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No vax e no pass difendono la nostra democrazia? Preferiamo farlo da soli

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Risposta pacata ad un portuale livornese che ci segnala come anche nella sua città ci sono tanti lavoratori decisamente contrari al greenpass, “misura altamente lesiva per la libertà delle persone”. Osserviamo con pacata fermezza che anche i diritti dei si pass e si vax (più o meno il 90% della popolazione) devono essere rispettati.

Sono un portuale di Livorno, sarà che sono duro di comprendonio, forse è per questo motivo che non ci sono arrivato prima.

Che il sindacato non avrebbe mosso un dito per sostenere la legittima protesta delle decine di migliaia di lavoratori contro il greenpass, l’ho capito solo all’ultimo. 

Avevo avuto, nelle ultime settimane, una conversazione via mail con un dirigente regionale del sindacato cui ero iscritto, il quale in ultima battuta mi mandò in allegato una fotografia del giornale il Tirreno, dove si riportavano le FAQ del governo in merito all’obbligo di Greenpass che sarebbero scattate per i lavoratori dal 15 ottobre. 

Mi aveva anche chiamato al telefono, nei giorni precedenti, molto disponibile, tono di voce da psicologo esperto e paziente. 

Ma poi mi ha lasciato così, in sospeso.

Ci ho creduto, fino all’ultimo, che venissimo tutelati. Adesso ho capito che sono anche loro in qualche modo parte di questo sistema che è marcio, che ti fa vedere la parola libertà scritta su un cartellone, sulla mano sinistra, e poi con la destra te la toglie.

Ma attenzione.

I rapporti tra governo e sindacati si sono andati inasprendo, leggo sui giornali.

CGIL, CISL e UIL si stanno muovendo.

Si sta avvicinando il giorno di uno sciopero per i lavoratori portuali.

Autoproduzione, pensioni, lavoro usurante non riconosciuto per la nostra categoria. 

Tutto giustissimo.

Ma quasi due lavoratori su dieci non sono vaccinati e sono contrari al greenpass. A questi lavoratori che risposta avete dato?

Che sono contro la “scienza”, che se i contagi risalgono, la colpa è loro, che sono dei troll no vax?

E poi, ditemi… è giusto che i dipendenti di alcune ditte abbiano i tamponi pagati? E tutti gli altri?

Questo alimenta solo l’invidia, magari nei confronti di un collega che ha sempre lavorato e sudato insieme a te.

“A loro pagano i tamponi? E a noi soldi in busta paga nulla?”

Si fa presto a passare a un ragionamento di questo tipo.

Il greenpass è un qualcosa di lurido, subdolo, schifoso. 

Andrebbe tolto per tutti quanti e basta.

Stamattina ero all’ufficio postale sotto casa. La gente parlava del vaccino. 

“Mi sono fatta il Johnson. Adesso vogliono farmi qualcos’altro.”, diceva una signora.

Perché, spiegava lei, il Johnson dopo tre mesi non copre più…

Questa cosa la faceva andare in paranoia.

Io guardavo. 

Avrei voluto dire qualcosa, spiegarle che alla settima dose l’avrei rivista fuori da quell’ufficio, per sentirle ripetere le solite cose.

A Livorno, patria del detto “ti c’ho nel cuore ma ti vo’ ner culo”, scusate il francesismo, c’è un gruppo di lavoratori in prevalenza del porto di Livorno, ma anche di altri settori, decisamente contrari al greenpass, misura altamente lesiva per la libertà delle persone.

In città più di ventimila persone sono non vaccinate.

Lo zoccolo duro, come dicono loro.

Mi sento di alzare (si fa per dire) la voce, per raccontare che ci sono persone, anche qui, a favore dei movimenti no green pass, della protesta iniziata dai portuali di Trieste e di chiunque porti avanti pacificamente una lotta per i diritti basilari di ogni individuo e soprattutto per la libertà di pensiero e di scelta. 

È inoltre oltremodo dannoso che in molti alimentino le divisioni tra pro vax e no vax, senza capire che qui il punto è l’introduzione di una misura di controllo che è arrivata dopo mesi e mesi di bombardamento mediatico in cui ci hanno sempre raccontato una cosa per un’altra. 

Vorrei andare a spiegarlo anche alla signora del Johnson, ma non credo che riuscirei a trovare le parole giuste. Per lei, quello che avrei da dire, temo sarebbe solo il racconto di un complottista pazzoide, o magari la trama di un racconto distopico.

Grazie se vorrete dare spazio a queste mie parole.

Carlo Banchieri

La nostra risposta

Caro Banchieri,

eccome se le diamo spazio per questo suo sfogo. Non perché la sua lettera sia incredibilmente cortese, in tempi come questi, e piacevolissima. Sa, invece, perché? Perché è venuto il momento di sfogarci anche noi: noi si pass, si vax e si tutto il resto che serve per uscire con il minore danno possibile da questa immonda pandemia. In Europa e’ già in corso la quarta ondata Covid.19.

Contagiati, ricoverati e morti hanno ripreso a salire paurosamente. Tra chi si è vaccinato e chi non lo ha fatto proprio non c’è partita, i numeri sono impietosi: ogni dieci morti, o ricoverati, nove (o poco meno) sono non vaccinati. In Italia, vedi caso ci stiamo avviando al 90% di vaccinati con doppia dose.

E anche in questo caso significa 9 su 10. Dunque, arrotondando, glielo concedo, si ha che un decimo della popolazione (non vaccinata) fornisce lavoro agli ospedali dieci volte più di quanto non ne forniscano i nove decimi della popolazione (vaccinata). A questo punto lei, caro Banchieri ha tutto il diritto di invocare, come si evince dal suo scritto che no pass e no vax non sono la stessa categoria.

E’ vero in linea di principio. Ma se non tutti i no pass sono anche no vax, tutti i no vax sono anche no pass.

Ed è per questo che noi dotati del pass, e ovviamente del vaccino, abbiamo paura di correre seri rischi per la salute venendo a contatto con voi. I vaccini non funzionano, voi dite? Può darsi.

E non discuto. Mi pare che tra l’una e l’altra parte abbiamo esaurito tutti gli argomenti a disposizione senza vicendevolmente farci cambiare idea.

Perciò l’unica soluzione accettabile è quella di non frequentarci fino a quando la pandemia non si sarà esaurita, oppure si sarà dimostrato che si tratta solo di un raffreddore (come dicono i no vax).

Purtroppo, però, dobbiamo prendere atto, anche dalle manifestazioni di questi giorni, che rivendicate il diritto di stare, senza che noi possiamo accorgersene, accanto a noi vaccinati al lavoro, nei luoghi di svago, al ristorante e in mille altre situazioni. E pur sapendo che noi consideriamo un pericolo, a torto o a ragione, stare accanto a voi, voi considerate un diritto poterlo fare di nascosto.

E questo, fregandovene di noi, “per difendere la  libertà e la democrazia” in un Paese che sarebbe oppresso da oscuri poteri. Ecco, questo è veramente troppo.

Perciò, grazie tante. Ma in tema di libertà e democrazia non rilasciamo deleghe in bianco a nessuno.

Nicola Cariglia 


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