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Questo 1° maggio lo dedico a Voi, Sig. Bombacci

Politica

Riceviamo e pubblichiamo

Oggi, 1° maggio, “Festa dei lavoratori” (il virgolettato è d’obbligo perché non si capisce come ancora ci si ostini a definire così una ricorrenza quando vi manca il fondamento, il lavoro) lo voglio dedicare a Voi, Sig. Bombacci.

Si, proprio a Voi, primo comunista italiano ed amico personale di Lenin, a morire da fascista, fucilato a Dongo e poi appeso per i piedi dai Vostri ex-compagni a Piazzale Loreto, accanto a Mussolini. A Voi, così somigliante e non solo fisicamente a Che Guevara. A Voi che, nel 1921, fondaste insieme a Gramsci, Togliatti, Tasca e ad altri fuorusciti dal Psi il Partito Comunista d’Italia. “Deve la sua fortuna di sovversivo a un paio d’occhi di ceramica olandese e a una barba bionda come quella di Cristo” così Mussolini Vi dipinse; un passionario, un sognatore, un anticonformista direbbero oggi. Tanto da farVi abbracciare in toto la Repubblica Sociale Italiana dove il Vostro ruolo fu decisivo con l’utilizzo del termine socializzazione e la stesura della prima bozza che dette vita alla Carta di Verona. Sognando, insieme al fascismo di sinistra, la nascita dell’unione delle repubbliche socialiste europee e continuando a predicare tra gli operai la rivoluzione sociale. Quella rivoluzione che avrebbe dovuto portare alla piena realizzazione dell’articolo 12 della Carta di Verona che merita di essere citato per intero:

“In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai cooperano intimamente (attraverso una conoscenza diretta della gestione) all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili (…). In alcune imprese ciò potrà avvenire con una estensione delle prerogative delle attuali commissioni di fabbrica. In altre, sostituendo i consigli d’amministrazione con consigli di gestione, composti di tecnici e di operai, con un rappresentante dello Stato; in altre, ancora, in forma di cooperativa parasindacale”.

Vostra fu quindi, Sig. Bombacci, la spinta decisiva per la creazione del Ministero dell’Economia Corporativa e soprattutto per l’emanazione di quel Decreto Legislativo, il n. 375, sulla Socializzazione delle Imprese di cui – seppur “democraticamente” smantellato – troviamo traccia nell’art. 46 dell’attuale costituzione: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

Un articolo mai messo in pratica nell’Italia democratica, nell’Italia che ha visto e vede (ahinoi…) ancora come protagonisti politici coloro che amano definirsi eredi di quel Partito da Voi fondato e che, oggi, hanno abbracciato senza alcun pudore il liberalcapitalismo. Tutto questo alla faccia di tanti lavoratori che oggi stanno vivendo una grave situazione economica e sociale, un situazione economica e sociale che sta vivendo tutto un Paese che meriterebbe, ora come non mai, una crescita della produttività complessiva dove il tema della partecipazione, nelle sue diverse forme potrebbe contribuire a rafforzare il clima collaborativo nel sistema produttivo, nei rapporti di lavoro e nelle relazioni sociali.

Buon 1° maggio a Voi, Sig. Bombacci!

 Il Presidente della Segreteria nazionale  del Movimento L’Altra Italia  

   Francesco Foti

 


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