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Per il centrodestra è giunta l’ora di valutare l’adeguatezza degli attuali leader

Politica

Possibile che nessuno, a destra, abbia l’onesta intellettuale, la serietà politica e la lungimiranza strategica di pretendere un confronto; di esigere l’apertura di una riflessione interna anche aspra, ruvida ma autentica?

È ovviamente presto per dirlo, ma se il buongiorno si vede dal mattino (e le conferenze stampa delle ultime ore appaiono esplicite), tutto, nel centrodestra, resterà come prima.

Non c’è sconfitta che tenga! Le leadership -a destra- paiono indiscutibili, immutabili, inamovibili, praticamente eterne!

A sinistra, una sconfitta, proprio alle elezioni amministrative, determinò la caduta persino del leader Maximo D’Alema e con lui di un intero governo: peraltro il primo esecutivo italiano con a capo un esponente (ex)comunista.  A destra, invece, dopo la batosta del voto comunale, nessuno muove ciglia e tutti si guardano bene da chiedere conto. Insomma, tutto appare ordinario, (a)normale!

Dove troppo (a sinistra si mette in discussione il segretario anche per la sconfitta nelle elezioni condominiali), dove niente!

Ecco il vero tarlo del centrodestra: l’incapacità di fare i conti con la realtà! E, all’occorrenza, trarre le dovute conseguenze.

Possibile che una sconfitta tanto eclatante (soprattutto se paragonata ai super sondaggi degli ultimi mesi che vedevano il centrodestra in rampa di lancio) non induca nessun leader ad una riflessione sulla sua reale adeguatezza?

E -cosa assai più preoccupante- possibile che nessuno, a destra, abbia l’onesta intellettuale, la serietà politica e la lungimiranza strategica di pretendere un confronto; di esigere l’apertura di una riflessione interna anche aspra, ruvida ma autentica?

Appare disarmante come l’analisi della sconfitta si voglia ridurre ad una valutazione contabile dei voti (e del non voto) senza l’imperativo di volare più in alto e, all’occorrenza, mettere in discussione la linea politica e, con essa, la leadership che l’ha incarnata.

Da sempre “è la somma che fa il totale” -come diceva Totò- e questa volta il totale (che narra di sconfitte brucianti anche nelle roccaforti lumbard) è talmente pesante da non poter essere facilmente eluso.

Persino le motivazioni addotte: astensione, ritardo nella scelta dei candidati, inadeguatezza delle personalità individuate, competizione eccessiva per la guida della coalizione, risuonano come ulteriori, feroci e -definitivi- atti di accusa.

Altro che vertici dei capi, la realtà esige un bagno di umiltà e forse qualche responsabile passo indietro….

Daniele Marchetti


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