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Per Seghezzi, il numero di inattivi nasconde il lavoro ‘nero’

Economia & Finanza

Pubblicato da:

alle ore: 16:53

Il presidente di Fondazione Adapt, analista del mercato del lavoro, commenta con l’AGI i numeri diffusi oggi dall’Istat sulla disoccupazione in Italia.

AGI – “Nell’ambito di un mese tutto sommato un pò piatto, il dato più interessante mi sembra quello sugli inattivi. Sono lo zoccolo più critico del mercato del lavoro italiano: sono coloro che tra i 15 e i 64 anni né lavorano né lo cercano.

Siamo attorno al 35%: vado a memoria ma credo nei paesi Ue si non arrivi nemmeno al 20%, è una cifra altissima. Sono numeri che nascondono alcune dinamiche”.

Francesco Seghezzi, presidente di Fondazione Adapt, analista del mercato del lavoro, commenta con l’AGI i numeri diffusi oggi dall’Istat sulla disoccupazione in Italia. Ad aprile il tasso di inattività è salito al 34,6% (+0,1 punti), resta sui livelli prepandemici. Un dato che coinvolge entrambi i sessi e tutte le classi di età.

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Secondo Seghezzi: “E’ difficile avere una conferma, ma probabilmente questi dati nascondano una quota significativa di lavoro nero. Altrimenti è inspiegabile avere un dato cosi’, senza che nelle strade si verifichino rivolte sociali e proteste”. L’analista ricorda che: “Il tema del lavoro nero è una anomalia tutta italiana. Non che altrove non esista, ma qui il tasso si discosta anche dai Paesi del Sud Europa, quelli a noi culturalmente più simili in alcune dinamiche. Se poi consideriamo le grandi economie, non ci sono eguali”.

Da mesi in Italia è in corso un dibattito su occupazione, salari e forme di accompagnamento al reddito. C’è chi sostiene che una parte del dato su disoccupati e inattivi sia legato al reddito di cittadinanza e ai sussidi erogati negli ultimi anni dal governo. E chi replica che le rinunce al lavoro siano spesso dettate dai compensi esigui offerti, soprattutto nei contratti a tempo determinato. “Sono probabilmente veri tutti e due gli aspetti”, commenta Seghezzi. “Dove ci sono salari molto bassi – specifica – vicini all’ammontare dei sussidi mensili, quelli attorno ai 600/700, è chiaro che le persone possano essere portate a pensare sia meglio percepire temporaneamente un sussidio che accettare un lavoro evidentemente sottopagato. Il lavoro è generatore di reddito e di socialità, aiuta l’economia”.

Poi prosegue: “E’ chiaro con la debolezza dei controlli, per cui il lavoro nero prospera, si è visto come persone che percepiscono il reddito di cittadinanza integrino con del lavoro nero.

Dire però che è il reddito che ha generato lavoro nero non è esatto, non ne farei un discorso causa-effetto. Anche perché in Europa – sottolinea – quasi tutti i Paesi hanno forme di sostegno al reddito da prima di noi, eppure non registrano nè questi tassi di inattivi né di lavoro nero“.

Quanto al boom dei contratti a termine, il valore più alto dal 1977, Seghezzi argomenta: “Rientra nella dinamica di una ripresa post pandemica caratterizzata dall’incertezza, dove ora si è aggiunto anche il peso del conflitto in corso, le cui ripercussioni sul lavoro però saranno visibili nei prossimi mesi.

Le imprese sono più portate a fare assunzioni a termine. Auspichiamo che la maggior parte di questi contratti diventi poi indeterminato. è una dinamica già vista”.

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