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Repubblica Democratica del Congo, il terrore dei gruppi armati

Attualità & Cronaca

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Actionaid: stupri e scuole distrutte, donne e bambini bersaglio di un conflitto dimenticato 

Centinaia di sigle combattenti attive nel Paese costringono alla fuga incessante i civili con gravi conseguenze sulla sicurezza dei più vulnerabili: dallo stupro come arma di guerra alla sistematica devastazione delle scuole. Per fornire assistenza umanitaria alla popolazione sfollata, l’organizzazione lancia la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Cambia la loro storia”. Nelle province orientali di Sud Kivu e Maniema sorgeranno nuove scuole e tre centri polifunzionali. Dal 17 aprile al 31 maggio ognuno potrà contribuire con sms o chiamata da rete fissa al numero 45511.

Le storie dal campo raccolte da ActionAid 

MILANO In una fuga perenne da violenze e scontri armati, la popolazione civile della Repubblica democratica del Congo è esposta a pericoli costanti[1]. Gli abusi sessuali su donne e ragazzine, i rapimenti, gli attacchi a scuole e ospedali sono solo alcune delle violenze perpetrate dai gruppi armati che si contendono il territorio e le sue ingenti risorse naturali, dai metalli preziosi agli idrocarburi[2]. Per fornire assistenza umanitaria alla popolazione sfollata nell’Est del Paese, ActionAid lancia la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Cambia la loro storia”. Nelle province del Sud Kivu e del Maniema sorgeranno nuove scuole per garantire il diritto all’istruzione dei più piccoli e tre centri polifunzionale destinati in particolare alle donne, concepiti come spazi protetti dove ricevere, fra l’altro, assistenza medica. Dal 17 aprile al 31 maggio ognuno potrà dare il proprio contribuito con un sms o una chiamata da rete fissa al numero solidale 45511. 

UNA CRISI UMANITARIA DIMENTICATA Quella della Repubblica democratica del Congo resta una delle crisi umanitarie più complesse e prolungate dell’Africa, con oltre 27 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria nel 2022[3]. In tutto il Paese si contano oltre 5,6 milioni di sfollati interni, causati perlopiù da conflitti inter-etnici e scontri fra esercito regolare e le numerose sigle combattenti, almeno 130 nelle sole province orientali del Kivu[4]. Circa un quarto degli sfollati (1,4 milioni) ha trovato riparo nel Sud Kivu e nel Maniema[5]. Eppure i conflitti che lacerano la RdC, un gigante grande quanto tutta l’Europa occidentale, risultano da sempre trascurati, tanto dai media quanto dalla comunità internazionale.

VIOLENZA DI GENERE Neanche l’arruolamento dei bambini soldato da parte dei miliziani[6] e gli abusi sessuali su donne e ragazzine riescono, il più delle volte, a bucare il velo dell’indifferenza. La violenza di genere in particolare resta allarmante nell’Est del Paese, con oltre 4.600 casi registrati nel solo 2021 dalle Nazioni Unite. Un fenomeno alimentato da un sistema giudiziario inadeguato che garantisce impunità e un contesto sociale discriminatorio e iniquo[7] 

«Lo stupro è usato come arma di guerra. Le donne vengono violentate alla luce del sole davanti alle loro famiglie», racconta Eustache Masasi, Coordinatore del progetto Actionaid nella Repubblica democratica del Congo. 

LA SCUOLA Nel complesso lo spostamento massiccio di persone in fuga dalla violenza mette sotto pressione sistemi socio-sanitari già precari con gravi conseguenze sull’accesso a servizi di base da parte della popolazione sfollata e delle comunità ospitanti, come acqua potabile, presìdi sanitari e istruzione.

Particolarmente critica la condizione delle scuole nelle province del Sud Kivu e del Maniema censite da ActionAid. Gran parte degli edifici risulta inagibile o distrutta a causa dei conflitti armati, col risultato che a oltre l’80% dei bambini in età scolastica è negato il diritto all’istruzione.

«Quando i ribelli sono arrivati nel mio villaggio hanno ucciso le persone e dato fuoco alle case. Allora siamo fuggiti. Qui non abbiamo materiale per la scuola e non ci sono aule. Perciò studiamo seduti per terra. Vorrei avere una classe con i banchi, le penne e i quaderni», racconta a ActionAid Dina Jeanne, 15 anni, sfollata con la famiglia a Malinde, nel Sud Kivu. 

