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Per una breve storia della Sociologia clinica in Italia

Arte, Cultura & Società

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Nello scorso mese di marzo, sul sito ufficiale: https://sociologiaclinica.it/ de Il Laboratorio di Sociologia Pratica: Applicata e Clinica [i], LAB.-S.P.A.C , è stato pubblicato il mio articolo: “La relazione tra la modernità e la post modernità. Dal disagio sociale alla Sociologia clinica”.

Nata negli Stati Uniti negli anni ’20 dello scorso secolo, in quanto indirizzo della Sociologia, in base all’ipotesi che fattori sociali ed esperienziali influenzano significativamente la strutturazione della personalità umana, la Sociologia clinica (dal latino clinĭcus, che deriva dal greco κλίνη, kliné cioè “letto”: dunque con il senso metaforico di “chinarsi sul capezzale del malato”) costituisce un approccio disciplinare specifico che, con un insieme di metodi e tecniche volte alla comprensione e al trattamento della persona, ha come obiettivo la mediazione tra disagi e risorse, tanto individuali quanto sociali.

Per conoscere meglio la Sociologia clinica e il ruolo che ha assunto negli anni nel nostro Paese, ai lettori appassionati di scienze sociali può essere utile il seguente articolo di approfondimento, pubblicato su gentile concessione degli autori, Gianluca Piscitelli [ii]e Everardo Minardi[iii], che poi sono i maggiori artefici del sito e del Laboratorio (in breve LAB) summenzionati.

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PER UNA BREVE STORIA DELLA SOCIOLOGIA CLINICA IN ITALIA

Elementi per la ricostruzione di un percorso sociale, umano e intellettuale

di Gianluca Piscitelli e Everardo Minardi

I primi, rilevanti, segnali d’interesse del mondo accademico italiano per la sociologia clinica risalgono al 1992 quando si costituisce – presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Cassino e sotto la guida del Prof. Francesco M. Battisti – il primo gruppo italiano di sociologia clinica che, di lì a poco, organizzerà il primo seminario italiano di sociologia clinica i cui atti sono stati poi raccolti nel volume Sociologia clinica e Sistemi sociosanitari: dalle premesse epistemologiche allo studio di casi e interventi. Atti del primo seminario italiano di sociologia clinica (FrancoAngeli, Milano 1995) a cura dello stesso Prof. Battisti e della Prof.ssa Michelina Tosi.

Sempre all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso sono molti i tentativi di riconoscimento di questa forma di lavoro sociale e di fare sociologia: il Prof. Leonardo Benvenuti dell’Università di Bologna fonderà l’A.I.S.T. (l’Associazione Italiana di Socioterapia) e un suo allievo, Giuseppe Gargano, costituirà poi l’A.I.S.C. (l’Associazione Italiana di Sociologia clinica( cfr.G. Gargano, “Art and Science in Italian Clinical Sociology” in J.M. Fritz (eds), International Clinical Sociology, Springer, New York 2008, pp 153-169), che resterà in piedi per alcuni anni. A Milano, sotto la direzione Prof. Alberto Melucci – poeta e psico-terapeuta della Gestalt, ordinario di Sociologia dei Processi culturali presso l’Università degli Studi del capoluogo lombardo nella quale è stato anche docente alla Scuola di Specializzazione in Psicologia clinica – prende avvio un gruppo di lavoro che comincia a raccogliere le idee per una possibile metodologia d’intervento sociologico (cfr. di A. Melucci, Verso una sociologia riflessiva, Il Mulino, Bologna 1998).

Significativa l’esperienza seminariale del laboratorio di sociologia clinica, nell’ambito del corso di laurea per Assistenti Sociali dell’Università degli Studi di Roma 3, sotto il coordinamento del Prof. Roberto Cipriani e a cura del Dott. Gianluca Piscitelli nel biennio 1996-97.

A Napoli, il Prof. Massimo Corsale – Direttore dell’Istituto di Sociologia prima e del Dipartimento di Sociologia e Scienze politiche poi, presso l’Università degli Studi di Salerno – coglie l’occasione di approfondire e utilizzare l’approccio sociologico clinico (apparentemente ispirato dal lavoro sui “modelli culturali” che Louis Wirth aveva già introdotto), nell’ambito della sua attività di consulente per il Ministero della Giustizia. Rilevanti i suoi sforzi per ridefinire il ruolo professionale del sociologo nella contemporaneità (cfr. di M. Corsale, L’identità del sociologo: la sociologia tra le scienze del comportamento, Edizioni Goliardiche, Trieste 2000).

