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Nulla di grande si affronta senza speranza e coraggio

Politica

Markus Krienke

Per Cicerone la speranza è «attesa di un bene» e, in quanto tale, relazione positiva con il futuro: in questo senso allora essa è indispensabile per chi voglia guardare in avanti con sano realismo, e non a mo’ di fantascienza. Lui sapeva che senza quella fiducia e consapevolezza che ci trasmette la speranza è difficile affrontare qualcosa di così incalcolabile e imprevedibile come il futuro.

Ma se pensiamo che per Aristotele i giovani «vivono la maggior parte del tempo nella speranza» e «sono facili a sperare», è proprio nei volti di molti giovani di oggi che possiamo leggere quanto è profonda la crisi del nostro presente. Non è la crisi del “non-futuro”, ma del “non saper affrontare il futuro”.

Non a caso, quindi, i promotori del “Festival della Dottrina sociale” che si tiene ogni anno a Verona e che quest’anno vede ormai la sua seconda presentazione anche a Lugano, ci interpellano nell’edizione del 2021 sulle nostre speranze: ascoltare, scambiarci, guardare insieme al futuro, elaborare proposte… ecco gli ingredienti della «passione del possibile» (Kierkegaard) che è la speranza. Non a caso il titolo dei Festival di quest’anno è “Audaci nella speranza – creativi con coraggio”.

Durante il Festival di Lugano, che si potrà seguire nei suoi singoli eventi dal 22 al 25 novembre anche online, così da essere accessibile anche per chi sta lontano e non ha la possibilità di venire fino a Lugano, parleremo con politici ed imprenditori circa le sfide davanti alle quali ci troviamo oggi. Vogliamo ragionare in modo particolare su come riusciamo ad affrontare la sfida climatica e su come il lavoro ci potrà ancora salvare.

Ci interesseranno, tuttavia, anche prospettive e sensibilità diverse: poco abbiamo considerato nel passato, infatti, la sensibilità femminile o quella delle altre culture. «La speranza mia dolce», come diceva Leopardi, si nutre infatti proprio da questa pluralità di vedute ed aspetti.

Vedute che possono giungere anche da un passato lontano, come ad esempio da Dante, che ci insegna oggi un’«etica del ascolto» dell’altro e dell’ambiente. A tal proposito il noto scrittore Filippo La Porta ci racconterà perché Dante parla proprio a tutti noi uomini e donne del terzo millennio.

Un altro contributo alla speranza sarà la testimonianza di sportivi paraolimpici come Cecilia Camellini e Chiara Devittori che ci parleranno della loro personale lotta per la speranza. E infine, non mancherà la voce dei giovani che rifletteranno e approfondiranno insieme come la nostra società possa diventare nuovamente un luogo di speranza e di futuro.

Troppe prospettive in un solo Festival? Tutt’al contrario!

Ognuno può trovare un aspetto o un tema rilevante per se stesso e intercettare altre persone che condividono le stesse preoccupazioni e speranze. Consultate perciò il programma, che contiene anche le modalità di iscrizione, visitando il sito: https://www.catt.ch/newsi/programma-del-festival-della-dottrina-sociale-della-svizzera-italiana-2021/

Dopo il Festival, probabilmente, potremo anche capire perché non aveva del tutto ragione Sartre quando ritenne che «non c’è bisogno di sperare per agire».

È vero che a volte “usiamo” proprio la speranza come scusa per la nostra rassegnazione e il pessimismo, ritenendoci oltremodo “realisti”, ma una tale speranza “distruttiva” non ci porta verso il futuro.

Ma se per questo pessimismo smettessimo di sperare, allora ci taglieremmo le ali da soli, perché – come diceva Hegel – «nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione», e quindi senza speranza.


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