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Morto a 85 anni lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua

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alle ore: 02:42

Lo scrittore, autore di celebri romanzi come ‘L’amante’ (1977), ‘Un divorzio tardivo’ (1982), si è spento all’ospedale Sourasky Medical Center di Tel Aviv dopo una lunga battaglia contro il cancro.

© Francesco Militello Mirto / NurPhoto / Afp
– Lo scrittore Abraham Yehoshua

 

AGI – È morto a Tel Aviv, all’età di 85 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro, lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua.

Lo riportano i media israeliani, riferendo che i funerali saranno domani pomeriggio al cimitero Ein Carmel, a Sud di Haifa.

Lo scrittore, autore di celebri romanzi come ‘L’amante’ (1977), ‘Un divorzio tardivo’ (1982), si è spento all’ospedale Sourasky Medical Center di Tel Aviv.

Figura della sinistra israeliana e coscienza critica del Paese, Yehoshua era nato a Gerusalemme nel dicembre 1936 da genitori di origine greca e marocchina ed ha pubblicato i suoi primi racconti nel 1963. Da allora, i suoi romanzi e opere teatrali sono stati tradotti dall’ebraico in più di 30 lingue.

Nel 1995 ricevette l’Israel Prize, il più importante riconoscimento culturale del Paese. Per Nitza Ben-Dov, professoressa di letteratura all’Università di Haifa che ha insegnato insieme a lui, Yehoshua è stato il “più grande autore” di Israele.

“È passato da storie surreali e sognanti, disconnesse dal tempo e dallo spazio, a opere radicate nella cultura israeliana e nel presente”, ha detto. Il suo lavoro successivo è intriso di psicologia, influenzato dalla moglie psicoanalista, secondo Ben-Dov.

Difensore dei diritti dei palestinesi, Yehoshua era membro di B’Tselem, un’organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani e fervente oppositore dell’occupazione dei Territori palestinesi da parte di Israele. L’associazione lo ha definito un uomo che “ha dedicato il suo tempo e le sue energie all’uguaglianza, alla pace e ai diritti umani per tutti”.

Anche il presidente israeliano Isaac Herzog gli ha reso omaggio: il lavoro dello scrittore “è stato ispirato dalla nostra patria e dai tesori culturali della nostra gente, ritraendoci in modo fedele, compassionevole e talvolta riflettendo un’immagine dolorosa di noi stessi”, ha affermato in una nota.

Draghi esprime le condoglianze del governo a Israele

“Voglio esprimere le condoglianze del governo per la scomparsa di uno scrittore grandemente amato in Italia, Abraham Yehoshua”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, nelle dichiarazioni alla stampa al termine dell’incontro con il primo ministro israeliano Naftali Bennett.

La lezione di Abraham, a Palermo sogno nuovo Israele

Il 10 settembre 2019 l’Universita’ di Palermo conferi’ la Laurea Honoris Causa in “Scienze Filosofiche e Storiche” ad Abraham Yehoshua, scrittore, drammaturgo e accademico israeliano, alfiere di pace e dialogo tra i popoli, morto oggi.

“Israele tra mito e storia”, si intitolava la sua lectio magitralis. Yehoshua professore di Letteratura ebraica e Comparata all’Universita’ di Haifa, riportava la tesi secondo cui nel corso della storia il popolo ebraico ha costruito la propria identità nazionale principalmente sui miti piuttosto che sulla consapevolezza della storia vera e propria.

“Mi spingerei fino a chiedere – argomentava – se Israele (e qui distinguo tra gli ebrei nella diaspora e gli ebrei in Israele) si trovi a un bivio, dovendo decidere se modellare la propria identita’ nazionale futura sul modello europeo, costruito essenzialmente sulla consapevolezza della continuita’ spaziotemporale della storia o sul modello americano, basato essenzialmente sulla creazione e la promozione dell’identità nazionale in riferimento a miti, vecchi e nuovi”.

Il mito è una “super-storia”, per Yehoshua, che aleggia sulla storia ancorata a spazio e tempo cercando di esprimere e attualizzare una verità più profonda, generale e senza tempo che, tuttavia, “ha molta più rilevanza concreta di un fatto storico che venga invalidato quando la sua ‘durata’ scade”.

Il mito è stabile e può essere condiviso da persone diverse in luoghi diversi. Per oltre duemila anni nella diaspora, gli ebrei hanno costruito la propria identità principalmente su una coscienza mitologica, non storica. Ciò, per lo scrittore, “fu dovuto in primis al semplice fatto che la religione era stata la componente di base della loro identità per tanti anni e le identità religiose sono caratterizzate principalmente da elementi mitologici, non storici.