Massimo Corsale è stato tra gli autori che hanno collaborato alla redazione del Dictionnaire de Sociologie Clinique, di recente pubblicato in Francia. Ma è con il Prof. Vincenzo M.B. Giorgino – tra i primi negli anni ’90 a sostenere in ambito accademico la necessità di un approccio professionale applicato e clinico per lo sviluppo della sociologia – docente all’Università degli Studi Torino che la prospettiva del lavoro sociologico clinico si arricchisce di un nuovo modo di conoscere degli esseri senzienti – tale da cambiare radicalmente l’esperienza scientifica e professionale perché integra il sapere contemplativo. Nello specifico, l’integrazione tra sapere contemplativo e sociologia consentirà in futuro alla sociologia clinica – secondo Giorgino – di giocare un ruolo di rilievo (cfr. di V.M.B. Giorgino, “La fecondazione incrociata tra sapere contemplativo e pratica sociologica”, Quaderni di Sociologia Clinica n.15, Homeless Book, 2019; “Co-Designing Economies in Transition. Radical Approaches” in Dialogue with Contemplative Social Sciences, Springer, New York 2018).

Parallelamente a quanto è avvenuto in ambito accademico, saranno le associazioni professionali dei sociologi italiani (in particolare la So.I.S. – Società Italiana di Sociologia – e l’A.N.S. – Associazione Nazionale Sociologi Italiani) ad essere particolarmente attive – già a partire dagli anni ’80 del secolo scorso – nella promozione della sociologia applicata e clinica. Degni sicuramente di menzione sono gli sforzi compiuti in tal senso da Lucio Luison, professionista e dirigente della pubblica amministrazione scomparso prematuramente, che ci ha lasciati tre importanti testi: Introduzione alla sociologia clinica, FrancoAngeli, Milano1998; Mediazione Sociale e Sociologia, FrancoAngeli, Milano 2000; e La mediazione come strumento di intervento sociale, FrancoAngeli, Milano 2006. Silvia Liaci e Patrizia Magnante guideranno una delle succitate associazioni manifestando una ferma determinazione allo sviluppo della “cassetta degli attrezzi” del sociologo professionista (cfr. S. Liaci, R. Bettoli, P. Magnante, Il focus group. Uno strumento poliedrico. Sociologia clinica e ricerca sociale, Bonanno Editore, Acireale 2009).

Remo Siza, infine, che con la sua direzione della rivista Sociologia e Professioni ha rappresentato e tuttora rappresenta un punto fermo e imprescindibile per lo sviluppo della sociologia professionale clinica in Italia e per la progettazione sociale (R. Siza, “The Sociologist: a Profession without a Community”, International Review of Sociology/Revue Internationale de Sociologie, Vol. 29, n.3, 2019; Manuale di progettazione sociale, FrancoAngeli, Milano 2014).

Ma è nel 2006 che lo sforzo congiunto tra associazioni professionali, da una parte, e mondo accademico, dall’altra, trovano un significativo punto d’incontro e occasione di sviluppo della professionalità sociologica extra accademica con l’istituzione – prima esperienza al mondo – del Master Universitario di II livello in Sociologia clinica. Il Master si svolgerà presso l’Università degli Studi di Teramo sotto la direzione scientifica del Prof. Everardo Minardi e parteciperanno studenti e docenti universitari, anche non italiani, come Jan Marie Fritz dell’Università di Cincinnati (Ohio) e Lorenzo Navarrete Moreno dell’Università Complutense di Madrid (Spagna).

Tra le condizioni che possono essere annoverate e che resero possibile l’istituzione del Master va considerata non solo l’incontro tra le volontà di sociologi di diverso background ed esperienze professionali, quanto nel fatto che, a Teramo, il Gruppo di lavoro sulle politiche sociali per lo sviluppo locale (che aveva sede nel Dipartimento di Teoria dei Sistemi e delle Organizzazioni della predetta Università, diretto dal Prof. Everardo Minardi) aveva cominciato ad incrociare due processi di interesse teorico-pratico. Da una parte il riconoscimento e la valorizzazione, attraverso attività di ricerca e di sociologia applicata, dei soggetti che danno forma in una logica di sussidiarietà orizzontale (o circolare) ad una nuova forma di benessere: il welfare community. Dall’altra un travagliato, ma progressivo e fruttuoso processo di distacco dagli approcci ai fenomeni sociali di tipo causale, sistemico e funzionale. Una consapevolezza acquisita sul campo che ha reso coscienti di come la tuttora imperante prospettiva macro in Sociologia renda irrilevante la dimensione locale dello sviluppo, dove il locale richiama direttamente e non solo simbolicamente l’insieme dei rapporti sociali che si sviluppano sui territori, attraverso le famiglie, le associazioni, le organizzazioni sociali; in breve, le autonomie sociali che sono le premesse delle autonomie locali.

