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Riconosciuta l’associazione a delinquere per sei  ultrà della Juve 

Sport & Motori

I sei tifosi sono stati condannati dal tribunale di Torino a seguito dell’inchiesta Last Banner con le accu  

© Alberto Ramella SYNC / AGF 
– Curva dei tifosi della Juventus 

Il Tribunale di Torino ha condannato 6 ultrà della Juventus accusati, a vario titolo, di estorsioni al club, violenze private e associazione a delinquere.

Domenico Scarano, anche lui dei Drughi, è stato condannato a 3 anni e 3 mesi, Sergio Genre a 2 anni e 6 mesi, Salvatore Cava a 2 e 4 mesi, Umberto Toia a 1 anno e 6 mesi, Giuseppe Franzo a 1 anno e 2 mesi.

Sono stati, invece, assolti Massimo Toia, Corrado Vitale, Luigi Valle, Vincenzo Lioi, Fabio D’Alonzo. 

Per Gerardo Mocciola, Salvatore Cava, Domenico Scarano e Sergio Genre è stato deciso anche il divieto di accesso per 5 anni in impianti sportivi italiani e all’estero. Due anni di Daspo, invece, per Umberto Toia e Giuseppe Franzo.

Associazione a delinquere per un gruppo ultrà

“Siamo soddisfatti perché per la prima volta viene riconosciuta l’associazione a delinquere a un gruppo organizzato di tifosi”. Così il pubblico ministero Chiara Maina, dopo la sentenza.

“L’impianto accusatorio ha retto – ha spiegato il pm – e sono state riconosciute anche le tentate estorsioni e le violenze ai danni di altri tifosi della Juventus”.

“Questa è una sentenza importante che segna un momento nuovo nei rapporti tra ultrà, società e Stato“. Così l’avvocato Luigi Chiappero, legale difensore della Juventus dopo le condannedegli ultrà bianconeri.

“Le violenze private nei confronti di altri tifosi, l’associazione per delinquere e i vari fatti estorsivi che sono stati confermati – ha aggiunto Chiappero – danno un segnale diverso, non si può più dire “la Juventus siamo noi” nel modo con cui è stato detto pretendendo le cose che si pretendono e in quel modo. Ci vuole un rapporto diverso, il tifoso deve diventare un nuovo tifoso, tutto lo stadio deve cambiare”.

E ancora: “Per arrivare a una sentenza di questo genere ci vuole uno Stato che creda di far valere la propria forza e una società che creda nel fatto che quel tipo di dodicesimo conti ma non più di tanto, non lo pretende o esige e può vivere senza di lui. Questo è un importante primo passo – conclude il legale – ma guardando gli altri stadi c’è ancora parecchia strada da fare”.  agi


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