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Quando la fine segna la rinascita del sé. Intervista ad Alessia Todeschini

Arte, Cultura & Società

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A cura di Mariangela Cutrone

Quando un amore finisce davvero? Questo è l’interrogativo che il lettore di “Blu come le fragole” di Alessia Todeschini, Piemme Edizioni, si porrà durante la lettura di questo meraviglioso romanzo incentrato sulla fine di un amore alla cui segue una separazione non di certo indolore.  Protagonisti di questo libro ricco di spunti di riflessione e nel quale molti potranno rispecchiarsi con tanta facilità sono Francesca e Fabio che conoscendosi da ventenni hanno costruito insieme una famiglia. Durante questo percorso ad un certo punto si sono resi conto che hanno smarrito sé stessi e che non è possibile continuare a far finta delle crepe che il loro rapporto d’amore ha subito.

Questo romanzo ci fa riflettere su come inevitabilmente una relazione d’amore cambia e attraversa delle tappe inevitabili. Durante esse è impossibile rimanere gli stessi. L’amore si evolve, si trasforma e non tutti riescono a modellarsi con esso soprattutto se sin dall’inizio non si è stati coerenti e sinceri con sé stessi. La storia, narrata ad arte da Alessia Todeschini con la quale si è aggiudicata il Premio Milano International, fa emergere la verità che prima di amare qualcuno bisogna imparare ad amare sé stessi e ciò non va dimenticato mai anche all’interno di una relazione sentimentale.

È inevitabile entrare in empatia con il personaggio di Francesca che si racconta mettendo a nudo segreti, stati d’animo, pensieri e riflessioni durante quello che si rivela un percorso di rinascita. Questo libro è la testimonianza che ogni fine cela un nuovo inizio e che spetta a noi trovare il coraggio, la forza e le energie per ritornare a splendere più di prima.

Sull’amore vero e sulla fine di una relazione ci confrontiamo con Alessia Todeschini ci confrontiamo in questa intervista ispiratoria.

Com’è nata l’idea di scrivere questa storia sulla fine di un amore nella quale molti potranno identificarsi?

L’idea è nata perché vista da fuori, una separazione, è un evento della vita come tanti, che ad una certa età, incomincia ad essere sulla bocca di tutti: ognuno conosce una coppia separata, ognuno, anche in coppia, probabilmente almeno una volta ha pensato che potesse essere una possibilità percorribile senza troppi effetti collaterali. Attraverso la storia di Francesca ho voluto raccontare che invece quell’evento, dietro una patina di normalità così comune da sembrare quasi banale, rappresenta una di quelle strettoie della vita in cui tutto si modifica. Il proprio corpo, le proprie abitudini, propri pensieri, le proprie emozioni. Ho voluto scrivere questa storia per narrare lo smarrimento, il dolore, l’incomprensione ma anche la presa di consapevolezza, il coraggio, la trasformazione che comporta il separarsi, soprattutto quando si stava insieme senza che alla base di quell’unione ci fosse prima di tutto l’amore per se stessi. Mi piace pensare che nel leggere Blu come le fragole il lettore senta nel corpo questo passaggio, ed esca dalle pagine di questa storia semplice e quotidiana, un po’ triste e un po’ allegra, con una gran voglia di vivere.

Quando un amore finisce secondo lei?

Guardo con rispetto e forse anche con un po’ di circospezione all’amore, proprio perché non ne conosco la formula. È una straordinaria avventura umana, sicuramente la più potente, e come tutte le avventure credo sia attraversata da diverse fasi e da differenti momenti. Forse un amore, prima che la fine sia sancita a parole, finisce per paura, per codardia, per la mancanza di coraggio di esprimere il proprio sentire, prima di tutto a sé stessi. In fondo sappiamo cosa non ci fa stare bene, e spesso lo abbiamo saputo dall’inizio di una relazione. Però lo omettiamo, tacendo la verità, nascondendola sotto al tappeto, considerandola una crisi passeggera, una cosa di poco conto, un compromesso obbligatorio. Lo facciamo per non dispiacere all’altro, per non ferirlo, per paura di essere abbandonati, o per altri mille motivi. Ma il fatto è che il sentire è impossibile da nascondere, perché se non gli diamo voce prima o poi emerge e quando lo fa, lo fa con una forza dirompente e distruttiva. Ho letto su un libro una frase che mi ha fatto molto riflettere, dice più o meno che “le cose che succedono spesso sono già accadute”. Dentro di noi, ho interpretato io. Sentivamo di camminare sulle uova ma non abbiamo avuto il coraggio di dire la verità, di dire cosa ci faceva stare male, finché eravamo in tempo per farcene qualcosa di questa verità e renderla un terreno generativo e rispettoso, non una porta sbattuta in faccia.

