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Perché si è dimesso il capo di Frontex

Attualità & Cronaca

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alle ore: 03:14

In sette anni, Fabrice Leggeri ha sostenuto il rafforzamento dell’agenzia, che è stata notevolmente potenziata e il cui organico – che vanta anche militari armati – dovrebbe raggiungere i 10 mila tra guardie costiere e guardie di frontiera entro il 2027.

© JANEK SKARZYNSKI / AFP – Fabrice Leggeri

AGI – Alla fine si è arreso. Fabrice Leggeri, direttore esecutivo e capo di fatto di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ha presentato le proprie dimissioni. Decisiva, dopo anni di richieste di dimissioni di parte di gruppi parlamentari e Ong, è stata l’indagine dell’Olaf, l’Ufficio europeo anti-frode, che – secondo anticipazioni dei media – lo accusa di non aver rispettato le regole e di aver mantenuto un comportamento sleale nei confronti dell’Unione europea.

“Noi serviamo le Istituzioni a prescindere dall’individuo. Frontex ha un ruolo che resta estremamente importante nelle nostre politiche”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, senza tuttavia commentare la vicenda che non mette in buona luce l’Unione.

“L’offerta di dimissioni dà la possibilità di chiarire appieno le accuse al fine di creare trasparenza e garantire che tutte le operazioni di Frontex si svolgano nel rispetto del diritto europeo”, ha commentato invece un portavoce del governo tedesco. L’indagine dell’Olaf, che certifica una malagestione dell’Agenzia guidata da Leggeri dopo che lo avevano fatto anche la Corte dei Conti europea e un’inchiesta del Parlamento europeo, arriva dopo le accuse di rimpatri illegali (o immediati, pushbacks in inglese) nelle acque greche.

In un’inchiesta pubblicata mercoledì da Le Monde e Lighthouse Reports emerge come tra marzo 2020 e settembre 2021 Frontex abbia elencato i rimpatri illegali dei migranti, giunti nelle acque greche, come semplici “operazioni di prevenzione delle partenze condotte in acque turche”.

Nella sua lettera di dimissioni, Leggeri conferma di “rimettere il mandato al consiglio di amministrazione, poiché sembra che il mandato di Frontex su cui era stato eletto e poi riconfermato nel giugno 2019 sia, tacitamente, ma di fatto mutato”.

L’eurodeputata olandese Tineke Strik, leader del gruppo di lavoro su Frontex (che ha chiesto le dimissioni di Leggeri), ha commentato con sarcasmo: “Leggeri dice ‘non ho mai capito che Frontex debba proteggere i diritti fondamentali in tutte le sue azioni'”.

“Il prossimo direttore deve farne una priorità assoluta”, ha esortato Strik. Al di là del rapporto dell’Olaf, sembra che la filosofia e la natura stessa della missione dell’agenzia siano al centro degli equilibri di potere che hanno spinto Fabrice Leggeri a dimettersi: Frontex deve garantire soprattutto l’inviolabilità delle frontiere esterne dell’Europa? O dovrebbe supervisionare gli Stati membri dell’Ue nella protezione dei richiedenti asilo che bussano alla loro porta? Negli ultimi mesi, il direttore esecutivo aveva messo in discussione apertamente e pubblicamente questo dilemma. Ai primi di dicembre, intervenendo a una tavola rotonda, si è detto addirittura “impotente” di fronte a questa situazione.

“Tra l’imperativo di non far passare irregolarmente le persone e, dall’altro, il principio di non respingimento perché chi ha bisogno di protezione ha diritto all’asilo, come si fa? Nessuno sa rispondermi. Siamo schizofrenici”, si era lamentato.

“Il ruolo di Frontex, d’importanza cruciale, è aiutare gli Stati membri a proteggere le frontiere esterne comuni dell’Unione e far rispettare, allo stesso tempo, i diritti fondamentali. Per questo Frontex deve disporre di un’agenzia stabile che funzioni bene”, è la risposta che ha dato oggi nel briefing quotidiano con la stampa la portavoce della Commissione europea per gli Affari interni, Anita Hipper.

In sette anni alla guida di Frontex, Fabrice Leggeri ha sostenuto il rafforzamento dell’agenzia, che è stata notevolmente potenziata e il cui organico – che vanta anche militari armati – dovrebbe raggiungere i 10 mila tra guardie costiere e guardie di frontiera entro il 2027. Per un bilancio di un miliardo di euro.

 


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