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Matteo Molino: giovane brillante autore presenta il suo libro “Profugo”

Arte, Cultura & Società

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Il milanese, classe 2001, faccia pulita, tante idee e tanta voglia di fare, Matteo Molino è un giovane e brillante scrittore che si propone ai lettori. Il suo scopo è quello di farsi conoscere e di valorizzare la sua opera. Impresa o no, guadagni o no, egli afferma di non aver mai smesso di credere nell’amore ed in un nuovo umanesimo e per questo lotta con la penna. Viste queste premesse, forse Matteo medita di accogliere le istanze un’avanguardia: la “Sociurgia” (un termine ibrido, latino e greco, che da societas, ossia «società», + ἔργον, ossia «opera», letteralmente significa «opera sociale»), di cui è primo interprete e portavoce sul territorio nazionale il Maestro Ettore Gambaretto, titolare dell’omonimo Atelier in Albisola (SV), che, insieme allo scrivente, ha conosciuto nei giorni scorsi. L’occasione propizia è stata la cerimonia finale di un premio letterario nel quale ha spiccato, il Festival caARTEiv delle arti, svoltosi a Millesimo (Savona), grazie soprattutto al grande e appassionato sforzo organizzativo della presidente, Simona Bellone. Il giovane autore si riserva a breve di farci pervenire le sue impressioni al riguardo, che pubblicheremo con piacere. Intanto, di seguito cominciamo a pubblicare la sua presentazione del libro, accompagnata dal suo profilo biografico, ulteriormente la sinossi e la scheda bibliografica.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “PROFUGO” DI MATTEO MOLINO

A cura dell’autore.

Cosa cerchiamo noi? Cosa corrisponde al nostro cuore?

Sono domande, queste, che si agitano dentro ognuno di noi, e si agitano anche dentro Antonin Tretyak. Sono le domande che lo hanno portato a diventare sacerdote, e che, nascoste nella sua anima, attendono una risposta. Attendono una risposta, eppure sono soffocate. Sono soffocate da una vita di lussi e di piaceri, di auto rombanti e di conferenze politiche, sempre sotto i riflettori, circondato dagli onori che si confanno ad un ministro della Federazione Russa.

Sul tavolo ci sono importanti progetti. La Russia sta presentando sé stessa come un Paese interessato a costruire pace e prosperità a livello mondiale. L’esercito e le testate nucleari sono in disarmo, le congratulazioni della comunità internazionale si moltiplicano; a padre Antonin sembra di poter solo dormire sugli allori.

Poi, di colpo, tutto è stravolto.

Stravolto dalle bombe, dai carri armati dei militari, sobillati da un anziano generale che si vanta di amare il proprio Paese, ma è solo assetato di gloria e di potere.

Scampato per miracolo alla morte, Antonin si ritroverà di colpo povero, straccione, senza un tetto; parato di colpo davanti a quella miseria che non ha mai conosciuto. Ma soprattutto, braccato. Braccato da chi lo vuole mettere a tacere, da chi vuol far credere che il governo destituito abbia rovinato la Russia, mentre la comunità internazionale se ne lava le mani. Gli toccherà vivere nell’UE, nella Fortezza Europa fredda e indifferente, come un clandestino, con pochi euro al giorno, dimenticato e disprezzato; eppure, non è stata detta l’ultima parola, perché il destino gli farà incontrare i diamanti purissimi di volti, di persone, di amici.

Sono uno scrittore giovanissimo, classe 2001. Sono uno di quelli che hanno dovuto trascorrere l’ultimo anno di scuola superiore, e il primo di università, in casa. Tra quattro mura, per il covid-19.

Ho sempre amato scrivere, ma solo la pandemia, obbligandomi a stare in casa, mi ha spinto a riflettere, e a far fruttare il mio talento.

