fbpx

Pillole di Psicologia. L’Intelligenza Emotiva

Arte, Cultura & Società

Servono a ben poco un cervello brillante ed un elevato quoziente intellettivo se non si comprende l’empatia, se non si diventa soggetti empatici, se non si è in grado di leggere le emozioni proprie e degli altri, se si è stranieri per il proprio cuore e apolidi di quella coscienza sociale in cui imparare a connettere, a gestire la paura, ad essere assertivi.

L’intelligenza emotiva è, che lo si voglia o meno, l’autentica chiave per essere felici o quantomeno riuscire ad esserlo con buone probabilità di successo.

Non c’è da sorprendersi se il dibattito, spesso vivace, su cosa sia l’intelligenza non si sia ancora del tutto spento e che lo stesso sia rimasto a tutt’oggi a mezz’aria in attesa di una definizione che incontri il gradimento della maggior parte di studiosi psicologi.  

L’evidenza empirica sostiene, per esempio, l’esistenza del fattore “G” di Spearman, inteso come un fondamento basilare ed essenziale che definisce ogni comportamento intelligente. Esiste anche la teoria triarchica di Robert J. Sternber, così come la nota teoria delle intelligenze multipli di Howard Gardner mentre Daniel Goleman sostiene che: “Il segreto per raggiungere un elevato quoziente intellettivo collettivo è l’armonia sociale”; Goleman  è anche  il teorizzatore di quella che viene chiamata  “intelligenza emotiva”.  

E’ interessante sapere in proposito che quest’idea, questo concetto e quest’essenza sono da sempre presenti nella storia della psicologia. Il professor Goleman non l’ha formulata, bensì l’ha resa popolare nel 1995 grazie al successo del suo libro “Intelligenza Emotiva, che  ha venduto ben 5 milioni di copie in tutto il  mondo.

Lo psicologo Edward L. Thorndike, per esempio, già nel 1920 introdusse il concetto di “intelligenza sociale”, ovvero l’abilità di base per comprendere e motivare altre persone.

David Wechsler, da parte sua, negli anni 40 rese chiaro a tutti che nessun test di intelligenza poteva essere valido se non si teneva conto degli aspetti emozionali. In seguito, lo stesso Howard Gardner avrebbe stabilito le basi dell’idea di settima intelligenza, la cosiddetta intelligenza interpersonale, senz’altro molto simile a quella emotiva.

Nonostante una infinità di studi, convegni, ricerche e confronti , fu solo nel 1985 che apparve per la prima volta il termine “intelligenza emotiva”, grazie alla tesi di dottorato di Wayne Payne intitolata “A Study of Emotion: developing Emotional Intelligence” (Uno studio delle emozioni: sviluppo dell’Intelligenza Emotiva).10 anni dopo gli studi e le ricerche dello  psicologo e giornalista nordamericano Daniel Goleman hanno permesso di scoprire l’enorme potere che le emozioni hanno sulla nostra persona, su quello che facciamo e sul nostro modo di relazionarci.

Daniel Goleman cominciò la sua carriera come giornalista per il The New York Times per poi diventare il guru dell’Intelligenza emotiva. Oggi. ad oltre  70 anni, vive la fase più interessante e preziosa  della sua vita e della sua esperienza,   e quando lo si intervista non dimentica  mai di raccontare che la sua passione per la psicologia gli fu tramandata dalla madre, un’assistente sociale specializzata in psichiatria che accumulava libri sulle neuroscienze, sulla mente umana e sulle scienze del comportamento.

Furono quei volumi a segnare e ad   arricchire la sua infanzia. All’inizio non erano altro che testi indecifrabili, ma che esercitavano su di lui un fascino inspiegabile, e si tramutarono presto nella fonte di motivazione che lo spinse nel cammino verso quello che è ora: il più grande divulgatore dell’intelligenza sociale in ciascuna delle sue accettazioni, quella educativa, quella organizzativa, quella associata alla leadership.

Ma cos’è davvero l’Intelligenza Emotiva? Questa nuova dimensione risponde ad un modo diverso di comprendere l’intelligenza, che va al di là degli aspetti cognitivi – come la memoria o la capacità di comprendere problemi. Si parla, innanzitutto, della capacità di dirigersi in maniera efficace agli altri esseri umani e a sé stessi, di connettersi con le proprie emozioni, di gestirle, di auto-motivarsi, di frenare gli impulsi, di vincere la frustrazione.

