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Migliora la percezione politica della soluzione dei debiti

Economia e Finanza

avvluigibenigno@gmail.com

La gestione del debito di famiglie e piccole imprese necessita di una decisa inversione di rotta. Il nostro Paese ha approntato sin dal 2008 i primi timidi interventi legislativi tesi a fronteggiare le esposizioni debitorie irreversibili o difficilmente esigibili da banche e società finanziare oltre che dal fisco.

Un’economia avanzata deve utilizzare tutti i mezzi per garantire a tutti pari opportunità e favorire lo sviluppo macroeconomico del Paese. Le sofferenze bancarie e fiscali hanno un peso oltre che economico anche sociale poiché frenano l’autodeterminazione e lo sviluppo dei singoli rallentando, nel contempo, lo sviluppo dell’intera economia.

Il consumatore o il professionista e la piccola impresa in crisi costituiscono un freno allo sviluppo economico del nostro Paese; ciò è ben chiaro a paesi quali Francia e Germania, per citarne alcuni più vicini a noi, in cui il debito è percepito non come solo problema del debitore ma dell’intera economia. Il debitore diventa improduttivo anche per le casse dello stato, si alimenta il lavoro nero e numerosi altri escamotages per evitare le aggressioni dei creditori; tutto ciò alimenta l’economia sommersa e riduce i consumi, quindi il PIL di uno Stato.

Al di là dell’atavico concetto del debito che espone il debitore a responsabilità alle quali è assoggettabile il suo intero patrimonio, sta di fatto che pur liquidandolo interamente permane spesso la condizione di debitore.

A tutti può e deve essere concessa una seconda chance per vivere in condizioni dignitose e liberi dai debiti di impossibile adempimento. Si tratta spesso di debito generato anche con la complicità dei soggetti finanziatori, parte forte del rapporto contrattuale, a cui il legislatore ha approntato una timida tutela con il d.l. 137/2020 convertito nella legge 176/2020 che ha introdotto una norma nella legge 3/2012 che potenzialmente autorizza di sanzionare le condotte colpevoli dei creditori che hanno contribuito con loro condotte omissive a generare debiti insostenibili.

Non ci si riferisce agli individui poveri, stimati in circa 5 milioni in Italia ma a coloro che hanno avuto accesso al credito e che per varie vicende, tra cui ha inciso in maniera determinante la grave crisi finanziaria iniziata nel 2008 a cui ha fatto seguito l’attuale crisi economica, che ha messo in ginocchio anche le economie più forti, tra cui quella italiana.

I principi di solidarietà sociale, di uguaglianza e di libertà dell’iniziativa economica devono spingere verso un’economia moderna, tesa ad incentivare la produttività e a disincentivare il sommerso anche attraverso una avanzata riforma fiscale.

Sarà in grado l’Italia di fare le riforme radicali del nostro sistema Paese al fine di snellire la burocrazia, incentivare gli investimenti interni ed esteri e garantire una maggiore coesione sociale spinta da uno sviluppo virtuoso e progressivo del singolo e delle formazioni sociali, in cui si esplica la personalità di ciascuno.

Redazione Corriere Nazionale


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