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L’offensiva di Israele contro Gaza: 50 bombardamenti in 40 minuti

Mondo

Nella notte massiccia operazione militare aerea e terrestre: colpiti 150 obiettivi nell’enclave palestinese. L’esercito smentisce un’invasione. Netanyahu: Hamas pagherà un “prezzo molto pesante”. Domenica la riunione del Consiglio di sicurezza Onu 

© AFP – Razzi lanciati da Beit Lahia, nella Striscia di Gaza, verso Israele 

AGI – La guerra tra Israele e Hamas è entrata in una nuova fase con l’offensiva lanciata nella notte dalle forze aeree e terrestri dello Stato contro l’enclave palestinese. Non un’invasione, come ha precisato l’esercito dopo “un errore di comunicazione” sull’ingresso di truppe nella Striscia di Gaza, ma intensi bombardamenti dell’artiglieria e dei caccia a cui il movimento islamico ha risposto con il lancio di oltre 50 razzi verso le città costiere di Ashdod e Ashkelon e vicino all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Più di 160 caccia hanno bombardato nella notte 150 obiettivi di Hamas nel Nord di Gaza, ha riferito l’esercito israeliano, aggiungendo che i bombardamenti notturni hanno preso di mira le infrastrutture sotterranee del movimento di resistenza islamica.

L’esercito israeliano ha confermato che le sue truppe non sono entrate nella Striscia, dopo le notizie che indicavano l’inizio di un’offensiva di terra. “C’è stata una mancanza di comunicazione interna”, ha dichiarato il portavoce militare Jonathan Conricus, che si è assunto la responsabilità. 

L’avvertimento di Netanyahu

“Ho detto che avremmo fatto pagare un prezzo molto alto ad Hamas, lo facciamo e continueremo a farlo con grande intensità”, ha assicurato il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, “l’ultima parola non è stata detta e questa operazione proseguirà per tutto il tempo necessario”. Ad aggravare il quadro c’è stato anche il lancio dal Libano di razzi diretti verso Israele ma finiti in mare. 

La riunione all’Onu

La diplomazia, intanto, stenta a far sentire la sua voce. Per domenica pomeriggio è stata convocata una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu in videoconferenza che si sarebbe dovuta tenere venerdì, come richiesto da Tunisia, Norvegia e Cina. Erano stati gli Stati Uniti a opporsi a questa data chiedendo uno slittamento alla prossima settimana “per dare tempo alla diplomazia”.

L’imbarazzo Usa 

Washington appare in una posizione di imbarazzo, stretta fra l’appoggio all’alleato israeliano e la necessità di mantenere una posizione equilibrata per evitare l’isolamento. Il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha espresso “profonda preoccupazione per la violenza nelle strade di Israele”. “Riteniamo che israeliani e palestinesi abbiano diritto in eguale misura a libertà, sicurezza, dignità e prosperità”, ha aggiunto il capo della diplomazia Usa.
Il presidente Joe Biden ha avuto una conversazione con Netanyahu e ha fatto sapere che intende sentire i leader della regione. Dopo aver ribadito 
“”l’incrollabile sostegno” per il “diritto di Israele all’autodifesa”, Biden ha espresso la speranza che questa escalation “possa fermarsi quanto prima”. 

 I combattimenti

Sul terreno, però, i combattimenti dopo cinque giorni sembrano intensificarsi con il numero di morti palestinesi che ha superato i 100 (tra cui 27 minorenni) con 580 feriti. Un’intera famiglia, compresi quattro bambini e la madre incinta, è rimasta uccisa in un bombardamento israeliano nella zona di Sheikh Zayed, nel nord di Gaza, che ha provocato almeno 11 morti e 50 feriti, secondo quanto ricostruito dall’agenzia palestinese Wafa.
Sette finora le vittime israeliane degli oltre 1.600  razzi lanciati da Gaza a cui si sono ultimamente aggiunti i droni esplosivi di tecnologia iraniana e i nuovi razzi Ayash250 che avrebbero una gittata di 250 chilometri.

Le truppe israeliane al confine

Israele ha ammassato 3-4 mila uomini al confine con la Striscia e ha richiamato altri riservisti. I bombardamenti hanno preso di mira la catena di comando e di intelligence di Hamas e della Jihad e i lanciatori dei micidiali razzi anti tank.

C’è poi un fronte potenzialmente ancora più pericoloso, quello delle cacce all’uomo e dei tentativi di linciaggio tra israeliani e arabi. Finora ci sono stati 374 arresti per gli scontri e i disordini, spesso fomentati da militanti di estrema destra e militanti palestinesi. Le violenze proseguono in molte città con forte presenza araba come Lod, Acre e Haifa.

A Musmus, vicino Haifa, la polizia ha arrestato 12 residenti per sassaiole e danneggiamenti. Due persone armate di coltello sono state arrestate a Tel Aviv e altri 13 arresti sono stati eseguiti a Beersheba. A Bat Yam, vicono a Tel Aviv, è stato diffuso il video dell’aggressione di estremiesti israeliani a un arabo che rimane per terra privo di sensi. Le sue condizioni sono gravi ma stabili, ha riferito l’ospedale Ichilov di Tel Aviv.
A Lod è stato dichiarato lo stato d’emergenza dopo gli attacchi a una sinagoga e a proprietà di ebrei e l’uccisione di un arabo

Il ‘warning’ degli Usa ai propri cittadini

Gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a riconsiderare eventuali viaggi verso Israele e i Territori palestinesi alla luce dell’escalation di violenze e combattimenti nella regione. Il Dipartimento di Stato l’allerta viaggi dal livello due a quello tre, che prevede appunto di “riconsiderare” i viaggi. “Proteste e violenze possono continuare, alcune senza nessun preavviso”, si legge nel ‘warning’. 


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