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Piccole vittime: intervista a Vincenzo Musacchio

Femminicidi & Violenza

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alle ore: 14:17

La volta scorsa con la psicologa forense Laura Volpini, in occasione della rubrica “Vittime & Carnefici”, si è parlato del caso di Alessia Pifferi, la madre che ha abbandonato la piccola di soli 18 mesi per circa sei giorni, nella piena consapevolezza che la figlia, versando in quello stato, avrebbe potuto perdere la vita.

Tutto questo per stare col compagno “Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui (il compagno, ndr) e infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire; è per questo che ho ritenuto cruciale non interrompere quei giorni in cui ero con lui anche quando ho avuto paura che la bambina potesse stare molto male o morire”.

Oggi, sempre nella rubrica “Vittime & Carnefici”, con Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo e docente di diritto penale,

parleremo di questo orrore ma sotto ben altri aspetti, partendo proprio da quanto il professore ha scritto sul suo profilo Facebook:

“Leggere che per una mamma la figlia fosse un peso e perciò l’ha lasciata morire, ti fa venire davvero il voltastomaco. Se potessi tutti questi pesi li prenderei io. Ho da tempo in mente un progetto di valenza sociale per la salvaguardia di queste persone non volute dai genitori o dal singolo genitore. Dovrò rimettere mano a questa idea e provare a farla diventare realtà”.

A tal proposito, proprio per evitare e quindi prevenire simili tragedie, in cosa consiste il suo “progetto di valenza sociale per la salvaguardia di queste persone? 

“Non posso ancora illustrarlo nel dettaglio, ma posso dire che riguarderà i figli non voluti.

Sarà un progetto che ha già trovato un possibile finanziatore privato senza scopo di lucro e il possibile utilizzo dei fondi del Pnrr.

La prevenzione ovviamente riguarda gli organi competenti e dovrà concentrarsi anche sulle donne e sugli uomini che realizzano simili condotte criminali”.

Da criminologo, qual è la sua analisi su una madre, una donna, che non versa alcuna lacrima nel raccontare l’abominio commesso sulla figlia e che antepone il compagno alla stessa?

“Naturalmente posso solo esprimere la mia opinione su casi simili a questo che ho potuto seguire personalmente.

Dovrei leggere gli atti e le informative, cosa che al momento non mi è possibile fare.

Mi sento di dire tuttavia che rifiutare l’esistenza del male e della cattiveria non rende meno reale o giustificabile il fatto-reato.

Da quello che ho letto – se corrisponde al vero – non mi sembra siamo di fronte ad una persona malata.

Sapeva molto bene cosa stava facendo e perché stava ponendo in essere una condotta criminale.

Nonostante sono abituato professionalmente a studiare casi simili o addirittura peggiori di questo, sono giorni che penso continuamente alla piccola Diana, morta di caldo, di sete, di fame, che vita deve aver avuto quell ‘angioletta?

In tutta questa orribile storia, l’unica vera vittima è lei!”

Piccole vittime che si possono e devono evitare attraverso una prevenzione che “dovrà concentrarsi anche sulle donne e sugli uomini che realizzano simili condotte criminali”.

Rita Lazzaro.

Redazione Corriere Nazionale

Redazione Corriere di Puglia e Lucania

 

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