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Lollove, il borgo medioevale di Nuoro dove il turismo è detox

Attualità & Cronaca

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alle ore: 07:46

Nel paese che ormai ha appena 12 residenti, non c’è ‘rete’: niente segnale per cellulari, tablet e pc

© Carlotta Lucato –

AGI – Lollove è un minuscolo borgo medievale immerso tra il verde e le rocce dell’entroterra della Sardegna, con un nome curioso e facilmente memorizzabile, capace di far tornare tornare indietro nel tempo, tra le lavandaie alla fontana e il cibo cucinato al fuoco del camino.

Ci vive una dozzina di persone. Le settanta casette in pietra a quindici minuti d’auto da Nuoro, sono state inserite nei giorni scorsi tra i Borghi più belli d’Italia.

Il villaggio è stato ‘spolpato’, negli ultimi decenni, dalla fuga in città dei suoi abitanti, ma ora potrebbe rinascere come meta di viaggio ideale per chi ricerca un’esperienza non convenzionale, ispirata allo slow tourism, anche grazie a un’associazione che vorrebbe rilanciare il borgo come destinazione ‘detox’: a Lollove non c’è ‘rete’, niente segnale per cellulari, tablet e pc.

Il ‘turismo lento’ e predilige mete defilate, ma ricche di storia, tradizione, cultura enogastronomica. Tutte caratteristiche che l’antico insediamento rurale di Lollove possiede, e che hanno portato l’amministrazione comunale di Nuoro, di cui il piccolo centro è frazione, a chiedere e ottenere che venisse inserito nell’élite dei Borghi più belli d’Italia dall’omonima associazione, che punta a valorizzare il potenziale dei piccoli centri italiani esclusi dagli itinerari turistici più battuti.

Obiettivo nuovi residenti

Lollove comparirà nella Guida 2022 dei Borghi più belli d’Italia e sul sito web dell’associazione e potrà partecipare alle iniziative create ad hoc per i borghi iscritti.

Prossimo passo del comune di Nuoro, anticipa all’AGI l’assessora al Paesaggio, Valeria Romagna, sarà la partecipazione a un bando per la rigenerazione urbana dei borghi pubblicato dalla Regione Sardegna. L’obiettivo è ambizioso: dotare Lollove di servizi e infrastrutture che attraggano, oltre che nuovi turisti, anche nuovi residenti. La maggior parte di questi (erano oltre cinquecento settant’anni fa, ora sono dodici) abbandonarono il borgo negli anni ’50, quando le comodità domestiche erano arrivate un po’ ovunque, ma non a Lollove. Le iniziative odierne del comune di Nuoro per il rilancio e il ripopolamento si aggiungono a un impegno costante, partito dal basso alcuni anni fa, che ha portato nel piccolo centro turisti, volontari e giornalisti.

Quando lo spopolamento aumenta l’appeal turistico

Stili di vita antichi, natura incontaminata, nessuna connessione: caratteristiche che possono risuonare come musica alle orecchie degli slow tourist. Parola di Simone Ciferni, presidente di Uniamoci Lollove, associazione nata per imporre il borgo come destinazione turistica ecosostenibile e detox:  “Collaboriamo per trasformare caratteristiche come lo spopolamento e l’assenza di segnale in elementi attrattivi per turisti alla ricerca di autenticità”, spiega all’AGI Ciferno, laurea in economia, esperienze a Londra e negli Stati Uniti, e la decisione di passare il primo lockdown in quella che fu la casa dei nonni a Lollove. Da lì la partenza di un progetto familiare di offerta turistica e poi, un anno fa, la nascita dell’associazione. “Con Uniamoci Lollove offriamo, a chi viene a trovarci, laboratori del pane e della pasta, passeggiate in mezzo alla natura, la coltivazione dell’orto, tutto rigorosamente senza l’accesso alla rete, che a Lollove non arriva”.
E il fatto di essere solo in dodici a vivere nel borgo fa sì che chi viene in visita conosca in poche ore tutta la comunità.

“La parola d’ordine della nostra associazione è ‘inclusività’. Qui i turisti devono sentirsi a casa: per questo lavoriamo sempre con piccoli numeri in modo da rispettare il carico massimo sostenibile da una popolazione così ristretta”. Visitatori? Tanti. Stranieri in alta stagione, perlopiù locali nei mesi freddi. E anche la BBC si è interessata all’attività di Uniamoci Lollove, nel 2021, girandovi un documentario.

Come si vive a Lollove

Lo stile di vita suggestivo e lontanissimo dalla frenesia della città si ritrova anche nel racconto di Salvatore Gusai, che in queste casette di pietra, nel 1939, ci è nato, e da cui se n’è andato a vent’anni. “Quand’ero bambino Lollove arrivò a toccare anche i settecentocinquanta abitanti: c’era una scuola elementare con quattro maestre. Tante persone, ma nessun servizio: mancavano la rete idrica, le fognature, la luce. Quando se ne sono andati via tutti, negli anni Cinquanta, il Comune di Nuoro portò tutti gli allacci”, racconta Gusai ridendo.

Una vita fuori dalla Sardegna, poi il ritorno al borgo d’origine due anni fa, in una casa con un grande giardino e gli animali da accudire. Ma non ci sono solo aspetti positivi: ad esempio, bisogna andare a Nuoro per qualsiasi esigenza, anche per gli acquisti alimentari. E la strada d’accesso ha molti tratti in dissesto. Ma allora, perché ha deciso di tornare? “Perché di Lollove sono innamorato: anche se ho visto tanti bei posti, qui è dove sto meglio”.

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