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Resa alla illegalità del più forte

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Viva la par condicio! Resa alla illegalità del più forte. Della folle folla.

Si fanno chiudere luoghi di cultura e di svago teatri, cinema, spettacoli dal vivo che soffrono economicamente  per rispettare le regole dello Stato.

Intanto in un’oasi protetta  si tollera per 5 giorni  un  #raveparty non autorizzato con 8000 persone provenienti da tutta Europa assembrate senza mascherina e GP.

Un morto, stupri denunciati droga e alcool  pseudomusica assordante ma nessun intervento delle forze dell’ordine. O almeno tardivo.

Lamorgese dove sei.  In vacanza?  Come per gli sbarchi dei clandestini, arresa alla illegalità del più forte,  della folle folla.

Facile  sanzionare  chi frequenta bar, ristoranti o musei senza G P.

Il ministro ha fallito su troppi fronti. Draghi abbia il coraggio di  sostituirla e non sia complice di questo sfacelo e inettitudine.

E’ durata una settimana circa la latitanza, ma poi lo Stato è tornato a Viterbo.

Durante  quella settimana i sindaci della zona hanno presentato quasi quotidianamente alle autorità competenti  ripetute denunce. Dopo abbondanti   libagioni  sniffate   tam tam vari il campo è stato finalmente sgombrato,  dove, fregandosene  delle   disposizioni emanate energumeni senza paura ma con macchia enorme,  hanno fatto di tutto escluso il rispetto delle norme sugli assembramenti contro il Coronavirus. Senza che la cosa destasse alcun sospetto nonostante le rimostranze degli abitanti della zona pubblicate sui giornali, ma totalmente ignorate.

 Anziché intervenire subito e  sgombrare,  le forze dell’ordine non sono intervenute, probabilmente impegnate a  effettuare i controlli richiesti nei locali pubblici per contrastare i soliti “furbetti” che vorrebbero stare consumare all’interno di bar e ristoranti senza avere il “green pass” o, addirittura, esibendone di falsi.

Esasperando e irritando i  gestori, ma anche i corretti frequentatori dei locali pubblici, oltre che a riproporre la questione delle discoteche. Chiuse ormai da troppo tempo  sulle quali , almeno,  ci sarebbero stati controlli anche in autonomia,  da parte dei gestori. La disparità di trattamento risulta troppo evidente.

Severità, giusta, per carità,   sulle norme anticovid da una parte,  assoluta anarchia dall’altra.

Non ci meravigliamo se poi qualcuno si chiede se c’è l’ interesse di lobbies che starebbero dietro all’organizzazione  di questo evento aberrante,  si chiede perché non sono stati fermati all’arrivo. Prima che diventassero un numero tale da giustificare un intervento invadente e invasivo delle forze dell’ordine  che avrebbe potuto degenerare. Come è successo altre volte purtroppo e dove gli agenti si sono trovati alle prese con scalmanati producendo eventuali  ferimenti o addirittura decessi.

Qualcuno di contro considera l’evento un gioco da “ragassi”. Tale da non dover richiedere intervento alcuno.

 Come al solito due pesi e due misure, due rovesci ella medaglia.

Il “rave party” del viterbese conferma quello che molti italiani pensano da un pezzo: in questo Paese non funziona più nulla e il rispetto delle norme è diventato davvero un optional. Siamo il paese delle regole. Il nostro Parlamento e i nostri ministeri ne sfornano ad iosa. Forse perché sanno che poi, in tantissimi casi, manca sempre chi riesca a farle rispettare. E’ un convincimento così diffuso e condiviso che ce lo sentiamo dire un po’ dappertutto, e anche noi lo diciamo in ogni occasione, perché sappiamo che nessuno è in grado di risentirsi e di darci del “qualunquista”.

In ogni avvicendamento  di  governo c’è da augurarsi che qualcuno possa e sappia   conciliare le norme con la capacità di garantirne il rispetto. Attesa temeraria visto che ogni governo deve fare i conti con i partiti che lo sostengono, o che lo contrastano, impegnati in quell’infinito gioco dello scarica barile.

La propaganda  contro le necessarie norme introdotte per contenere la pandemia  ha creato un clima  grazie al quale una pazza folla i giovani, più o meno, si sentono quasi orgogliosi  nll’organizzare “rave” a dispetto di tutto e tutti. Senza porsi il problema  e  la domanda sollecitata anche dal numero dei contagiati che resta altissimo. Ma  da settembre in poi cosa accadrà?  Un evento di tal fatta è infatti  sentito e vissuto come una sorta  di liberazione da un virus che c’è e che nessuna politica potrà contenere senza coerenza.  E in ogni occasione.

Dunque, alle prime luci dell’alba di giovedì  scorso il rave , l’incredibile bomba sanitaria e di sicurezza che andava avanti dal 13 agosto nell’illegalità, ammassando fino a 8/10mila persone, è finito. Dopo una lunga mediazione con le forze dell’ordine, gli ultimi partecipanti hanno lasciato l’area devastata. L’emergenza è finita,  ma i problemi si vedranno per settimane, con un bilancio provvisorio di un morto, decine di feriti, due ragazzi gravissimi in ospedale e un territorio vandalizzato. Naturalmente,  scoppia la  consueta polemica sulla  gestione della vicenda. Sui tempi, sui modi, su quello che si poteva  e doveva fare dall’inizio e non è stato fatto,   sull’incapacità di prevenire qualcosa che sui social era ampiamente nota e che, secondo i virologi, tra 15 giorni provocherà una impennata di contagi.

In realtà  pare che gli stessi ospiti  abbiano lasciato l’oasi alla spicciolata nella notte.

Ma non ci si può esimere dal chiedersi, e questo è scandaloso dal parte el Viminale,  perché non si è intervenuti per tempo nonostante  la denuncia tempestiva, come si è detto, delle stesse istituzioni locali, e partiti politici verso il ministro degli Interni. Non si è fatta fotografare in spiaggia come il collega degli Esteri  nel bel mezzo della crisi afghana, ma anche lei ha  certamente brillato per la sua assenza. Probabilmente in altre faccende affaccendata. Green pass,  circolari e ammissione sugli sbarchi in costante aumento,  ius soli e varie amenità.

Pare che, insieme ai partiti di centro destra,  voci di  palazzo, ci fanno sapere che anche Pd e M5s sono stufi   e considerano Luciana Lamorgese ministro in bilico. Il ministro ha fallito su troppi fronti. Draghi abbia il coraggio di  sostituirla e non sia complice di questo sfacelo e inettitudine.

Carla Ceretelli


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