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Perché i disabili non sono riusciti a salire sul treno a Genova

Attualità & Cronaca

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alle ore: 06:36

Nessuno li ha cacciati dal regionale, ma nessuno si è offerto di cedere loro il posto riservato. Agi ha ricostruito attraverso fonti qualificate come sono andate veramente le cose.

© Massimo Lovati / AGF
– La stazione di piazza Principe a Genova

AGI – Non sono mai saliti a bordo del treno nella stazione di Genova i 27 ragazzi disabili e i 3 accompagnatori dell’associazione Haccade, protagonisti della vicenda che ha scatenato indignazione e polemiche trasversali. Lo apprende Agi da fonti qualificate.

L’episodio è accaduto il 18 aprile alla stazione di Piazza Principe: Trenitalia aveva riservato sulla prima vettura del regionale 3075 Albenga-Milano i posti necessari a far viaggiare da Genova a Milano la comitiva. Sul convoglio, arrivato però nella stazione genovese di Piazza Principe con un ritardo di 40 minuti, dovuto a un precedente vandalico che aveva costretto a cambiare tipo di treno a Savona (con 150 posti in meno), sono saliti numerosi viaggiatori occupando tutti i posti, compresi quelli tenuti e rimasti fino a lì liberi per la comitiva. Secondo le fonti Agi, il treno era stracolmo “con persone nei corridoi”.

A quel punto, secondo la ricostruzione fornita da Trenitalia, il personale di assistenza alla clientela è salito a bordo per invitare le persone a liberare i posti riservati: dopo circa venti minuti, “nell’impossibilità di persuadere i clienti e permettere alla comitiva di viaggiare seduta e in maniera confortevole, come previsto, Trenitalia ha individuato una soluzione alternativa, utilizzando un pullman sostitutivo”.

Trenitalia ha poi spiegato di aver fornito la “massima assistenza, consegnando a ciascuno un kit con snack e bevande, accompagnandoli ai servizi igienici e, successivamente, al pullman per raggiungere Milano”, dove però – secondo quanto riferito dall’associazione – i guai non sono finiti, con il pullman che si è fermato una volta a destinazione, senza prestare la necessaria assistenza ai passeggeri. In questo contesto di disagio, a quanto apprende Agi, la Polfer – abituata a intervenire in casi di sovraffollamento come quello accaduto ieri – non sarebbe mai stata invitata a salire sul treno dall’azienda, nonostante fosse un intervento abbastanza di routine, con la discesa coatta prevista se le condizioni lo avessero consentito. E quello di lunedì poteva certamente essere uno di quei casi.

Il tema dunque era dover gestire la tensione in un treno in ritardo e sovraffollato, con difficoltà di movimento nei corridoi e negli scompartimenti.

L’intera vicenda ha sollevato sdegno e sconcerto, dalla politica al mondo dell’associazionismo. Il presidente della Liguria, Giovanni Toti, lo ha definito un episodio “totalmente esecrabile”, tanto da chiamare il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, e definire un incontro in settimana, “perché lo sfondo di tutto questo è la necessità di programmare un servizio di treni interregionale, che dipende dal ministero e non dal contratto di servizio con la Regione, che agevoli il nostro turismo e la possibilità di muoversi tra le regioni del Nord e le riviere liguri, in una stagione turistica che si preannuncia molto incoraggiante” a detta del governatore.

Sul piede di guerra Assoutenti che ha depositato un esposto alle Procure di Genova e Milano, chiedendo un “daspo” a vita sui treni italiani per i passeggeri che non hanno lasciato i posti riservati ai disabili. A seguire Codacons ha fatto sapere di voler presentare denuncia/querela.

Trenitalia, tramite la direttrice regionale della Liguria, Giovanna Braghieri, ha spiegato che le persone che non hanno voluto alzarsi dai posti riservati per il gruppo di disabili “avevano un regolare biglietto, che gli permetteva di viaggiare sia seduti che in piedi. I viaggiatori – ha affermato – sono stati controllati e possedevano un regolare biglietto. Ricordiamo che per viaggiare su un treno regionale è possibile acquistare un biglietto che permette di avere la garanzia del viaggio che può essere effettuato sia in piedi che seduto con il ritorno alla capienza al 100%. Abbiamo anche una app che permette, con una sorta di semaforo rosso, giallo e verde di monitorare lo stato di disponibilità dei posti a bordo per i viaggiatori che vogliono avere questo tipo di informazioni”.

I viaggiatori, a quanto spiegato da Braghieri, “sono stati invitati più volte dal nostro personale a lasciare liberi quei posti, sottolineando che erano riservati a una comitiva di ragazzi disabili, ma nessuno si è alzato. La nostra richiesta non è stata minimamente accolta”.

A quel punto, secondo quanto ricostruito dalla direttrice regionale di Trenitalia, “è stato chiesto l’intervento della Polfer che era presente in stazione ma – ha aggiunto Braghieri – non sappiamo poi le scelte della Polfer da cosa siano state dettate”. A quanto risulta ad Agi, però, la Polfer non sarebbe stata sollecitata a intervenire a bordo.

A quel punto, con i ragazzi che non sono saliti sul treno a Genova Piazza Principe, Trenitalia ha offerto “quella che poteva essere una soluzione alternativa di viaggio confortevole per questo gruppo di persone – ha spiegato ancora la direttrice regionale – Il viaggio avrebbe potuto proseguire rimanendo in piedi, ma abbiamo ritenuto di offrire un autobus di supporto dedicato a loro per poter raggiungere Milano”.

L’azienda, “esprimendo vivo dispiacere e sdegno per l’accaduto”, ha fatto sapere che rimborserà integralmente il biglietto a tutti i partecipanti e “conferma il proprio impegno a tutelare il diritto alla mobilità di tutti, in particolar modo di chi, per poterne godere pienamente, necessita di ogni doverosa attenzione: professionale, organizzativa e di comune senso civico”.

Anche Regione Liguria ha invitato l’associazione Haccade a tornare un giorno in Liguria, magari in occasione dell’evento florovivaistico di Euroflora, “per rimarcare – ha sottolineato l’assessore regionale ai Trasporti, Gianni Berrino – la disponibilità di accoglienza della nostra regione che non deve essere tacciata come regione che non ha sensibilità su questi temi”.

Manca ancora una voce, in questo coro di dichiarazioni: quella di chi, da quel treno, non è voluto scendere lasciando civilmente il posto a chi ne avrebbe avuto pieno diritto.


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