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Riapre il Castello Svevo di Manfredonia dopo anni di lavori

Puglia

di Claudio Gentile

Il Museo Nazionale Archeologico di Manfredonia, ospitato nel Castello Svevo, riapre (Covid permettendo) dopo sei lunghi anni di lavori che hanno portato all’adeguamento ed alla riorganizzazione degli spazi museali.

Lo scorso 29 aprile, nella cornice dello stesso Castello, c’è stata la sobria presentazione dei lavori e la riconsegna delle aree museali alla Direzione regionale Musei della Puglia.

Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, la Direttrice del Museo, dott.ssa Annalisa Treglia, la dott.ssa Pasqua Tirelli della Prefettura di Foggia in qualità di delegata della Commissione Straordinaria che gestisce il Comune di Manfredonia e l’Arcivescovo di Manfredonia, Mons. Franco Moscone, che al termine ha benedetto gli ambienti espositivi rinnovati.

È intervenuto all’evento con un videomessaggio anche il Direttore Generale dei Musei e già Direttore dell’Area archeologica di Pompei Massimo Osanna.

“Oggi, a conclusione dei lavori che hanno visto coinvolti numerosi Istituti del Ministero della Cultura della Puglia, il Castello e il museo ospitato all’interno tornano alla piena fruibilità” ha affermato nel suo intervento l’arch. Piccarreta, Segretario regionale del Ministero della Cultura per la Puglia.

Per la Direttrice regionale dei Musei della Puglia, dott.ssa Ciancio, “il Castello di Manfredonia è un attrattore culturale di importanza strategica, che ha le potenzialità per coinvolgere il territorio e gli altri luoghi della cultura in una rete museale di grande rilevanza per l’intera Regione Puglia”.

I lavori, finanziati con due interventi europei (fondi POIn 2007-2014 e PON Cultura e Sviluppo 2014-2020) per un totale di quasi 1.500.000 €, hanno permesso di adeguare alle varie normative ed alla funzionalità museale il Castello (p.es. eliminazione di tutte le barriere architettoniche con la previsione di ascensori e rampe) e di valorizzare il percorso espositivo con nuovi allestimenti e moderne teche, impianti di illuminazioni coerenti e contenuti innovativi per la didattica.

La progettazione è stata assunta dallo stesso Segretariato regionale, mentre la direzione dei lavori e la direzione scientifica dalla Soprintendenza per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio della Città metropolitana di Bari.

Piatto forte del Museo, che lo rende unico nel suo genere, sono le 84 stele daunie, ritrovate negli anni Settanta dall’archeologo Silvio Ferri.

Le altre sale del percorso espositivo, costruito in senso cronologico dalla preistoria all’età arcaica, riportano i ritrovamenti archeologici del territorio della Puglia settentrionale, con un particolare riferimento alla civiltà dei Dauni.

Quattro sono le principali sezioni museali, ognuna con propri spazi. Le prime due sono dedicate al Neolitico e all’Eneolitico e all’età del Bronzo; le altre due, invece, ai Dauni.


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