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Papa: Per i migranti morti in mare “è il momento della vergogna”

Oltre Tevere - Vaticano

di Claudio Gentile

Il Papa, durante l’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro, si è detto “addolorato” per i 130 migranti morti nelle acque del Mediterraneo e ha parlato di “momento della vergogna”.

Il tragico fatto è avvenuto alcuni giorni orsono dopo che i natanti, partiti dalla Libia, avevano lanciato chiamate di emergenza, ma né le autorità libiche, né quelle maltesi e italiane avevano risposto alle richieste di aiuto. Quando sono arrivati i soccorsi di alcune navi civili, dopo due giorni, per loro era troppo tardi. Erano morti chi per annegamento, chi per ipotermia ed il Mediterraneo è divenuto il loro cimitero. Sotto accusa anche Frontex, l’Agenzia europea che vigila sui confini, per aver “negato il soccorso”. “Gli Stati europei si sono rifiutati di salvare i naufraghi” è l’accusa rivolta dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni (OIM).

“Sono persone, sono vite umane, che per due giorni interi hanno implorato invano aiuto, un aiuto che non è arrivato” ha detto il Papa, che ha chiesto di pregare per loro e per chi continua “a morire in questi drammatici viaggi”. Il Pontefice ha chiesto di pregare anche “per coloro che possono aiutare ma preferiscono guardare da un’altra parte”.

Prima di affacciarsi in Piazza San Pietro, Francesco aveva ordinato in Basilica nove nuovi sacerdoti in occasione della Giornata delle Vocazioni. È la prima volta dallo scoppio della pandemia che il Papa torna a celebrare all’Altare della Cattedra con un numero significativo di fedeli ad assistere alla cerimonia. In questo ultimo anno, infatti, Francesco aveva scelto di celebrare all’Altare della Confessione, in fondo alla Basilica, alla presenza di un sparuto numero di persone (una trentina durante il primo lockdown, un centinaio dopo). La scelta di cambiare è stata forse dettata oltre che dalle nuove misure volute dal governo italiano, anche dal fatto che il Papa e tutti i dipendenti e cittadini vaticani sono stati tutti vaccinati nei mesi scorsi con i sieri della Pfizer-BioNTech.

Rivolgendosi durante l’omelia ai novelli preti che svolgeranno il loro ministero nella Diocesi di Roma, il Pontefice ha ricordato loro che il sacerdozio non è una “carriera”, ma un “servizio”. Per questo ha invitato ad essere “vicini” a Dio, al loro Vescovo, agli altri sacerdoti ed al popolo e di “non chiudere il cuore ai problemi”.

Tra i consigli loro rivolti quelli di perdere tempo “ascoltando e consolando” e di essere misericordiosi, “perché Dio perdona tutto, non si stanca di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”.

Infine, un monito: “allontanatevi dalla vanità, dall’orgoglio dei soldi. Il diavolo entra “dalle tasche”. Siate poveri, come povero è il santo popolo fedele di Dio. Poveri che amano i poveri. Non siate arrampicatori”. Pastori dunque, “non imprenditori”.


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