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Matricidi,femminicidi : siamo davvero così diversi dai  talebani?

Attualità & Cronaca

Anche in questo ultimo mese, come in tutti i mesi di tutti gli anni, è stato un susseguirsi di uccisioni di donne. Le storie si somigliano e  molti elementi si ripetono sempre a scapito di emancipazione e  libertà.

Invero In tutte le situazioni sembra ripetersi la dinamica di moltissimi femminicidi: la donna si allontana, fa un rifiuto o lo tenta; l’uomo non accetta la separazione, meglio non accetta l’idea che la donna lo possa rifiutare, non accetta altre possibilità di vita e agisce quello che ha dentro. Uccide. Sempre programmando il gesto. Non di rado l’uomo poi si uccide o tenta il suicidio.

Piuttosto passiamo ai figli che uccidono i genitori per la cui  comprensione ‘incomprensibile ‘ ogni caso va analizzato a sé, perché diverse sono le persone anche se le dinamiche malate sono molto più comuni di quel che si pensa .

È notorio l’ultimo caso che è rimbalzando agli onori della cronaca nera : il caso di Laura Ziliani .

E pensate che   venti giorni dopo la scomparsa della madre, le figlie della vittima, oggi arrestate insieme al fidanzato di una delle due per l’omicidio dell’ex vigilessa di Temu’, pensavano di andare in vacanza e di comprarsi un’auto nuova. Il loro unico interesse era come spendere i soldi avuti dopo aver concluso una trattativa per la locazione di un appartamento a Temù.

È stato chiaramente  il movente  di natura economica a dominare i loro animi.

C’è da sottolineare che  la famiglia, confermano i dati, è comunque il luogo dove sentirsi meno sicuri. Secondo un rapporto Ansa-Eures, nell’ultimo decennio gli omicidi consumati all’interno della sfera domestica sono stati 1 ogni 2 giorni. Si muore di più per colpa di un parente che per mano di un criminale.

La maggior parte dei delitti avviene tra coniugi e a farne le spese sono purtroppo le donne, madri o mogli, uccise da mariti violenti.

Ebbene siamo così diversi dal talebani?

Ovviamente la mia è una provocazione ma è dettata da una fredda analisi della realtà odierna.

 Perché un figlio arriva a odiare così tanto un genitore da volerlo uccidere? È un malato, un folle o oggi ci sono nuove tensioni in famiglia che sottovalutiamo e che possono scatenare all’improvviso la furia?

Credo che dietro ci sia sempre una loro grande sofferenza per delle mancanze, magari di fiducia nel futuro . Spesso esiste una relazione tra genitori e figli già danneggiata .

E puntare il dito contro l’uso dei social network è riduttivo. Oggi bisogna far convivere la vita virtuale e reale dei nostri ragazzi badando che non cadano in forme di dipendenza come sexting o cyberbullismo e che non diventino degli hikikomori, dei “ritirati sociali”.

Invero è  la nuova problematica che sta emergendo tra gli adolescenti e che diventerà emergenza. Riguarda circa 30.000 giovani: rifiutano il mondo, non vanno più a scuola, rimangono chiusi nella loro stanza e si isolano non sentendosi accettati. Hanno una dipendenza da Internet perché la relazione virtuale è l’ultimo disperato tentativo di rimanere agganciati alla realtà.

 Sono più maschi che femmine, passano ore giocando con un avatar ed evitano i social perché persino lì non avrebbero amici.

 Ai genitori consiglio sempre la massima attenzione: ci vuole anche un anno e mezzo per riconoscere il disagio. E, nel caso, mai alzare lo scontro in famiglia ma chiedere aiuto .

Antonio Peragine

direttore@corrierenazionale.net

foto ansa


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