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Quando scrivere d’amore diventa difficile. Intervista ad Anna Zarlenga

Arte, Cultura & Società

Pubblicato da:

alle ore: 11:56

A cura di Mariangela Cutrone

Si può scrivere d’amore se non ci si ritrova a vivere l”’amore vero” nella propria quotidianità? È ciò che sperimenterà sulla propria pelle la giovane scrittrice Dori, protagonista insieme allo scanzonato e istintivo poeta Alex del nuovo romanzo “Nessuno disturbi l’amore” di Anna Zarlenga, edito da Newton Compton.  Scrivere d’amore non è assolutamente semplice come molti credono. Spesso manca l’entusiasmo, la motivazione e soprattutto la propria “musa ispiratrice”. Dori si trova a vivere il tanto temuto “blocco dello scrittore” perché si sente prigioniera in un’esistenza abitudinaria in cui nulla di sensazionale accade. Vive ancora con la sua famiglia che le affida incombenze e compiti che la distraggono dall’obiettivo di portare al termine il suo secondo romanzo.

 Proprio per quest’ultima ragione decide di trasferirsi da casa dei suoi per prendere in affitto una stanza in un appartamento nel quartiere universitario di Napoli che si ritroverà a condividere con uno strano ragazzo di nome Alex. Il suo coinquilino rappresenta il suo “opposto”. Mentre Dori è metodica, ordinata e razionale, Alex è caotico, ribelle e istintivo. Tra i due lo scontro sarà inevitabile giacché Alex spera di far andare via la sua nuova coinquilina ma presto si renderà conto che avrà bisogno di lei. E lo stesso accadrà per Dori che per scrivere la sua storia necessiterà del suo coinquilino che le farà da mentore nel mondo delle emozioni autentiche ed imprevedibili che l’amore riserva a pochi.

Un romanzo sull’imprevedibilità dell’amore e di come è in grado di cambiare la nostra esistenza rendendola ricca di sfumature inedite. “Nessuno disturbi l’amore invita il lettore a seguire la propria parte istintiva, tenendo a bada quella parte autosabotatrice che spesso e volentieri ci limita non lasciandoci vivere l’essenza della vita. Attraverso le vicende di Dori e Alex, il lettore non può fare a meno di riflettere e divertirsi allo stesso tempo perché la scrittura di Anna Zarlenga è ricca di ironia e simpatia. È inevitabile ritrovarsi a sorridere ed emozionarsi allo stesso tempo. Un romanzo che consiglio a chi crede nell’amore vero, a chi è in continua lotta tra la propria parte istintiva e quella razionale e a chi ha bisogno di cibarsi di emozioni intense per poter rendere le proprie parole uniche e speciali.

Dell’imprevedibilità dell’amore e di quanto sia difficile scrivere di amore senza rischiare di essere scontati conversiamo piacevolmente con Anna Zarlenga in questa intervista.

Com’è nata l’idea di creare il personaggio di Dori, una giovane scrittrice metodica e razionale?

Dori è la mia esatta antitesi perché non sono né metodica né razionale. Un pomeriggio mi è comparsa l’immagine di questa ragazza disperata perché non riusciva a finire di scrivere un capitolo. Il pomeriggio prima avevo vissuto un’esperienza simile: stavo cercando di scrivere ed ero distratta da mille incombenze. Da qui la scintilla che mi ha cominciare. E da lì ha preso vita la storia.

Per scrivere d’amore bisogna credere davvero nel potere dell’amore di cambiare la propria esistenza come accade ala protagonista del suo libro?

Io credo che l’amore cambi davvero la nostra esistenza. L’ho sperimentato io stessa e scrivere d’amore per me è riprodurre quella singolare magia che ci rende diversi, forse non migliori, ma diversi. Quando amiamo scopriamo molte cose di noi stessi e nell’interazione con l’altro impariamo a spostare la nostra attenzione dal piccolo cerchio della nostra esperienza al più grande cerchio elle esperienze altrui. Questo richiede un grosso sforzo di adattamento e la cosa bella è che, anche se è difficile, lo facciamo con entusiasmo perché il sentimento rende più facile adattarci all’altro. Ovviamente la cosa è reciproca, anche l’altro sperimenta la stessa esperienza ed è questo che rende così speciale l’amore.

