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Renata Fonte, vittima e carnefici

Stalking, Bullismo & Cyber bullismo

Pugliese, personalità forte e incorruttibile, che ha pagato con la vita la difesa dei propri ideali. Assassinata per mano di un collega rivale a soli 33 anni

All’inizio il delitto di Renata Fonte, avvenuto il 31 marzo 1984, rimase avvolto dal mistero. Giravano diverse voci sul vero mandante e dunque sul movente, anche se già in tanti intuivano la verità sulla causa della morte. I dubbi aleggiavano anche sul numero di sicari appostati sotto casa sua che, in quella funesta notte, le tesero un agguato mortale.

Un giallo dai contorni oscuri in cui tutto, però, ruotava intorno alla volitiva figura della vittima.

Nel 1982 Renata Fonte si candida alle elezioni amministrative con il Partito Repubblicano Italiano e viene eletta. Nominata prima assessore alle finanze, poi assessore alla pubblica istruzione di Nardò, comune in provincia di Lecce, che nel 1952 ottiene il titolo di città. Nardò, o Naretòn in messapico, sorge sulla costa ionica del Salento. Lungo il tratto di costa che si affaccia sul mare Ionio si incontrano diverse marine, piccoli centri abitati, e tra questi si distingue Porto Selvaggio, immerso totalmente nel Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano. Tutti coloro che hanno il privilegio di ammirare il fascino della natura inviolata di questo Parco devono sapere che lo si deve al coraggio di Renata che lo ha preservato dall’abuso edilizio fino all’ultimo anelito di vita.

La sera del 31 marzo del 1984 Renata stava rientrando a casa, era appena uscita da una seduta del Consiglio comunale di Nardò, quando appostati nell’oscurità i sicari hanno messo fine alla sua esistenza. Quanta ferocia nel freddare con tre colpi di pistola una giovane vita, la cui unica colpa essere una politica scomoda e caparbia. Altri erano i progetti per Porto Selvaggio, si proponeva la costruzione di un villaggio turistico, che sarebbe stato fonte di numerosi guadagni, e Renata costituiva un grosso ostacolo con la sua ferma volontà di tutelare dalla speculazione edilizia quel territorio dalla natura incontaminata e lussureggiante. Chi il mandante di un delitto così efferato? Le indagini portarono ad individuare nella persona di Antonio Giovanni Spagnolo, di Veglie, l’unico mandante dell’omicidio di Renata Fonte. L’uomo era un collega politico della vittima, anche lui apparteneva al Partito Repubblicano Italiano, primo dei non eletti alle elezioni comunali. Spagnolo appoggiava la costruzione del villaggio turistico a Porto Selvaggio, avrebbe tratto dei profitti certi. Rivalità politica e interessi economici ebbero infauste conseguenze. Nel 1984 alla morte di Renata subentrò a lei come assessore proclamando a tutti la sua grande stima per la collega, un pallido tentativo di depistaggio da sé e dalle sue colpe?

A Renata, a suo marito, Attilio Matrangola, e alle loro figlie, Sabrina e Viviana, in ogni modo, è stata resa giustizia. Dopo i tre gradi di giudizio si ebbe la verità su tutti i responsabili dell’assassinio. Gli inquirenti stabilirono anche gli intermediari dell’imboscata, Pantaleo Sequestro e Mario Cesari che ingaggiarono due sicari, Giuseppe Durante e Marcello My.

Mario Cesari e Marcello My furono condannati a 24 anni di carcere, Pantaleo Sequestro a 18. Antonio Spagnolo e Giuseppe Durante furono, invece, condannati all’ergastolo.

Nel 2002 Renata Fonte è stata riconosciuta vittima di mafia. Per rendere omaggio a questa donna coraggio sono sorte diverse associazioni ma mi preme citare il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” Associazione Donne Insieme per combattere la violenza di genere e non solo. Il Centro, infatti, organizza numerose iniziative.

Il delitto di Renata Fonte è stato ricostruito con dovizia di particolari dal giornalista Carlo Bollino nel suo libro “La posta in gioco” edito da C. De Benedittis. L’indagine giornalistica realizzata dal cronista mette in evidenza il movente dell’assassinio di Renata Fonte avvenuto a causa di interessi di alcuni affaristi pugliesi in combutta con la mafia.

F.Moretti


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