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L’ONU non ha più alcun carisma politico. Restano inascoltati i suoi inviti alla Pace

Politica

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alle ore: 09:37

La guerra in Ucraina conferma oggi giorno di più la totale impotenza delle Nazioni Unite imbrigliata nel potere di veto riconosciuto in sede costitutivo a sole cinque nazioni. tra le quali, guarda caso, la Russia! Dall’inizio della guerra in Ucraina, come era prevedibile, sul campo di battaglia e attorno ai tavoli della geopolitica aleggia un fantasma: l’Onu.

Il più importante organismo sovranazionale, creato dopo la Seconda guerra mondiale, per avere un baricentro attorno al quale consolidare la pace, ridurre sul piano diplomatico ed attraverso la   mediazione   le fibrillazioni ed i contrasti tra tutti i suoi stati membri, prevenire e bloccare le guerre anche locali, ha mostrato ancora una volta tutta la sua impotenza. Tanto che c’è da domandarsi se davvero, in queste condizioni, l’Onu possa ancora servire a qualcosa.

Durante la guerra in Ucraina, scoppiata a seguito dell’aggressione subita da un paese sovrano e membro delle Nazioni Unite, l’Onu non è riuscita a fare nessuna delle cose che pure erano, in teoria, alla sua portata. Un’efficace e unanime (Russia a parte) risoluzione contro la condanna dell’invasione. Un’attività di moral suasion nei confronti di Putin per aprire un vero e proprio tavolo di trattative, senza lasciare questo nelle mani velleitarie, estemporanee ed interessate di singoli paesi come la Turchia, l’Egitto, Israele ed altri.

Dobbiamo ricordare che la guerra è da considerarsi un accadimento decisamente contrario a quelli che sono i desiderata dei cittadini di tutto il mondo che vogliono la pace, la invocano, la ritengono indispensabile per la crescita umana, sociale, economica e culturale dei loro paesi. Non ci sono scappatoie, tantomeno attenuanti, né è possibile alcun tipo di acquiescenza o peggio ancora di condivisione.

Per Albert Einstein: “La guerra è da evitare in ogni caso” L’inutilità dell’Onu, non solo nei casi di gravissimi conflitti come quello in Ucraina, è uno dei più grandi buchi neri della globalizzazione. Abbiamo globalizzato mercati, valute, merci, lavoro, materia prime. Ma non ha fatto un millimetro avanti una governance sovranazionale, senza la quale la globalizzazione sarà sempre zoppa ed esposta a macroscopiche ingiustizie.

Anzi: la forza dell’Onu è diminuita, il suo ruolo è diventato sempre più marginale, e la paralisi, voluta in modo cosciente, è contenuta nel meccanismo di funzionamento del Consiglio di Sicurezza, il cuore della galassia delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza è formato da cinque membri (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito), ovvero i vincitori della Seconda guerra mondiale con l’aggiunta della Cina diventata ormai una potenza dalla quale non si può prescindere per qualsiasi trattativa di peso.

Ai rappresentanti dei cinque paesi permanenti poi si aggiungono i rappresentanti di altre dieci nazioni, a rotazione. Dove sta il trucco del Consiglio di sicurezza? Che cosa ne impedisce il reale funzionamento e ne spreca l’utilità ?. La risposta è abbastanza  semplice: tutti e cinque i paesi permanenti hanno un diritto di veto. Alzano un dito e possono bloccare, da soli, qualsiasi provvedimento.

Con questa architettura e con la relativa distribuzione del potere, l’Onu può fare molto poco rispetto ai conflitti internazionali. Ha le mani legate. E chi dice che le Nazioni Unite rispondono solo agli interessi degli americani (che pure hanno un peso determinante al loro interno) o è in malafede oppure non conosce i meccanismi che presiedono al suo funzionamento. Sul piano storico dal 1945 ad oggi soltanto in sette occasioni il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato risoluzioni che consentissero l’uso della forza per porre fine a conflitti molto sanguinosi.

Guerre però con epicentri locali (Bosnia, Haiti, Kosovo per fare degli esempi) dove non erano in gioco direttamente gli interessi di nessuna delle cinque nazioni che fanno parte stabilmente del Consiglio di sicurezza. Inutile dire che qualsiasi tentativo di riformare il meccanismo che regola il funzionamento dell’Onu rispetto ai conflitti nel mondo è sempre andato a vuoto.