Bisogna scrivere di ciò che si conosce?

Direi di sì, con riserva. Anche perché non possiamo conoscere tutto e quello che crediamo di conoscere a volte ci riserva molte sorprese inaspettate. Devo dire che è confortante scrivere di ciò che si conosce, ma anche avventurarsi in sentieri diversi può essere stimolante, purché alla base ci sia una ricerca il più possibile scrupolosa. In definitiva la mia risposta potrebbe essere: parti da ciò che sai, ma non aver paura di scoprire cose nuove.

Quando può diventare difficile scrivere d’amore?

Quando non c’è uno stimolo forte a raccontare, quando la storia non sembra ingranare e quando non c’è costanza nella stesura. Ho sperimentato io stessa questa difficoltà e credo che essere assidue nella scrittura aiuti molto a restare connessi con la propria storia e a trovare le parole giuste per descriverla.

Secondo lei perché ci sono tanti pregiudizi nei confronti dei romanzi rosa nonostante siano i più venduti come emerge nel suoi romanzo?

Probabilmente per molte ragioni. La letteratura è stata per molto tempo prerogativa maschile, infatti anche nei libri di antologia troviamo una presenza femminile alquanto scarna. Mettici questo, mettici che i romanzi rosa sono considerati un genere di “intrattenimento” e per questo motivo vengono assimilati a qualcosa di non sempre altissima qualità. Ci portiamo addosso un pregiudizio duro a morire, che non tiene conto del fatto che la letteratura, in fondo, è fatta anche per intrattenere, e che anche attraverso un sorriso possono essere trattate tematiche di un certo spessore. Leggerezza non vuol dire superficialità. Per fortuna la tendenza si sta invertendo e sempre più persone stanno cominciando ad apprezzare la letteratura rosa.

Il suo libro è un invito a fidarsi della propria parte istintiva che spesso è in conflitto con quella razionale. Si è mai trovata a combattere tra istinto e ragione?

La mia ragione e il mio istinto difficilmente vanno d’accordo e devo dire che il mio istinto ha un ottimo fiuto. In genere lascio andare avanti proprio l’istinto. La ragione arriva dopo, quando devo fare ordine.

Si è mai trovata ad avere il cosiddetto “blocco dello scrittore” come accade a Dori? Come superarlo?

Il blocco è qualcosa di piuttosto comune ed è generato da molte motivazioni: ansia, stanchezza, troppe incombenze, preoccupazioni. Io suggerisco di non entrare nel circolo vizioso ansia-blocco-ansia da blocco. Il miglior modo per superarlo è continuare a scrivere anche un po’ per volta e cercare di non disperarsi se non si raggiungono gli obiettivi programmati. La scrittura non è qualcosa di matematico. Non si può forzare, ma si può alimentare con la pratica, affinché si possa superare lo scoglio che ci ostacola.

A chi è più affezionato dei protagonisti del suo libro e perché?

Se amo Dori perché fa il mio mestiere, Amo Alex perché è un simpatico mascalzone. Entrambi li ho visti come vecchi amici fin dalle prime righe. Non posso dire di essere legata di più a uno o all’altra. Per me sono ugualmente importanti, tanto che ho dato spazio alla voce di entrambi.

Un romanzo rosa per essere avvincente come deve essere secondo lei?

Deve essere divertente e romantico, riflessivo e allo stesso tempo scanzonato. Deve parlarmi di magia e di concretezza, di sogno e di realtà. Deve farmi credere che anche le cose che sembrano più improbabili possono veramente accadere. Deve mostrarmi paesaggi reali ma allo stesso tempo mozzafiato. Deve trasmettermi la magia di un momento, di uno sguardo, di quel momento perfetto in cui lasci entrare il sentimento nel tuo cuore.

A chi consiglia la lettura di “Nessuno disturbi l’amore”?

Alle scrittrici di rosa che sicuramente si ritroveranno in una delle nevrosi di Dori. A chi vuole scoprire la poesia e la magia che si cela dietro le parole. A chi vuole ridere con le trovate buffe di Alex. A chi vuole emozionarsi per i fuochi d’artificio.

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