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Meloni e Salvini criticano l’Ue, Letta: “È autarchia”

Politica

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Il segretario del Partito democratico teme una deriva verso Orban che isolerebbe l’Italia in Europa

di Paolo Molinari

© Tobias SCHWARZ / AFP
– Enrico Letta

 

AGI – Cambia rotta la campagna elettorale di Giorgia Meloni: la presidente di Fratelli d’Italia, data in vantaggio nei sondaggi, ha tenuto fino ad oggi un profilo basso, usando toni più moderati e rassicuranti.

A cinque giorni dal voto, però, la strategia sembra essere cambiata. E Meloni ha cominciato a rispondere colpo su colpo agli avversari politici che la sfidano sul terreno della politica estera.

Così, all’ennesima domanda su Orban, la leader di Fratelli d’Italia sbotta: “A Letta chiederete di Cuba?”.

Poi, porta il suo affondo al leader dem che ieri è volato a Berlino per pressare il cancelliere Scholz sulla risposta europea al caro energia. Meloni la legge in un altro modo: “Se a quattro giorni dal voto il leader della sinistra va da Scholz a chiedere di dire che è meglio della Meloni, c’è un problema a difendere l’interesse nazionale, e non mi risulta che Letta ieri abbia ottenuto il tetto al prezzo del gas. Non credo che un esponente politico italiano debba chiedere una mano alle cancellerie straniere”.

Una reazione quella di Meloni “totalmente sopra le righe”, dice il segretario Pd ribadendo di essere andato a Berlino “per aiutare l’Italia, perché la soluzione non è solo a casa nostra, va condivisa con altri”.

È qui che si manifestano “due visioni differenti dell’Italia in Europa”, spiega ancora: da una parte Meloni, “autarchica, provinciale e domestica”, dall’altra quella dei progressisti italiani ed europei, “per un’Italia che conti in Europa”.

Il rischio che vede il segretario Pd è di una deriva verso Orban potenzialmente fatale per il Paese. L’Italia, è il timore di Letta, si troverebbe isolata rispetto agli altri Paesi fondatori dell’Unione.

E a pagarne le conseguenze, in termini di fluttuazione dei mercati e dei conti pubblici, sarebbero i cittadini italiani. La leader di Fratelli d’Italia, tuttavia, non fa passi indietro e rilancia la sua critica a Bruxelles per la linea tenuta nei confronti di paesi del gruppo Visegrad, come Polonia e Ungheria.

In Europa “si usano due pesi e due misure. Non è un bene che un’Unione che nasce su pari diritti poi consideri dei governi più o meno amici“, sottolinea Meloni: “Lo dico per l’Ungheria, che non è mia alleata, e lo dico per la Polonia che è mia alleata, perché atteggiamenti simili ci sono anche verso la Polonia che si sta prendendo sola tutti i profughi ucraini”.

Stesso registro usato da Matteo Salvini che, però, punta i fari sulla crisi energetica in atto e sul caro bollette.

“Dopo sette mesi, le sanzioni non hanno dato risultati”, rimarca Salvini: “E in Europa c’è qualcuno che ci sta guadagnando, come l’Olanda, contro chi è in difficoltà, come l’Italia”.

L’Europa, in questo, è responsabile due volte, per Salvini. La prima, in quanto ha voluto percorrere la strada delle sanzioni. La seconda, per tentennare nel prendere contromisure al caro energia. E, su questo secondo aspetto, Salvini entra in rotta di collisione con l’alleata FdI.

Perché se il primo chiede al governo di procedere immediatamente con misure a debito per dare respiro a famiglie e imprese, la seconda non è convinta della scelta, temendo che un ulteriore scostamento possa avere effetti non gestibili sui conti pubblici.

Al di là di questo, il capo del Carroccio tende la mano a Meloni quando stigmatizza il murales dello street artist Tv Boy: vi compaiono i due leader che si abbracciano, ma nascondendo un lungo pugnale dietro la schiena.

Su Twitter, Salvini offre una versione rielaborata del murales, con i due che impugnano dei mazzi di fiori. “La speranza della sinistra” contro “la realtà di oggi e domani”. Come a dire che non ci saranno problemi per la coalizione, tantomeno nel caso in cui le elezioni saranno vinte.

Intanto, Salvini sembra non voler lasciare nulla di intentato in una partita che rimane aperta. Il Movimento 5 Stelle è dato in forte ascesa soprattutto al Sud, il Partito democratico parla di rimonta possibile.

E Salvini, dallo studio di Serena Bortone, ritorna su quanto fatto durante la pandemia per rinnegare il voto sul lockdown: “Tornassi indietro non approverei quelle norme che hanno lasciato a casa poliziotti, medici, insegnanti e infermieri durante il Covid”, spiega.

“Tutelerei la libertà di scelta e il lavoro di tanti italiani”. Parole che sono interpretate dal Pd come una strizzata d’occhio al popolo dei no Vax: “L’inaffidabilità della destra e la loro spregiudicatezza è venuta fuori nella sua peggior forma durante la pandemia”, ricorda Francesco Boccia, esponente della segreteria dem già ministro degli Affari Regionali.

“Hanno vergognosamente sostenuto tesi no vax. Io so solo che se ci fosse stato un governo di destra durante il Covid-19, Salvini ci avrebbe fatto iniettare lo Sputnik, il vaccino di Putin”. Un’accusa e un sospetto che rimanda alle parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sui “pupazzi prezzolati” da Paesi stranieri.

“Draghi faccia i nomi”, risponde Salvini, “perché, da italiano, se il presidente del consiglio parla di politici che prendono soldi dall’estero mi sento un tantino preoccupato”.

 

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