Superando la cesura intellettuale operata dalla sociologia sistemica e funzionale per cui la dimensione locale è una semplice derivazione del generale e il micro una derivazione del macro e non viceversa, diviene possibile e riconoscibile un lavoro sociologico (applicato e clinico) che scopre contenuti e valenze del locale e delle forze generatrici delle diverse espressioni di un capitale che non si riduce alla sua valenza economica, ma riscopre le sue qualificazioni di capitale sociale, culturale, valoriale, simbolico (E. Minardi, Fare il sociologo: un mestiere difficile, manoscritto non pubblicato, 2018 – disponibile su ResearchGate: v. link; Minardi E., Di Francesco G., Paradigmi sociologici per lo sviluppo locale, Homeless Book 2009; Minardi E., Federici M.C., Dono, Conoscenza, Reciprocità. Per uno sviluppo etico del territorio, Il Piccolo Libro 2006; Minardi E., Cifiello S., Teorie e metodo del lavoro sociologico, FrancoAngeli, Milano, 2005).

Nonostante le resistenze del mondo accademico, da una parte, che è tuttora il geloso custode di un modo di fare sociologia che privilegia esclusivamente la ricerca e l’insegnamento; e, dall’altra, del sistema istituzionale italiano delle professioni che non riconosce ancora pienamente la professionalità sociologica extra accademica, il dibattito sulla sociologia applicata e clinica è vivo e vede coinvolte non solo le associazioni professionali dei sociologi professionisti.

A ciò si deve aggiungere la mancanza di una comunità di professionisti riconosciuta e che sia in grado di incidere sulle traiettorie lavorative dei singoli professionisti sia sul piano formativo, sia riflessivo-pratico. Ecco perché negli ultimi anni il Prof. Everardo Minardi e Gianluca Piscitelli hanno costituito il Laboratorio di Sociologia Pratica, Applicata e Clinica (www.sociologiaclinica.it) che ambisce ad essere uno spazio identificativo e d’incontro-scambio tra sociologi e lavoratori del sociale professionisti extra accademici.

Alle attività del Laboratorio di Sociologia Pratica, Applicata e Clinica collaborano una pluralità di professionisti, tra cui il Dott. Gianluca Piscitelli, allievo del Prof. Minardi, che ha sviluppato una sua particolare metodologia dell’intervento sociologico (cfr. G. Piscitelli, La cooperazione consapevole. Un modello d’intervento sociologico a favore dei protagonisti della società civile, Aracne Editrice, Roma 2010; Consapevolezza, Adattamento creativo e Crescita, Quaderni di Sociologia Clinica n. 11, Homeless Book, Faenza 2018, trad. ing., Awareness, Creative Adaptation and Growth, Quaderni di Sociologia Clinica n.13, Homeless Book, 2019.

Il Laboratorio cura la pubblicazione di due collane: i QSC-Quaderni di Sociologia Clinica, dedicata agli approfondimenti teorici della sociologia pratica, applicata e clinica; e OnTheRoad, dedicata a raccogliere e valorizzare le esperienze professionali degli operatori/lavoratori del sociale extra accademici. Tra le più recenti pubblicazioni del Prof. Minardi ricordiamo: Sociologia accademica e sociologia professionale, Quaderni di Sociologia Clinica n. 17, Homeless Book, 2019; e La costruzione dell’intervento sociale, Quaderni di Sociologia Clinica n.16, Homeless Book,2 019).

[i] Laboratorio di Sociologia Pratica: Applicata e Clinica. Cfr. mio articolo su Reteluna.it Italia:  “Il LAB.-S.P.A.C: uno degli esempi concreti e più significativi di Sociologia clinica in Italia” del 24 gennaio 2022;

[ii] Everardo Minardi, presidente del LAB, Link al profilo personale;

[iii]Gianluca Piscitelli, coordinatore/segretario del LAB, Link al profilo personale.

 

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