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Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai

Arte, Cultura & Società

di Roberto Chiavarini

Molti Amici, alla luce dei tanti avvenimenti che accadono nella nostra Contemporaneità, mi domandano: “Ma con tutti questi Prepotenti in giro, in che mondo viviamo?”.

Ed io rispondo loro: nel solito Mondo di sempre.

Certo, rispetto al passato abbiamo, in più, la tecnologia, che subiamo passivamente, peraltro.

Poi, nulla è cambiato.

Ne volete la prova?

Così scriveva circa duecento anni fa Alessandro Manzoni, nel suo Romanzo “I Promessi Sposi”, ambientando il suo racconto nel 1628 (quindi, quattrocento anni fa).

Per una di queste stradine, tornava bel bello dalla passeggiata verso casa, sulla sera del giorno 7 novembre dell’anno 1628, don Abbondio, curato d’una delle terre accennate di sopra….
due uomini stavano, l’uno dirimpetto all’altro…..
ivi ad aspettar qualcheduno, era cosa troppo evidente; ma quel che più dispiacque a don Abbondio fu il dover accorgersi, per certi atti, che l’aspettato era lui….:

– Signor Curato, – disse un di que’ due, piantandogli gli occhi in faccia.

– Cosa comanda? – rispose subito don Abbondio, alzando i suoi dal libro, che gli restò spalancato nelle mani, come sur un leggìo.

– Lei ha intenzione, – proseguì l’altro, con l’atto minaccioso e iracondo di chi coglie un suo inferiore sull’intraprendere una ribalderia, – lei ha intenzione di maritar domani Renzo Tramaglino e Lucia Mondella!

– Cioè – rispose, con voce tremolante, don Abbondio: – cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c’entra: fanno i loro pasticci tra loro, e poi e poi, vengon da noi, come s’anderebbe a un banco a riscotere; e noi…
noi siamo i servitori del comune.

– Or bene, – gli disse il bravo, all’orecchio, ma in tono solenne di comando, – QUESTO MATRIMONIO NON S’HA DA FARE, NÉ DOMANI, NÉ MAI.

– Ma, signori miei, – replicò don Abbondio, con la voce mansueta e gentile di chi vuol persuadere un impaziente, – ma, signori miei, si degnino di mettersi ne’ miei panni. Se la cosa dipendesse da me, vedon bene che a me non me ne vien nulla in tasca…

– Orsù, – interruppe il bravo, – se la cosa avesse a decidersi a ciarle, lei ci metterebbe in sacco.

Noi non ne sappiamo, né vogliam saperne di più. Uomo avvertito… lei c’intende.

– Ma lor signori son troppo giusti, troppo ragionevoli…

– Ma, – interruppe questa volta l’altro compagnone, che non aveva parlato fin allora, – ma il matrimonio non si farà, o…e qui una buona bestemmia,
– o chi lo farà non se ne pentirà, perché non ne avrà tempo, e…un’altra bestemmia.

– Zitto, zitto, – riprese il primo oratore: – il Signor Curato, è un uomo che sa il viver del mondo; e noi siam galantuomini, che non vogliam fargli del male, purché abbia giudizio.

Signor Curato, l’illustrissimo signor don Rodrigo nostro “Padrone” la riverisce caramente.

Questo nome fu, nella mente di don Abbondio, come, nel forte d’un temporale notturno, un lampo che illumina momentaneamente e in confuso gli oggetti, e accresce il terrore.

Fece, come per istinto, un grand’inchino, e disse: – se mi sapessero suggerire…

– Oh! suggerire a lei che sa di latino! – interruppe ancora il bravo, con un riso tra lo sguaiato e il feroce.

– A lei tocca.

E sopra tutto, non si lasci uscir parola su questo avviso che le abbiam dato per suo bene; altrimenti… ehm… sarebbe lo stesso che fare quel tal matrimonio.

Via, che vuol che si dica in suo nome all’illustrissimo Signor don Rodrigo?
– Il mio rispetto…

– Si spieghi meglio!

– Disposto… disposto sempre all’ubbidienza

– E, proferendo queste parole, non sapeva nemmen lui se faceva una promessa, o un complimento. I bravi le presero, o mostraron di prenderle, nel significato più serio.

– Benissimo, e buona notte, Messere, – disse l’un d’essi, in atto di partir col compagno.

Fin qui Alessandro Manzoni
Bene, allora ditemi: è cambiato qualcosa in questo “nostro” mondo?

Sapete quale è la “costante”, che poi rappresenta il pane quotidiano di cui si nutrono, oggi come ieri, i Prepotenti, i Malfattori, i Delinquenti, a qualsiasi area sociale essi siano riconducibili?

L’assoggettamento del cittadino!!!

Quindi, nessuna meraviglia, per favore!

ROBERTO CHIAVARINI

Opinionista di Arte e Politica


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