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PD-5Stelle tra Ursula e Maduro: aritmetica non è politica

Politica

Senza la pretesa di essere esaustivi, sarebbe indispensabile sapere come una maggioranza di questo tipo intende affrontare alcune questioni concrete ed a quali alleati intende rivolgersi per allargare la coalizione.

Letta e Conte, l’uno leader del PD, l’altro quasi leader dei 5Stelle si esercitano “a distanza” (e non c’entra la pandemia) in manovre di avvicinamento per una alleanza nella prossima legislatura. Se ci riuscissero, e se gli elettori dovessero premiarli, non si capisce come potrebbero governare il Paese. Si ripeterebbe ancora una volta la maledizione che perseguita l’Italia da dieci anni a questa parte, dalla caduta, cioè, dell’ultimo governo Berlusconi. Perché quella di una alleanza tra PD e 5Stelle è, allo stato, una ipotesi puramente numerica, non politica. Senza la pretesa di essere esaustivi, sarebbe indispensabile sapere come una maggioranza di questo tipo intende affrontare alcune questioni concrete ed a quali alleati intende rivolgersi per allargare la coalizione. Per una maggiore equità sociale, punterebbe a misure tipo reddito di cittadinanza o a quelle che generano sviluppo, ancorchè sostenibile? Anche lasciando perdere le tante assurdità del passato dei 5Stelle (terrapiattismo, gilet gialli, Maduro e la Cina, il blocco delle opere pubbliche, il giustizialismo esasperato peraltro portato al governo con il ministro Bonafede), anche il PD è in debito di risposte chiare verso i propri iscritti ed elettori.

Del resto, lo stesso problema lo hanno a destra. L’alleanza Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia regge (se regge) non perché esprima una visione comune. Regge perché  tale alleanza appare in grado di conquistare la maggioranza e, quindi, il governo del Paese. Ma quello di centrodestra, almeno, è uno schieramento che ha alle spalle una tradizione. Al contrario, la storia dei rapporti tra PD e 5Stelle è storia di feroci polemiche, talvolta finite nei tribunali. E pare arduo che in tali condizioni la fine delle ostilità e la comunanza di intenti decretata dall’alto possa poi calarsi davvero nelle realtà territoriali. Perché mai, altrimenti, sono falliti i tentativi di dare vita ad alleanze nelle elezioni regionali e comunali? Come minimo Letta e Conte dovrebbero indicare gli obbiettivi della loro eventuale alleanza, ovvero qualche riforma sulla quale si trovano d’accordo e coinvolgere nella discussione i militanti. Cosa difficilissima per tutti in Italia, dove nei partiti non si discute e non si vota: semplicemente ci si adegua per non essere tagliati fuori. In queste condizioni, mettere le ali ad un progetto di riforme appare velleitario. E se accadesse, sarebbe un vero miracolo.

Nicola Cariglia


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