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Monito del vescovo di Palermo alla politica dopo arresti: “Basta illegalità”

Politica

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Chi si candida e gli amministratori “devono impegnarsi a risollevare la convivenza umana dalla ingiustizia, dai soprusi e dal malaffare”, esorta monsignor Corrado Lorefice.

di Giuseppe Marinaro

 Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo

 

AGI – “La politica deve impegnarsi a risollevare la convivenza umana dalla ingiustizia, dai soprusi e dalla illegalità”. Non esistono altre strade per l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, che con AGI riflette sull’imminente momento elettorale e sulla cronaca che restituisce alla vigilia del voto la notizia degli arresti di candidati alle Regionali siciliane. Due in 48 ore: a Catania per corruzione, a Palermo per scambio elettorale politico-mafioso.

“In questo momento così complesso – aggiunge don Corrado – è necessario assumere un impegno politico e amministrativo a partire dalla consapevolezza della delicatezza di questa fase, che ci richiede una grande libertà interiore, una grande determinazione nel perseguire solo ciò che può aiutare la convivenza umana”.

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 Palazzo dei Normanni, a Palermo, sede dell’Assemblea regionale siciliana

Occorre una svolta etica e sociale della politica e una responsabilità collettiva. Innazitutto, politici e amministratori – è il monito del vescovo – perseguano solo il bene comune e non gli interessi personali e oscuri.

Ciò è decisivo “in una città e in una regione, oltre che in una nazione – prosegue il vescovo Corrado – dove c’è tanta sofferenza. Per questo non si possono avere assolutamente altre finalità. Servono persone che amino realmente la città umana, perché c’è tanta gente che soffre oggi. E la politica serve affinché tutti possano perseguire la giusta felicità nella città negli uomini”.

Una realtà, una “città degli uomini, che, se ha delle contraddizioni profonde e pesanti, “proprio per questo – avverte l’arcivescovo Lorefice – ci impone di essere impegnati a risollevare la convivenza umana dalla ingiustizia, dalla illegalità, dal sopruso”. Soprattutto, si tratta di “liberare le fasce  più deboli. E’ le fasce più deboli che bisogna ripensare l’impegno politico e amministrativo”.

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