta nella cosiddetta “Stele del Sogno”, il cartiglio che si trova tra le zampe della Sfinge. Oltre il contenuto scritto in geroglifici, in alto sono effigiate chiaramente due Sfingi che si danno le spalle e sarebbero  quelle che, secondo la tradizione egizia, vegliavano all’ingresso e poi all’uscita dal mondo sotterraneo del Sole, dando vita al Giorno.

Essa racchiude in sè anche un mistero finora irrisolto; sotto il monumento ci sarebbe una stanza nascosta, forse una cavità di origine naturale conserverebbe tutti i segreti dell’antica cultura egizia e della perduta civiltà di Atlantide. Si tratterebbe della stanza dei registri, un luogo in cui sarebbe stata trascritta su papiri la storia di una parte di umanità.

In un contesto strettamente funerario la sfinge è simbolo connesso alla morte, al passaggio ad un mondo dell’al di là. Per lo sguardo rivolto verso est, dove nasce il sole, gli occhi dritti davanti a sé, ma persi nel vuoto, fissi verso qualcosa che non appartiene a questo mondo, gli Egizi ritenevano fosse l’espressione dell’immobile serenità rivolta all’armonia dell’universo. Legata alla civiltà egizia, la sfinge è: “Guardiana delle soglie proibite e delle mummie reali. Ascolta il canto dei pianeti, veglia sul limitare dell’eternità, su tutto ciò che è stato e che sarà. Vede scorrere in lontananza i Nili celesti e navigare le barche del sole.” Da “Il libro dei morti”.

Le riproduzioni coroplastiche di queste figure poste all’ingresso delle tombe avevano il compito di tenere lontano l’influsso degli spiriti maligni, vegliando sulla pace degli estinti. Gli esempi e le varianti dei suoi aspetti e forme in ambito cimiteriale sono incalcolabili; si scopre la sfinge sola o in coppia, associata ad altri elementi di derivazione egizia come la piramide, i telamoni, il sole alato, etc. inoltre questa creatura mezza umana è un elemento esoterico molto frequente nella simbologia massonica, caratterizzata da un grande sincretismo, nel quale un posto importante è riservato alla cultura figurativa egizia.

La successiva tradizione ellenica le attribuirà senso di angoscia ed anche la posizione dell’ibrido è diversa: la sfinge egizia è distesa sulla pancia, spesso con le zampe anteriori in posizione di offerta, mentre quella greca sta seduta sulle zampe posteriori, col busto eretto e le mammelle sporgenti. Nelle righe di Pseudo-Apollodoro si descrive la Sfinge come un leone con volto di donna ed ali da uccello.

Inviata da Era ed accovacciata sul Monte Ficio di Tebe, questa creatura propose il seguente e noto enigma: “Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?”. Chiedeva a chi passava chi fosse colui che era capace di camminare sia con quattro piedi che con due piedi e tre piedi. Chi sbagliava la risposta veniva divorato. Solo Edipo riuscì ad indovinare il suo enigma e la sfinge si uccise gettandosi dall’Acropoli e i Tebani grati ed esultanti acclamarono re Edipo.

La Sphynge greca, femminilizzata, diviene simbolo della vanità tirannica e distruttiva; nella tradizione mitologica della Grecia antica, la sfinge figlia di Echidna, entità ibrida mezza fanciulla e mezza serpente, è madre di esseri mostruosi quali la Chimera, Scilla, la Gorgone, Cerbero, il Cane Ortro ecc. Frutto dell’accoppiamento incestuoso tra Echidna ed Ortro, la sfinge verrà conosciuta, grazie a Freud, come simbolo dell’inconscia pulsione incestuosa dell’uomo. Atresì attraverso la curiosità di Edipo richiama l’istinto epistemofilico presente e attivo in ciascuno fin dall’infanzia.

Famosa grazie al mito di Edipo, ancora oggi uno dei cardini del pensiero psicoanalitico, la sfinge è la portatrice dell’enigma che causa la morte di chi non lo risolve, simbolo della dissolutezza e del dominio perverso: essa fu mandata da Era contro la città di Tebe per punire il re Laio, colpevole d’omosessualità.

Essa può essere sconfitta solo dall’intelletto, dalla sagacia, contrapposti  all’ottusità dell’idiozia. La curiosità a conoscere a tutti i costi, presente in Edipo, è però osteggiata – così come accade in innumerevoli altri miti – dalla Sfinge che incarna l’atteggiamento del dio ostile all’acquisizione di conoscenza da parte dell’umanità in quanto minerebbe la sua divina supremazia. 


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