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Perché non si parla piu’della Catalogna?

Politica

Non se ne parla più da tempo nei talk show

I telegiornali ed i quotidiani non se ne occupano più. È una faccenda rimossa dall’agenda politica.

Si sono spenti i riflettori e da un certo punto di vista è un bene perché le notizie sulla Catalogna riguardano quasi sempre fatti violenti.

Facciamo il punto della situazione, ripercorrendo le ultime vicende per sommi capi. Per il referendum della Catalogna nel 2017 la repressione della polizia ha causato circa 800 cittadini feriti durante i tafferugli. Il sì ha stravinto con il 90% ma l’affluenza è stata solo del 42%.

Secondo alcuni ci sono state delle irregolarità al momento del voto e alcune persone avrebbero votato più volte. Secondo Rajoy il referendum è stato illegale.

Per il tribunale costituzionale di Madrid la consultazione è stata incostituzionale. La legge spagnola infatti non prevede la secessione di alcuna regione. Il governo centrale difende l’unione della Spagna sancita nel 1978. I cittadini erano chiamati a scegliere se volevano la Catalogna come stato indipendente e repubblicano. Attualmente questa regione è soltanto autonoma.

Nel novembre 2017 la procura spagnola ha emesso un mandato d’arresto per  Puigdemont, rifugiatosi in Belgio. Sono stati arrestati degli ex consiglieri.

Nel 2021 gli indipendentisti hanno vinto le elezioni, ma l’indipendenza resta irrealizzabile, una vera e propria chimera. Va detto che la Spagna ha diverse anime.

Ci sono alcune lingue ufficiali come lo spagnolo, il basco, il galiziano, il catalano. Tutte le problematiche identitarie spagnole  ritornarono in auge dopo le cariche della polizia. Tutto naturalmente inizia da molto lontano. Bastava andare a Barcellona trenta anni fa e chiedere ad una ragazza se era spagnola e questa ti rispondeva che era catalana. Questo era significativo.

Comunque speriamo che la situazione non degeneri. Per ora è calma apparente, ma il fuoco cova sempre sotto la cenere. Per anni ed anni già c’è stato il terrorismo basco, i cui militanti erano allo stesso tempo secessionisti e marxisti-leninisti.

Bisogna ricordare che la Catalogna è una regione ricca della Spagna. Naturalmente non voglio azzardare paragoni con alcune regioni italiane. I catalani vogliono l’autodeterminazione del loro popolo sia per le differenze linguistiche e culturali che per ragioni prettamente economiche.

Il dibattito è ancora in corso riguardo alla questione economica. Gli indipendentisti pensano che la Catalogna ci guadagnerebbe a separarsi, mentre gli unionisti ritengono che sia meglio per tutti suddividersi le spese. Personalmente non voglio cercare giustificazioni o cercare di comprendere i catalani.

La questione è delicata e complessa. Bisogna anche ricordare che gli indipendentisti della Catalogna non sono antieuropeisti e vogliono rimanere nell’Ue. Allo stesso tempo l’Europa si è schierata a favore del governo centrale, anche se ha condannato l’uso della forza da parte della guardia civile.

Ciò complica ulteriormente le cose e rende la realtà spagnola di difficile interpretazione. Non sappiamo cosa succederà in futuro. Nessuno ha la sfera di cristallo.

Probabilmente l’indipendenza resterà lettera morta. Forse ci sarà il dialogo tra governo centrale e parlamento della regione. In Spagna – come ho già scritto – ci sono gli indipendentisti e gli unionisti. Tutta Europa si divide tra indipendentismo di sinistra e centrismo di destra.

Molti invece di pensare con la propria testa e con la propria coscienza seguono pedantemente la linea del loro partito. Personalmente ritengo che non sempre il popolo ai referendum ha dato prova di maturità: si pensi ad esempio alla Brexit. Al di là delle prese di posizione, più o meno impopolari, va detto però che la repressione della polizia spagnola è stata troppo violenta.

Non dovevano assolutamente permettersi di usare proiettili di gomma.

È stato un vero miracolo che non ci sia scappato il morto. Ma in Spagna il pugno duro forse ha  paradossalmente  dato più consenso a Rajoy. In fondo volevano solo votare e sarebbe stato un atto di civiltà garantire ai cittadini catalani di esprimersi alle urne senza subire violenza.

Forse la Spagna con quella esibizione muscolare della polizia  dimostrò che esiste ancora un retroterra culturale ed ideologico franchista. A mio avviso questa violenza ha dimostrato che la democrazia reale è stata almeno in quel periodo a serio rischio in Spagna.

Ciò va riconosciuto, indipendentemente da come la di pensi sull’indipendenza della Catalogna. Andare alle urne e votare per i catalani non era altro che esercitare un loro diritto democratico. Poco importa se non aveva alcun peso politico, legale ed istituzionale.

Aveva senza ombra di dubbio importanza civile e democratica. Anche se poteva avere delle ragioni plausibili a contrastare l’indipendenza, il governo centrale di fatto è passato ad avere torto marcio. Dalla Catalogna, oggi nel 2021, non è più pervenuta nessuna notizia.

Sicuramente ci sarà come al solito molto malcontento della popolazione. Il governo centrale ha avuto da affrontare il problema del Covid.

Sono state sospese le ostilità perché c’era la pandemia. In futuro staremo a vedere se perdurerà questo clima teso e se questo particolarismo regionale distruggerà la Spagna.

Davide Morelli

Redazione Corriere di Puglia e Lucania


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