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Raggiunto l’accordo al vertice Ue sull’embargo del petrolio russo

Mondo

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alle ore: 03:27

L’intesa prevede lo stop immediato ai 2/3 delle importazioni. L’annuncio del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel: “Con intesa via enormi risorse alla macchina da guerra di Mosca”,

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AGI – “Raggiunto l’accordo per vietare l’esportazione di petrolio russo nell’Ue. Copre immediatamente più di 2/3 delle mosse di petrolio dalla Russia, tagliando un’enorme fonte di finanziamento per la sua macchina. Massima pressione sulla macchina Russia per porre fine alla guerra”. Lo scrive in un tweet il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

#Accordo

di unità per vietare l’esportazione di petrolio russo nell’UE.

Questo copre immediatamente più dei 2/3 delle importazioni di petrolio dalla Russia, tagliando un’enorme fonte di finanziamento per la sua macchina da guerra.

Massima pressione sulla Russia per porre fine alla guerra.

#EUCO

— Charles Michel (@eucopresident) 30 maggio 2022

L’accordo sull’embargo al petrolio russo raggiunto al vertice U copre “immediatamente più di 2/3 delle risorse di petrolio dalla Russia, tagliando un’enorme fonte di finanziamento per la sua macchina da guerra”. Ha aggiunto Michel.

“Il pacchetto di sanzioni” approvato dai leader Ue “include altre misure incisive – ha annunciato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel – esclusione dal sistema swift della più grande banca russa Sberbank, vietate altre tre emittenti statali russe e sanzionate le persone responsabili di crimini di guerra in Ucraina”.

“Il Consiglio europeo è pronto a concedere all’Ucraina 9 miliardi di euro” in sostegno macrofinanziario. Ha scritto su Twitter Charles Michel. “Insieme al G7, continueremo ad aiutare l’Ucraina a far fronte ai suoi bisogni immediati di liquidità'”, ha aggiunto Michel.

Von der Leyen: con embargo taglio 90% petrolio russo

“Accolgo con favore l’accordo al Consiglio europeo di stasera sulla Russia. Ciò si ridurrà effettivamente il 90% delle emissioni di petrolio dalla Russia nell’Ue entro la fine dell’anno”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, in un tweet.

Accolgo con favore l’ accordo #EUCO di stasera sulle sanzioni petrolifere contro la Russia.

Ciò ridurrà effettivamente circa il 90% delle importazioni di petrolio dalla Russia nell’UE entro la fine dell’anno.

— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) 30 maggio 2022

Appello di Zelensky all’Unione Europea per l’unità 
Agì
Speciali l’articolosegna come non letto

AGi – Unità e forza. È ciò che questa volta, ancora prima di ogni altra cosa, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha chiesto all’Unione europea . L’Ucraina ha dimostrato che un popolo unito riesce a respingere anche l’esercito russo, “che il 24 febbraio faceva paura a tutti”.

E forza perché “è l’unica argomentazione che Mosca percepisce”. Nel suo intervento, in videocollegamento, al vertice Ue in corso a Bruxelles, Zelensky ha chiesto ai leader dei Ventisette di “fare presto e approvare il sesto pacchetto di sanzioni”.

Perché “tra quinto e sesto pacchetto sono state uccise delle persone, distrutte delle città, sono morti dei bambini”.

E ha fornito i numeri: l’8 aprile”, giorno dell’approvazione del quinto pacchetto di sanzioni, “Ucraina 169 bambini nell’elenco di quelli uccisi dagli occupanti russi in. Ad oggi, sono 243” i bambini che hanno perso la vita. Nello stesso periodo da “928 strutture educative distrutte” tra cui “asili, scuole e università” si è passati “a 1.888” edifici scolastici abbattuti.

Ma non sarà semplice a un via libera alle sanzioni arrivare. Perché l’Unione europea questa volta si è presentata al Consiglio europeo divisa. Proprio sul sesto pacchetto che prevede un embargo al petrolio russo.

E non c’è stato nemmeno modo di celare questa divisione. Nonostante il tentativo del Consiglio di fare il messaggio che gli ambasciatori, nella loro riunione passare last minute del mattino, avevano “raggiunto un accordo di massima” sul pacchetto modificato che prevede il divieto di importazione del petrolio solo via mare, esentando così l’oleodotto Druzhba che rifornisce l’Ungheria ma che arriva anche in Germania e Polonia che però si sono impegnati a fare a meno, per conto proprio, del greggio russo entro l’anno.

Il pacchetto finalizzato richiedeva il via libera finale dei leader dell’Ue. Ma già al loro arrivo al vertice è parso abbastanza chiaro che era tutt’altro che scontato.

L’ottimismo del presidente francese, Emmanuel Macron, e del cancellier tedesco, Olaf Scholz, si è scontrato con il realismo di Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea e, soprattutto, con il fatalismo del premier ungherese, Viktor Orban.

” Ci sono basse aspettative che si arrivi a un accordo nelle 48 ore”, ha concesso von der Leye n. “Non c’è nessun accordo, queste sanzioni sono una bomba nucleare per l’economia ungherese”, ha tuonato Orban che incolpa la Commissione per aver gestito in modo fallimentare questa partita che rischia di disintegrare l’unità europea.

“Siamo in una situazione molto difficile, di base a causa del comportamento irresponsabile della Commissione”, ha spiegato.

“La posizione dell’Ungheria è chiara, perché il tema energetico è molto serio. Per prima cosa, abbiamo bisogno di soluzioni e poi delle sanzioni. Finora i primi cinque pacchetti di sanzioni sono stati portati avanti con un approccio diverso: prima facendo sanzioni e Poi iniziando a pensare alle conseguenze e alle soluzioni. Quindi dobbiamo cambiare approccio”, ha esortato Orban.

Ma non solo l’Ungheria si mette di attraversare. Ci sono altri, come la Repubblica Ceca, che vogliono Paesi maggiori garanzie.

E altri ancora che temono che le eccessive esenzioni possano mettere a rischio la libera concorrenza e andare a scapito delle loro economie. Tra questi l’Italia.

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