FAME E GUERRA IN UCRAINA Sullo sfondo restano povertà estrema e insicurezza alimentare, a dispetto della concentrazione, senza uguali al mondo, di risorse naturali custodite nel sottosuolo congolese[8]. Secondo la Banca Mondiale, oltre il 70% della popolazione (60 milioni di persone) vive con meno di 1.90 dollari al giorno[9]. Si stima siano 860mila i bambini e 470mila le donne in gravidanza o in allattamento gravemente malnutriti[10].

In un quadro simile, si inserisce la guerra in Ucraina con effetti che travalicano i confini europei[11]: «L’aumento esponenziale dei prezzi delle materie prime minaccia di infliggere il colpo letale alla sicurezza alimentare di tutto il continente africano. Metà del grano e dei cereali distribuiti come aiuti alimentari dal World Food Program nelle aree di crisi umanitaria proviene infatti da Ucraina e Russia», commenta Lorenzo Eusepi, vice segretario generale di ActionAid Italia[12].

«In ogni conflitto sono le donne e i bambini a subire le peggiori conseguenze. Nell‘Est del Congo si sta consumando una guerra da anni nel silenzio generale che rischia di aggravarsi ancora. Il nostro impegno è di stare al fianco di migliaia di donne sfollate e dei loro figli per proteggerli e dare loro un futuro diverso», conclude.

L’INTERVENTO DI ACTIONAID Per rispondere alla crisi umanitaria e garantire un’istruzione di qualità ai bambini sfollati, nelle province di Fizi e Minembwe (Sud Kivu) e Kabambare  (Maniema), ActionAid costruirà nuovi edifici scolastici e riqualificherà quelli inagibili, dotandoli di servizi igienici e ambienti riservati esclusivamente alle ragazze. Gli insegnanti e il personale scolastico riceveranno una formazione specifica.

In parallelo sorgeranno tre centri polifunzionali, rivolti in particolare a donne e bambini, concepiti come spazi sicuri e protetti dove ricevere assistenza medica, educazione sulla salute sessuale e supporto psicologico, svolgere attività ricreative e formative. I centri funzioneranno anche come piattaforme per la distribuzione di acqua pulita, kit igienici e materiale didattico.

L’intervento nel complesso coinvolgerà direttamente 8mila persone, inclusi circa 5mila bambini che finalmente potranno andare a scuola.

[1] UNHCR,  UNHCR alarmed by rising violence against displaced civilians in eastern DR Congo

[2] UN, DR Congo: ‘Widespread and systematic’ violence linked to clashes over gold. UHCHR, Violence linked to natural resource exploitation

[3] UN OCHA, HUMANITARIAN NEEDS OVERVIEW AND RESPONSE PLAN 2022 AT A GLANCE DEMOCRATIC REPUBLIC OF CONGO

[4]  HRW, New York University,  Congo, Forgotten The Numbers Behind Africa’s Longest Humanitarian Crisis.

[5] UN OCHA, République Démocratique du Congo, Personnes désplacées e internes et retournées

[6] MONUSCO, “Our Strength Is In Our Youth”: Child Recruitment and Use by Armed Groups in the Democratic Republic of the Congo – Secondo la missione dell’Onu in Congo, tra il 2014 e il 2017 oltre 6mila tra bambini (5.691) e bambine (549)  sono stati reclutati tra le fila di 49 gruppi armati. Il 30% aveva meno di 15 anni.

[7] UNHCR, The Democratic Republic of Congo Regional Refugee Response Plan (January – December 2022)

[8]  ISPI, Repubblica Democratica del Congo: le risorse che fanno gola al mondo – Oltre a oro, diamanti, cobalto, rame, uranio, zinco, manganese, petrolio e gas, nella Rdc si trovano le maggiori riserve di coltan al mondo, minerale indispensabile nella fabbricazione di dispositivi elettronici.

[9] The World Bank in DRC

[10] IPC, Democratic Republic of Congo: 27 million people highly food insecure, 857,000 children and 468,000 women likely suffering from acute malnutrition

[11] FAO, The importance of Ukraine and the Russian Federation for global agricultural markets and the risks associated with the current conflict

[12] ACTIONAID, La guerra in Ucraina produce fame in Corno D’AfricaObservatory of Economic Complexity (OEC), la Russia è il primo esportatore di grano al mondo, l’Ucraina il quinto. Insieme rappresentano oltre un quarto dell’export mondiale.

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