Nella sua storia Fabio nel corso degli anni si è disinnamorato di Francesca. Cosa porta a questo tipo di disinnamoramento?

Ci sono tre motivazioni diverse che si intrecciano. Il primo motivo è la sua voglia di novità, la voglia di vivere un piano b, di darsi una nuova possibilità vitale che lo faccia uscire dalla routine familiare che sta stretta a un personaggio eccentrico, artistoide, quale è lui. Non riesce a concretizzare questa possibilità nel lavoro, vede in Francesca il suo impedimento. Allora riversa questo desiderio di vita nuova fuori di sé innamorandosi di un’altra donna, invece che trasformando se stesso. Il secondo motivo consiste nel fatto che Fabio, forse inconsciamente, sapeva di esercitare potere su Francesca e lei non riusciva fino in fondo a tenergli testa. Per evitare i suoi malumori, la sua ombrosità, abbozzava e questo l’ha resa vittima di un copione sempre uguale in cui lui in primis, ma col senno di poi, entrambi, hanno perso interesse. Il terzo motivo è che forse il motivo non c’è e non va nemmeno cercato. Anche le storie d’amore hanno un ciclo vitale. Nascono, muoiono. Il bello è che non si sa quanto possano durare. Forse dipende anche da che tipo di manutenzione viene fatta.

Secondo lei il vero amore finisce davvero? L’amore eterno è solo utopia?

Sono convinta non finisca mai. Anche perché il vero amore, come scrivo nei ringraziamenti del libro, è dappertutto. Non solo nella coppia. Coglierlo è un’arte delicata e tenera. Per quanto mi riguarda questa domanda è un mistero che credo valga la pena provare a vivere.

Lei narra la fine dell’amore dal punto di vista femminile. Secondo lei noi donne viviamo in maniera diversa una separazione rispetto agli uomini?

Blu come le fragole è un romanzo di finzione la cui forza è quella di contenere una verità emotiva, un’autenticità che i lettori riconoscono. Da quando è uscito il libro mi scrivono sia uomini che donne che si sono ritrovati a vivere un dolore molto simile. O se era diverso hanno avuto la possibilità di capire meglio cosa stesse vivendo l’altro e anche per questo mi ringraziano. La separazione per nessuno è una passeggiata e per tutti, sia uomini che donne, è un cammino che se percorso fino in fondo offre delle grandiose possibilità di rinascita.

La sua storia insegna che prima di amare qualcuno dobbiamo imparare ad amarci. Lei cosa ne pensa al riguardo?

Amare se stessi è un mantra sulla bocca di tutti ma credo che a volte non si abbia la percezione di cosa voglia dire vivere profondamente questa esperienza. Forse noi donne, siamo più inclini a dimenticarcene. Io l’ho capito tardi, e so che è facile dimenticarsene, l’amore per se stessi, come ogni tipo di amore va coltivato, curato. Non c’entra nulla con l’avere del tempo per noi, con il fare shopping, con il fatto di vedere le amiche o di fare una vacanza speciale. Questi, semmai, sono dei possibili effetti, delle conseguenze. Si tratta di avere nei confronti di se stessi lo stesso tipo di amore che si prova ad esempio, nei confronti di un figlio, un amore sconfinato, in cui c’è un’accoglienza profonda di quello che siamo e in cui la compagnia che ci facciamo, anche da soli, è unica e speciale. Significa accogliersi, imperfetti, avere nei confronti di se stessi, una tenerezza, un rispetto e un’autostima sufficiente che ci porta a dire che quello che desideriamo, al di là di ogni patina da film hollywoodiano, è possibile e ce lo meritiamo.

Cosa si prova ad aver vinto con questo romanzo il premio Milano International?

Sono molto grata a questo Premio. Ho scritto questo libro col desiderio di pubblicarlo e di arrivare agli altri e la premiazione mi dava diritto alla pubblicazione con la casa editrice del premio. Ricordo la telefonata che mi hanno fatto per comunicarmi la vittoria, ero in macchina coi miei figli che hanno gioito con me. E chi poteva aspettarsi di presenziare a una vera serata di gala col vestito lungo? Quando Piemme/Mondadori dopo aver letto il libro mi ha proposto di pubblicare con loro, la gioia è stata incontenibile. Gli organizzatori del premio sono stati gentilissimi: hanno capito che avrei avuto una distribuzione maggiore e mi hanno dato il nulla osta perché pubblicassi con Piemme. Da esordiente non potevo crederci!

A chi consiglia la lettura di “Blu come le fragole”?

Credo che la forza di questo libro sia proprio nel fatto che davvero in tanti possano riconoscersi, proprio perché è una storia comune, fatta di tanti particolari della vita quotidiana in cui ogni coppia, ogni famiglia, ogni donna e come ho detto forse anche ogni uomo, possa dire “è capitato anche a me” e alla fine, sorridere.

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