In quei mesi, i dati sul covid erano inframmezzati da notizie di sbarchi di migranti, di operazioni di soccorso della Guardia Costiera nel Canale di Sicilia; mentre nel frattempo si spargeva, nel nostro Paese, la voce che quei migranti, quegli “altri” che bussavano alla nostra porta a mendicare migliori condizioni di vita, potessero diffondere il virus.

È stato allora che mi sono reso conto che il virus è dentro di noi; il virus è la nostra diffidenza, il virus sono i nostri timori. Eppure, non cercate un significato politico nel romanzo “Profugo”: non lo troverete. Nello scrivere mi sono basato solo sull’esperienza, sugli incontri che ho fatto, sulle persone che ho conosciuto.

Vivo in una città, Milano, dove, che ci sia o non ci sia una pandemia, i rapporti tra le persone sono alquanto freddi. Ogni giorno migliaia di persone vengono vomitate dalla metropolitana, dai tram e dai bus e affollano i marciapiedi, ognuno va per la propria strada senza alzare gli occhi dal cellulare, dal giornale o dal libro che legge. Pance piene voltano lo sguardo davanti a pance vuote, e in chi ha lo stomaco vuoto crescono rabbia e rancore. Ognuno, in questo scenario, rimane indifferente, come se gli altri non esistessero.

Vedete, oggi ci tocca risolvere molti problemi; tuttavia, pochi pensano a quanto sia importante instaurare una cultura di amore e rispetto, di ascolto e di comprensione. Io ho tante domande e poche risposte, non pretendo di avere la bacchetta magica per risolvere il problema; eppure, questo problema non lo voglio lasciare, non voglio lasciare che freddi dati e numeri e la freddezza che tante volte permea la nostra scuola e il nostro lavoro ci faccia dimenticare che noi umani siamo fatti gli uni per gli altri, che tutti insieme vogliamo vivere questa straordinaria avventura che è la vita. Questa è una delle pochissime cose che penso di sapere, ed è partendo da questa che, con la penna, voglio aiutare a trasformare il mondo in un posto migliore, in una casa per tutti. Non serve a niente credere che dalla monotonia della mancanza di amore e di vitalità non si possa uscire; si può invece, perché basta solo alzare gli occhi per osservare sguardi, sorrisi e gesti di chi ci sta accanto e capire che tutto è un miracolo. Io, come il protagonista del mio romanzo, Antonin, la luce dell’amicizia e dell’amore penso di averla vista, e per questo scrivo, scrivo perché nessuno di noi dimentichi che dobbiamo darci da fare, ognuno secondo il proprio talento, per costruire un nuovo umanesimo.

(*) BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Matteo Molino è nato il 23 ottobre 2001 a Broni (PV). Nel 2012 ha conseguito il secondo posto al premio letterario “Sassi per Pollicino”. Nel 2020 ha conseguito la maturità linguistica presso il Liceo Varalli di Milano. Sta studiando per conseguire la laurea triennale in Turismo, management e cultura all’università IULM di Milano, dedicando però alla scrittura il tempo lasciato libero dallo studio. Parla nove lingue e sogna di costruire un’impresa agrituristica in proprio. Impresa o non impresa, ad ogni modo, egli non ha mai smesso di credere nell’amore ed in un nuovo umanesimo, e per questo lotta con la penna.

SINOSSI DELL’OPERA

Il romanzo “Profugo” narra la storia di Antonin Tretyak, un ministro russo che, in seguito ad un golpe militare nel proprio Paese, sarà obbligato a trovare rifugio nell’UE e a vivere lì, come un immigrato, ai margini della società. Da questa esperienza, però, egli trarrà grande saggezza: capirà che non solo il benessere non va dato per scontato, ma anche che la fama e la ricchezza non sono essenziali per vivere in armonia.

SCHEDA BIBLIOGRAFICA

Dettagli

Generi Romanzi e Letterature » Romanzi italiani

Editore Europa Edizioni

Collana Edificare universi

Formato Brossura

Pubblicato 16/06/2022

Pagine314

Lingua Italiano

Isbn o codice id 9791220123891

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