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Oggi si decide la data del voto per il Quirinale

Politica

Oggi si decide la data del voto per il Quirinale.

Letta spinge per Draghi al Colle con una ‘nomination’ anche per Palazzo Chigi, il ‘no’ del Pd a Berlusconi incarta il centrodestra. Salvini ripropone l’incontro tra i leader di tutti i partiti. I senatori M5s premono per un bis di Mattarella.

Si saprà oggi la data della prima votazione del Parlamento in seduta congiunta per eleggere il nuovo Capo dello Stato. Il presidente Roberto Fico ha inviato la lettera alle Regioni affinchè scelgano i delegati che andranno a completare i 1.008 grandi elettori (attualmente 1.007, ma il 16 gennaio si svolgeranno le elezioni suppletive per il seggio della Camera lasciato vacante dal neo sindaco di Roma Gualtieri). In quella lettera sarà appunto indicata la fatidica data ‘X’ (da Montecitorio poi sarà diramata una comunicazione ufficiale).

Continua ad impazzare il ‘toto data’: l’ipotesi più accreditata è quella del 24 gennaio, ma secondo alcuni parlamentari potrebbe essere anche tra il 26 e il 27.  

Intanto, la Camera dei deputati scalda i motori e si prepara ad ospitare parlamentari, leader, giornalisti italiani e testate straniere. Sin da questa mattina nel palazzo operai e tecnici al lavoro per i primi rilievi: ci sono innanzitutto da allestire le postazioni nel cortile interno tradizionalmente riservate alle televisioni.

Poi bisognerà anche stabilire le modalità di utilizzo del Transatlantico, per evitare assembramenti. Il rischio dei contagi tra i grandi elettori, infatti, è alto e si devono valutare tutte le contromisure per garantire la presenza e, soprattuto, che le operazioni di voto si svolgano nel pieno rispetto delle norme anti Covid.

Già tra Natale e Capodanno si è svolta una prima riunione organizzativa alla Camera e domani i vertici di Montecitorio incontreranno i consultenti tecnici e sanitari. Si va, viene spiegato, verso una unica prima votazione, mentre poi tochherà allo stesso presidente Fico, assieme ai capigruppo di Camera e Senato, nella conferenza congiunta che tradizionalmente si riunisce alla vigilia del primo voto, decidere come procedere con le successive votazioni, se mantenere lo schema di un unico scrutinio al giorno o invece passare a due votazioni.

Il punto è che i tempi sono inevitabilmente lunghi: si stima, infatti, che ocorreranno almeno minimo 5-6 ore, tenuto conto che si procederà con appello nominale suddiviso per scaglioni, molto probabilmente suddivisi per orario. Poi serve il tempo tecnico per scrivere il nome sulla scheda e, a questo, va aggiunto il tempo necessario per lo spoglio. La proprità è mantenere le distanze di sicurezza, evitare il più possibile assembramenti e garantire al contempo la normale procedura di voto. Il tutto con l’incognita del Covid: si teme, infatti, soprattutto fra i parlamentari, un aumento dei contagi che potrebbero ‘impattare’ sul quorum. 

Il Covid non ha risparmiato i parlamentari 

Al momento i dati disponibili sui parlamentari positivi si riferiscono alle ultime sedute di Camera e Senato: erano circa 30 i deputati assenti per Covid (tra positivi e in quarantena) a fine dicembre (esattamente il 30, ultimo giorno di seduta dell’Aula, di cui meno di 20 i contagiati dal virus) e meno di una decina di sentori, ma c’è chi riferisce di non più di 5-6 (il dato è riferito al 23 dicembre, ultima seduta dell’Aula di palazzo Madama). Dunque, per fare un calcolo più aggiornato bisognerà attendere la ripresa della normale attività del Parlamento: l’Aula di Montecitorio è convocata il 10 gennaio, quella del Senato l’11.

Solo allora si potrà verificare la situazione aggiornata, tenendo anche conto delle nuove norme sulla quarantena, che potrebbero far dimunire le assenze di chi ha avuto un contatto con un soggetto positivo ma ha già ricevuto la terza dose di vaccino. Se le assenze dovute al Covid dovessero mantenersi sul trend di fine dicembre, o anche salire un pò a circa una cinquantina-sessantina di contagiati (considerando anche i delegati regionali), si pronostica tra Camera e Senato, comunque il quorum delle votazioni non subirebbe grossi ‘scossoni’ e sarebbe garantito (la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini su 1008 grandi elettori e la maggioranza assoluta dal quarto in poi).

E questo anche se le assenze per Covid dovessero arrivare a toccare quota 100, scenario ipotizzato (e temuto) da alcuni parlamentari ma che al momento non trova conferme sulla base dei dati a disposizione. Un quadro più completo, anche e soprattutto sul fronte delle modalità organizzative, si avrà la prossima settimana, quando si riuniranno i Questori di Montecitorio. 

AGI – Agenzia Italia

Redazione Corriere di Puglia e Lucania 

Corriere Nazionale


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