Goleman spiega che il suo approccio all’intelligenza emotiva prevede quattro dimensioni di base: la prima è l’auto-coscienza, e fa riferimento alla nostra capacità di comprendere quello che sentiamo e di restare attaccati ai nostri valori, alla nostra essenza; il secondo aspetto è quello dell’auto-motivazione e della nostra abilità di orientarci verso le nostre mete, di recuperare i contrattempi, di gestire lo stress; la terza ha a che vedere con la coscienza sociale e con l’empatia; la quarta dimensione è senz’altro la pietra filosofale dell’Intelligenza Emotiva: la nostra capacità di relazionarci per comunicare, raggiungere accordi e creare connessioni positive e rispettose con gli altri. Nei suoi libri Daniel Goleman ci ricorda la necessità di essere competenti in tutte e quattro le aree. 

Altrimenti c’è il rischio di ritrovarsi nello scenario classico del capo preparato in Intelligenza Emotiva, ma che è riuscito a raggiungere soltanto il livello di auto-coscienza ed è, quindi, incapace di empatizzare con gli altri, di comprendere mondi diversi dalle proprie necessità e valori.

Le quattro aree vanno intese dunque come un tutto. Tollerare le emozioni: il primo passo per essere felici. Se impariamo a tollerare efficacemente le emozioni, qualsiasi siano, ci accorgeremo che molte di quelle negative spesso se ne vanno da sole. Sia nel suo libro “Intelligenza Emotiva” (1995) che in quello successivo “Intelligenza Sociale” (2006) l’autore ci spiega che parte di questa capacità risiede nella nostra epigenetica. In altre parole, è possibile attivarla o disattivarla a seconda dell’ambiente emotivo e sociale nel quale si cresce e si viene educati. Goleman sostiene che “nel migliore dei casi, sembra che il QI rappresenti solo il 20% dei fattori determinanti per il successo.

Tuttavia, e qui risiede l’autentica magia, l’Intelligenza Emotiva risponde a quell’elasticità cerebrale dove qualsiasi stimolo, pratica continuata o apprendimento sistematico porta a dei cambiamenti, costruisce connessioni e nuove aree che incrementano la competenza in ciascuna delle 4 dimensioni segnalate.

Daniel Goleman segnala anche la necessità di educare i bambini attraverso questo punto di vista. Sia a scuola che in casa, tutti dovremmo essere capaci di creare un contesto valido e significativo in termini di Intelligenza Emotiva. D’altro canto, per quanto riguarda il mondo adulto, sappiamo che non mancano corsi, seminari e conferenze di ogni tipo, così come libri e riviste a nostra disposizione sempre per la nostra formazione.

Per raggiungerlo, serve forza di volontà, costanza e la capacità di applicare quella coscienza reale che permetta di rendere presenti e costanti alcuni comportamenti e modi di essere indicati dallo stesso che Goleman. Dobbiamo innanzitutto individuare l’emozione che si cela dietro ogni  nostra azione; è necessario ampliare il nostro linguaggio emotivo (a volte non basta dire “sono triste”, bisogna essere più concreti: “sono triste perché mi sento deluso, un po’ arrabbiato e confuso al tempo stesso”); dobbiamo sempre controllare quello che pensiamo per controllare come ci comportiamo.

Trovare un perché al comportamento degli altri, essere capaci di capire le prospettive e i mondi emotivi altrui. esprimere le nostre emozioni in maniera assertiva, migliorare le nostre abilità sociali. imparare ad auto-motivarci e a lottare per i nostri obiettivi volti a raggiungere l’autentica felicità. Torna utile ricordare che l’intelligenza non è soltanto una cifra ricavata da un test standardizzato. 

Esiste un’altra sfera, un’altra dimensione e un’altra intelligenza che può permetterci di raggiungere il successo. Si parla del successo personale legato alla capacità di gestire comportamenti ed emozioni, entrare in connessione con gli altri, vivere in equilibrio ed armonia sentendosi competenti, liberi, felici e realizzati personalmente.

È un’avventura che va conquistata giorno per giorno con poche regole da osservare ma mettendoci tutto l’impegno e la passione necessarie per raggiungere l’obiettivo.

L risultato che se ne ottiene credetemi è particolarmente appagante.

Giacomo Marcario

 Comitato di Redazione de Il Corriere Nazionale

Redazione Corriere Nazionale


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE