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Mohamed “Ciccio”, una dinastia tra Cassibile e Casablanca

Attualità & Cronaca

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alle ore: 03:26

A 70 anni il commerciante tunisino ha lasciato la Sicilia dopo aver fatto fortuna ma nell’isola restano figli e nipoti sempre più ‘italiani’: una storia di integrazione.

AGI – In 45 anni, vendendo d’estate articoli da mare e d’inverno tappeti e lampadari, “Ciccio il marocchino” è riuscito a comprare a Casablanca una decina di appartamenti. A 70 anni è tornato definitivamente in patria, ma a Cassibile tutti lo ricordano ancora con il nomignolo siciliano e non come Mohamed Mohib.

Del resto il paesino del Siracusano è quello in cui si registrala la più alta percentuale di immigrati della Sicilia ed è da poco nato un campo di accoglienza che ospita un’ottantina di stranieri muniti di permesso di soggiorno. E i discendenti di Mohamed sono molto radicati nell’isola al punto che i nipoti si sentono ormai italiani. “Ciccio” arrivò nel 1976 e scelse il paesino della firma dell’armistizio dell’8 settembre perché vi vivevano già alcuni connazionali giunti dieci anni prima.

Ogni giorno, all’ingresso della storica frazione di Siracusa, allestiva il suo campionario e nella brutta stagione, lasciava che fosse suo figlio Ahmid a badarci mentre andava in giro con il suo furgoncino e la sua mercanzia.

Il figlio Ahmid

Ahmid si è fatto le ossa al fianco del padre ed è rimasto anche lui a Cassibile. Oggi ha 50 anni e gestisce una macelleria islamica che rifornisce i numerosi immigrati musulmani. Ma solo loro, perché gli italiani non amano il taglio della carne alla maniera araba. Ha sposato una concittadina che ha 39 anni, Aimani, iscritta a scuola perché decisa a conseguire un diploma in Italia.

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A differenza della moglie di Mohamed e di tutte altre delle passate generazioni di marocchini emigrati, Aimani ha voluto seguire il marito e oggi vive a Cassibile in una casa di proprietà insieme con i figli Salma di 20 anni, Aisha di 16 e Hourma di 12, tutti e tre studenti e musulmani per volontà dei genitori ma decisamente occidentali, tanto che tra loro parlano in italiano mentre si rivolgono in arabo a padre e madre. Sono tutti decisi a non tornare in futuro a Casablanca, come invece farà Ahmid intenzionato a seguire l’esempio del padre quando sarà in pensione.

Una battaglia persa

Ahmid sta lottando con la moglie perché i tre figli rimangano nello spirito marocchini e islamici, ma sa che è una battaglia persa. Non diversamente che per gli altri suoi tre fratelli, anche loro rimasti a Cassibile dove hanno messo casa e famiglia, ma scegliendo di fare i venditori girovaghi.

Anche i loro figli si sentono italiani, pur dovendo frequentare la moschea di Cassibile e osservare i riti tradizionali, cosicché il vecchio Mohamed e la moglie sono oggi costretti ad attraversare il mare per vedere figli e nipoti, che hanno messo fine alla pluriennale consuetudine del ritorno periodico a casa di ogni emigrato. Cosi’ Ciccio il marocchino puo’ rivedere i luoghi dove ha trascorso la gran parte della sua vita e dove è riuscito, soldo su soldo, a farsi un’agiata posizione economica.


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