E la Francia, che tanto parla di Europa e di Stati Uniti d’Europa, si è sempre rifiutata (anche solo per lanciare un preciso appello nella direzione di un radicale cambiamento dell’intero organismo che rischia il defuat) di cedere il suo posto fisso nel Consiglio di sicurezza ad un altro rappresentante dell’Unione Europea. Proprio come tutti gli elefanti d’argilla. L’Onu è una macchina mastodontica che, tra sprechi e risorse, ha costi enormi per gli stati che ne fanno parte. Il budget delle Nazioni Unite è attorno ai 70 miliardi di dollari, coperti per il 22 per cento dai finanziamenti degli Stati Uniti.

Quanto all’Italia, versiamo ogni anno all’Onu e alle sue agenzie 747 milioni di dollari, una gran bella somma ma che visti i risultati conseguiti in questi anni ci spinge a chiederci se non siano in gran parte soldi sprecati che potrebbe essere impegnati in altro modo e sempre nell’intento di attivare programmi ed iniziative internazionali finalizzare a promuovere e sostenere la pace; ad aiutare le nazioni povere in particolare quelle africane. Sebbene le Nazioni Unite abbiano occupato un posto più centrale nel sistema di governance globale dopo la Guerra Fredda, non hanno subito una trasformazione parallela alla trasformazione del sistema internazionale. Nel sistema globale incentrato sugli Stati Uniti causato dall’unipolarismo, le Nazioni Unite sono diventate sempre più un “dispositivo” tattico piuttosto che un’istituzione strategica.

Sebbene emergano in primo piano gli interventi umanitari, l’ONU non ha potuto fare nulla, ad esempio, per contrastare le ambizioni geopolitiche della Serbia nei Balcani e le politiche di pulizia etnica in Africa. Il genocidio di 8 mila musulmani della Bosnia ed Erzegovina nella zona dell’ONU controllata dai Paesi Bassi ha mostrato la crisi in cui versa ormai da anni il sistema delle Nazioni Unite. Anche l’intervento della NATO piuttosto che dell’ONU, per prevenire ulteriori atrocità in Kosovo ha ulteriormente dimostrato la negatività del sistema di veto all’ONU. La crisi della governance globale, innescata, a livello mondiale, dalle rotture geopolitiche, politiche, di sicurezza, economiche e sociali vissute dopo la Guerra Fredda, ha reso più evidenti le “disfunzioni” delle Nazioni Unite che oggi si trovano ad affrontare una crisi più profonda che mai nella sua storia.

Questa crisi, che pone una sfida diretta alla filosofia di base dell’ONU, porta con sé un’ampia messa in discussione della legittimità dell’organizzazione che nonostante tutti i cambiamenti geopolitici continua a essere gestita da una struttura di potere chiusa, antidemocratica, burocratica, estemporanea e non più rispondente alle richieste, alle necessità ed alle problematiche che ogni giorno provengono dalle numerose Nazioni di tutto il mondo che della stessa fanno parte. Il sistema internazionale multipolare e multicentrico è plasmato da potenze emergenti che non intendono affidare il proprio destino alle decisioni dei cinque Paesi.

Va preso atto che l’ONU è ormai culturalmente lontana dall’essere multiculturale e ha un carattere occidentale-centrico. Inoltre, il problema della sua ormai conclamata inefficienza rende impossibile che la stessa continui nel suo stato attuale. Ciò che attualmente esiste è un’ONU che non riesce a prende misure tempestive nelle crisi internazionali, che lascia spazio all’approfondimento delle crisi e che lascia la soluzione delle crisi a interessi ristretti. Il modo in cui vengono prese le decisioni e l’incoerenza delle decisioni con la natura delle crisi mostrano che l’ONU si sta gradualmente allontanando dall’essere un’organizzazione trasparente.

Il profondo impatto del sistema globale, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19, mostra che siamo alla vigilia di una trasformazione globale che sta ad indicare non solo il riaggiustamento della distribuzione del potere, ma anche lo spostamento del baricentro da ovest ad est. L’era geopolitica di due secoli, che è stata dominata dal dominio geopolitico dell’Occidente, sta gradualmente favorendo la nascita di una nuova era con l’equilibrio geopolitico spostato ad Oriente.

Riformare l’ONU è diventata una questione ormai urgente, necessaria, importante ed irreversibile; la sua crisi di legittimità rischia di portare all’emergere di norme alternative all’interno dell’attuale ordinamento giuridico internazionale e può portare alla formazione di un mondo giuridico parallelo. Attualmente, le decisioni prese dalle formazioni regionali alternative sull’asse della politica, dell’economia e della sicurezza mostrano che le norme incentrate sulla regione hanno iniziato a sostituire le norme incentrate sull’ONU.

D’altro canto, la creazione di organizzazioni regionali alternative invece dell’ONU come struttura sovranazionale può rendere l’ONU completamente distrutta o inefficace.

Giacomo Marcario

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