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“Ma che belle parole”, un libro su Rispoli e sulla nostalgia della tv garbata

Attualità & Cronaca

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alle ore: 05:43

Mariano Sabatini celebra il conduttore scomparso sei anni fa con un atto d’amore  narrativo: “In tv ha inventato tutto lui”, spiega all’Agi.

di Antonella Piperno

Ma che belle parole” di Mariano Sabatini

AGI – Si fa presto a dire “zia Mara”. Ma prima della Venier c’è stato un altro decisivo zio nella tv italiana, ‘Zio Luciano’ come Rispoli era stato ribattezzato dalla pianista Rita Forte ai tempi del suo ‘Tappeto Volante’ di Tmc. E non è solo questione di appellativi.

Lo storico conduttore scomparso sei anni fa e che in questo luglio avrebbe compiuto 90 anni, in tv ha realizzato un po’ tutto prima degli altri, dai talk show ai dinner talk (il suo ‘Pranzo in tv’ andò in onda nel 1983) passando per i quiz linguistici e per la radio aperta alla partecipazione del pubblico.

Non tutti lo sanno, ma a rifrescare la memoria televisiva ora ci pensa Mariano Sabatini con il suo “Ma che belle parole” (l’estasiato tormentone linguistico con cui Rispoli reagiva alle esternazioni del linguista Gian Luigi Beccaria nel suo storico programma Rai ‘Parola mia’)  che edito da Vallecchi è stato appena presentato a Roma.

Più che un libro su vita, opere e miracoli televisivi di Rispoli nel novantennale della sua nascita, un atto d’amore con eloquente sottotitolo “Il fascino discreto della radio e della tv” firmato da Mariano Sabatini, che prima di diventare il suo autore tv per lunghi anni, era stato un telespettatore adolescente folgorato dal garbo del conduttore agli antipodi della tv urlata e sguaiata.

“Quello per Luciano fu un vero e proprio colpo di fulmine” racconta all’Agi, spiegando la fascinazione subita negli anni Ottanta da ‘Parola mia’ il programma del preserale in cui andava in scena sfide a colpi di definizione di parole, etimologie, modi di dire, pagine della letteratura italiana, e da quel conduttore così garbato “dalla voce adenoidale e dai capelli argentati”.

Allora Rispoli, entrato in Rai con regolare concorso e provino (esaminato da Vittorio Veltroni, padre di Walter) era già anche un affermato dirigente, ma il giovane Sabatini non lo sapeva: “Mi misi a scrivere ai vari Costanzo, Marzullo, al direttore del Radio Corriere tv per chiedere di dargli più spazio, ma non gli feci un piacere – rievoca – perché tutti in Rai credevano che quelle lettere se le scrivesse da solo”, come gli raccontò lo stesso Rispoli quando i due (Sabatini nel frattempo scriveva per Il Tempo e lo aveva intervistato) si incontrarono per la prima volta.

Però quella passione, con Rispoli venerato come un Damiano dei Maneskin in formato conduttore portò fortuna a Sabatini: “Mi volle invitare in tv per dimostrare che quelle lettere avevano un autore, gli piacqui e mi propose di diventare uno dei suoi autori”.

Sabatini, quindi, l’ha conosciuto benissimo Rispoli, dal lato del garbo, ma anche da quello delle sfuriate che da perfezionista non faceva mancare, con tanto di rottura tra i due e successiva riconciliazione.

Tant’è che tra tutti quelli che l’hanno imitato, spiega “quello che l’ha centrato di più è stato Max Tortora” nella sua versione conduttore irreprensibile che a un certo punto dava di matto con tanto di turpiloquio.

In ‘Ma che belle parole’ Sabatini ricostruisce tutta la parabola pubblica e privata di Rispoli, nato a Reggio Calabria da padre colonnello dell’esercito e da mamma aristocratica, cresciuto un po’ in tutta l’Italia per via degli spostamenti di caserma di suo padre, il matrimonio con la sua Teresa celebrato da padre Pio, i tre figli…

Ma soprattutto ricostruisce la sua imponente carriera, puntando a far capire chi è stato il vero innovatore della tv italiana. Quello che modernizzando e promuovendo la tv aveva però sempre a cuore sempre i libri e a “Tappeto volante” salutava i telespettatori, ricorda Sabatini con “Noi ci vediamo domani ma fino a domani ricordate: la tv certo è la tv ma un buon libro è sempre un buon libro. Parola mia”.

Sabatini rievoca gli inizi di Rispoli ai tempi delle “radiosquadre” che setacciavano i paesi italiani allestendo spettacoli nelle piazze per convincere gli italiani ad abbonarsi alla Rai. E quindi l’intuizione del titolo ‘Bandieragialla’, della ‘Corrida’, e il dar vita al rivoluzionario ‘Chiamate Roma 3131’ che aprì il mezzoradiofonico, fino ad allora formale e istituzionale, alla partecipazione del pubblico da casa.

“Non tutti sanno poi che scoprì anche Raffaella Carrà, e che negli anni Settanta in piena austerity quando gli italiani la domenica erano costretta a rimanere in casa si inventò il primo talk show, “L’ospite delle due” cui parteciparono nomi come Dario Argento e Lamberto Bava”.

Ma i quiz linguistici di oggi gli piacerebbero? “Amava Gerry Scotti e il suo ‘Passaparola’ , un’evoluzione accettabile del suo Parola mia , figlio di tempi che non possono essere richiamati in vita – analizza – oggi i programmi di quel tipo puntano sulla velocità, la destrezza e anche la fortuna, allora non era prevista ad esempio la risposta multipla.

E non sarebbe proponibile oggi chiedere di scrivere in tv un testo di 15 righe come accadeva in ‘Parola mia’, dove come concorrenti arrivarono anche Lara Cardella e Simone Perotti, poi scrittori celebri”.

Ma oggi chi è l’erede televisivo di Rispoli? “Fabio Fazio gli è affine, non a caso era un suo estimatore, Rispoli era un ospite fisso del suo ‘Quelli che il calciò’. E Fazio lo imitava anche molto bene, accentuando la sua ricca aggettivazione”.

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