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Picchetto armato alpini rende omaggio a caduti Cercivento

Eventi, Musica & Spettacolo

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alle ore: 21:28

(ACON) CERCIVENTO (Ud) – Un lungo e sofferto cammino di
redenzione. Che si è concluso soltanto oggi, a 106 anni dalla
tragica alba del primo luglio 1916. Perché per la prima volta i
quattro alpini che a Cercivento furono fucilati come disertori
hanno ricevuto l’omaggio militare dei loro compagni d’arma, i
militari del Terzo Reggimento terrestre da montagna di Remanzacco.

È stato proprio questo gesto il simbolo più eloquente della
seconda Giornata regionale di restituzione dell’onore, celebrata
nel paese della Carnia dove si consumò uno dei fatti più tragici
della già di per sé inumana Prima guerra mondiale. Come ha voluto
sottolineare il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro
Zanin, nel suo intervento che ha concluso una mattinata densa di
emozioni, cominciata con la messa di suffragio e culminata
nell’omaggio davanti al cippo che ricorda i Fusilâts.

Il presidente ha voluto ringraziare il generale comandante della
brigata alpina Julia, Fabio Majoli, per la scelta di inviare
picchetto armato e trombettiere, simbolo di ufficiale
riabilitazione anche per le famiglie dei fucilati, condannate per
decenni alla damnatio memoriae. Mentre “i soldati morti in guerra
sono sempre vittime innocenti”, come ha detto con efficacia Mario
Flora da Paluzza, pronipote di uno dei fucilati.

Sì, quella di Cercivento fu una tragedia perché Silvio Gaetano
Ortis, Basilio Matiz, Giovan Battista Coradazzi e Angelo Massaro
non volevano sottrarsi al dovere di difendere la Patria, non
erano disertori ma soldati valorosi “decorati per fatti di guerra
– come ha detto ancora Zanin -, onorificenze di cui lo Stato si è
dimenticato troppo presto”. I quattro alpini rifiutarono solo le
modalità dell’assalto proposto dal loro capitano, un attacco
suicida sul monte Cellon, esposti al fuoco nemico.

Fu invece il fuoco amico a ucciderli, ma da quel momento il muto
risentimento del paese si è trasformato in memoria condivisa, e
poi è diventato una vera e propria battaglia per la restituzione
dell’onore fatta di testimonianze, libri, opere teatrali e,
ultimo, decisivo atto, la legge del 2021 che riabilita tutti i
soldati fucilati per l’esempio in Friuli Venezia Giulia durante
la Grande Guerra. Una norma apripista che sta per essere presa a
modello da Veneto e Sardegna – ha ricordato ancora il presidente
dell’Assemblea legislativa – mentre il Parlamento ha balbettato,
annacquando il disegno di legge in una targa che rischia di non
lasciare traccia.

Lo ha detto anche Renzo Tondo, il parlamentare carnico, che
all’interno della Commissione Difesa della Camera molte volte si
è sentito solo nel propugnare una legge nazionale di restituzione
dell’onore, sul modello di quanto già fatto da Francia e Gran
Bretagna.

Ma la battaglia per la restituzione dell’onore è un’azione
collettiva, è stato detto ancora a Cercivento. Che ha visto in
campo fin da subito il Comune, il primo a dare un riconoscimento
ufficiale ai quattro alpini con il cippo eretto nel 1996, come ha
ricordato il sindaco Valter Fracas, “da oggi con il cuore più
leggero perché in passato questa commemorazione era monca,
sembrava che celebrassimo dei disertori”. E tutti hanno indicato
nella tenacia di Luca Boschetti, già sindaco di Cercivento e oggi
consigliere regionale, una delle chiavi del successo del percorso
che ha portato alla legge e alla Giornata regionale, celebrata
per la prima volta nel 2021.

Sì, adesso ci sono tutti a onorare i fucilati. Lo si è visto già
nella piccola e pulita pieve di San Martino, durante la messa di
commemorazione celebrata dal cappellano militare don Albino
D’Orlando e arricchita dai canti dell’Onoranda compagnia dei
cantori di Cercivento, un ensemble musicale ultracentenario
formato da sei persone di Cercivento di Sopra e altrettante di
Cercivento di Sotto.

Appena sotto l’altare, spiccavano poi decine di penne nere,
quelle della sezione Ana Carnica e di Gorizia, dei gruppi di
Cercivento, Timau, Paluzza, Ovaro, Sutrio, Verzegnis, Maniago e
Biella (gradita sorpresa da fuori regione), insieme alle insegne
delle associazioni Salvo D’Acquisto e Maestri del lavoro.
E poi tante fasce tricolori. Oltre al padrone di casa Fracas,
erano presenti Umberto Scarabelli di Maniago, Fabrizio Pitton di
Talmassons, Ermes De Crignis di Ravascletto, Domenico Giatti di
Villa Santina, l’assessore Fabrizio Dorbolò di Paluzza, Erika
Furlani di Campoformido (il primo Comune friulano a concedere la
cittadinanza onoraria ai quattro alpini), Battista Molinari di
Zuglio. E ancora, oltre al già citato Boschetti, il consigliere
regionale Giampaolo Bidoli, la deputata di Tolmezzo Aurelia
Bubisutti e l’ex parlamentare Diego Carpenedo, tra i protagonisti
della battaglia per la restituzione dell’onore assieme a Franco
Corleone, già sottosegretario alla Giustizia, oggi citato da
Tondo e da Zanin.

Accanto ai nomi importanti, gli eroi silenziosi. Come la
rappresentante delle portatrici carniche che ha assistito alla
messa e come la signora di Cercivento che ogni due giorni va a
curare le aiuole davanti al cippo dei fucilati, ringraziata
pubblicamente da Boschetti, “un altro segno di quanto la comunità
tenga a quei ragazzi uccisi ingiustamente”.

Ma la Giornata di restituzione dell’onore non è solo passato e
presente, con il mondo della politica finalmente compatto nella
ricostruzione storica delle tragedie della Prima guerra. C’è
anche il futuro, la volontà cioè di approfondire la storia della
Prima guerra, indagando anche sulle altre fucilazioni per
l’esempio. Che in Italia furono più di settecento. A questo sta
lavorando la Consulta di esperti istituita grazie alla legge, e
Zanin ha anticipato che il prossimo passo sarà un convegno di
studi che metterà a fuoco, in particolare, la decimazione della
brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa.

E c’è anche, purtroppo, la terribile attualità delle guerre
“spesso alimentate da chi ha interessi oscuri e manda a morire la
gente del popolo, senza rischiare nulla – ha detto ancora il
presidente del Consiglio regionale – mentre noi oggi celebriamo,
per una volta, il rapporto recuperato tra le istituzioni e il
popolo”.
ACON/FA-fc

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