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L’inarrestabile marcia di Giorgia

Politica

Pubblicato da:

alle ore: 11:55

Tutto merito della sua grande coerenza o contraddittorietà del resto del mondo politico, la Meloni pare avere la strada spianata verso Palazzo Chigi. Ma, si sa, i giochi di palazzo non sono certi nemmeno ad urne aperte. E sembra saperlo dal volto corrucciato con cui la raffigura Igor Belansky.

La leader di FdI ha assistito impassibile allo spettacolo di cui si sono resi penosamente protagonisti quanti hanno messo in crisi il governo. Hanno portato il Paese a elezioni anticipate, non hanno cambiato la legge elettorale e di fatto le hanno forse consegnato le chiavi di Palazzo Chigi. Nonostante qualche allarme di chi ancora teme il pericolo postfascista, anche il centrodestra pare aver consegnato l’anima al suo partito, accreditato oggi come prima forza politica, ancora in crescita.

Dunque, a denti stretti Salvini e Berlusconi hanno dovuto promettere a Sora Giorgia che sarà lei a indicare il prossimo – vale a dire sé stessa – presidente del Consiglio, se il suo partito otterrà più voti degli altri. Come facilmente accadrà, stanti le cattive acque in cui annaspano Lega e Forza italia, dilaniate dai mal di pancia interni di chi non ha digerito la caduta del governo Draghi, la quale è risultata peraltro poco comprensibile da parte di categorie produttive ed elettorato.

Che Silvio vada alla Presidenza del Senato, che Matteo chissà dove, con queste premesse, la prossima campagna elettorale potrebbe essere la marcia trionfale della Meloni. Sarà bastato il merito, senza dover esercitare troppa strategia, di aver registrato la caduta dell’esecutivo dall’opposizione, lasciando agli alleati, ai Cinque Stelle di Conte e all’orgoglio ferito del Presidente del Consiglio di sperperare il capitale della più ampia maggioranza parlamentare che si fosse mai vista. Ciliegina sulla torta, evitando ogni recriminazione di aver tramato contro un esecutivo amico dell’Europa e dell’Occidente e nemico di Putin. Un governo al limite sostenuto votando a favore degli aiuti militari all’Ucraina.

Una botta di fortuna le è derivata pure dal fatto che la detronizzazione di SuperMario sancisca la fine del campo largo di centrosinistra cui Enrico Letta aveva a lungo lavorato in qualità di segretario del Partito Democratico, trovandosi ora in braghe di tela a fare i conti con il frastagliato fronte avverso alla coalizione di destra, da Calenda a Di Maio, a Renzi, che non se lo vuole filar più nessuno, ai rimasugli più a sinistra fino ai reprobi M5S.

Questa la florida condizione che può spianare la via al centrodestra a trazione FdI, facendo man bassa in quei collegi uninominali che eleggeranno più di un terzo del Parlamento e che, per ironia della sorte, sono stati disegnati da una legge che prende il nome dall’attuale capogruppo alla camera di Italia Viva, ma ex PD, Ettore Rosato. E rosighi il partito di Letta di non essere riuscito a cambiarla! Sarà l’ennesima catabasi della sinistra?

Dovendo dirla tutta, Giorgia Meloni ha davvero dovuto fare ben poco, a parte decidere di stare tatticamente all’opposizione. La plastica raffigurazione dell’attendismo? Tutto quel che dovrà fare al suo probabile imminente turno in giostra, lo diciamo ancora meglio, sarà prima di tutto di non farsi divorare dallo schiacciasassi della politica italiana, che senza distinzioni di genere potrebbe non risparmiarla in quanto donna. E nessuno sarà tanto cavaliere da correrle in soccorso.

Insomma, auguri Giorgia. E occhi aperti, perché, intorno, è notte fonda. Un de profundis tutto italiano.

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