La base di una vita comunitaria nazionale vincolata a un territorio definito dotato di una lingua propria non era mai stata reale per gli ebrei. Esisteva invece nell’immaginazione e nelle metafore, nei simboli e nei rituali della religione, così che la possibilita’ di fissare una coscienza storica precisa legata a luoghi reali con una esatta cronologia, nell’identità ebraica era debole e minimale”.

Poiché gli ebrei erano sparsi in tutto il mondo era anche impossibile da un punto di vista pratico documentare le storie dei molti luoghi stranieri in cui vivevano. L’unico contesto nel quale potevano incontrarsi e sviluppare un senso di appartenenza non era nella testimonianza e nel ricordo di una storia particolare, ma soltanto nei miti generali che fissavano la loro identità.

“Diciamo allora che il mito, a differenza della storia, è qualcosa di presente e vivo e che – secondo l’autore di opere come La sposa liberata o Il responsabile delle risorse umane – per gli ebrei devono ridisegnare la propria identita’ secondo il mito e non secondo il contesto storico immediato in cui operano”.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di un’esistenza basata sulla coscienza mitologica? Il vantaggio “apparentemente ovvio” è il fatto che gli ebrei “possono disperdersi per il mondo tra le più varie nazioni e civiltà e ancora conservare il nucleo della loro identità, senza diventare troppo dipendenti dalle condizioni e dalle circostanze storiche locali”. Tuttavia, gli svantaggi della coscienza mitologica “superano di molto i vantaggi”.

In primo luogo “pochi possono conservare la propria identità per un tempo esteso attraverso una coscienza mitologica separata da una connessione effettiva con la patria reale e da un sistema di vincoli con il proprio popolo”.

Così, per lunghi anni di esilio molti ebrei si sono assimilati ai contesti e hanno perso la propria identità. L’essenza del mito era diventata “una sorta di monade leibniziana che non poteva essere cambiata né corretta e neppure era aperta alla critica razionale. Al massimo poteva solo essere interpretata. Prendere o lasciare erano le uniche opzioni disponibili. Pertanto, gli ebrei che erano vincolati alla loro coscienza mitologica, ad esempio accettavano l’odio dei non-ebrei come un inalterabile decreto del fato”.

L’identità mitologica, quindi, secondo Abraham Yehoshua, non portava gli ebrei ad affiancarsi ad altri popoli nella storia e non gli faceva guardare alla loro come a una parte della storia universale. Ma li spingeva a ritenersi sempre odiati ed essenzialmente altri. In questo modo, tra mobilità geografica, flessibilità sociale e adattabilità dell’ebreo individuale, “lo spirito collettivo ebraico rimaneva fisso e pietrificato in quell’identità mitologica che, assieme alle visioni di rovina e distruzione, gli permetteva di nutrire la passiva, vana speranza di salvezza divina e gli impediva di presagire correttamente i terribili pericoli che li minacciavano come dimostra l’olocausto”.

Per questa ragione, quando il grande filosofo ebreo Gershom Scholem definiva il sionismo come il ritorno degli ebrei alla storia, intendeva soprattutto l”a possibilità che gli ebrei modificassero e indebolissero l’elemento mitologico della loro identità e rafforzassero la coscienza storica in una patria definita da chiari confini, in cui ci fosse una coscienza del tempo, una sequenza di prima e poi. Una coscienza che imparasse dagli errori passati e ritenesse di poterli correggere.

Una coscienza che apprendesse anche la storia altrui, in particolare dei popoli vicini, dai quali sarebbe stato possibile imparare a migliorarsi, cambiare e correggersi senza danneggiare il nucleo della propria identità”.

E tuttavia, sebbene il sionismo abbia più di cento anni e molti siano stati i suoi meriti nel consolidare una identità nazionale, la lotta tra coscienza storica e coscienza mitologica di Israele è ben lungi dall’essere risolta. E uno dei fattori di questo elemento e’ “la connessione politica simbiotica con gli Usa, la cui inclinazione identitaria di base e’ verso il mito e non verso la storia”.

In conclusione, avvertiva lo scrittore, “tutti quelli tra noi che vogliano rafforzare la coscienza storica come anticorpo contro gli elementi religiosi regressivi, sostegno alla coscienza nazionale israeliana contro la mentalità della diaspora o mezzo per rendere Israele un membro effettivo della famiglia delle nazioni e normalizzare un’esistenza nazionale che assuma la responsabilità morale delle sue azioni e non sia legata a decreti mitologici del destino – tutti coloro che vogliano far ciò per il tramite della ricerca o dell’arte farebbero bene ad adottare il modello europeo come fonte di ispirazione e di studio”.

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