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Ricordo di don Giovanni Farris, amico dei coniugi Capasso

Liguria

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Per il tramite di Simona Bellone, fautrice del premio caARTEiv, tenutosi domenica 18/9/22 a Millesimo (SV), nonché presidente dell’omonima Associazione Culturale che lo organizza, pubblichiamo il testo integrale dell’omaggio reso nell’occasione dal prof. Marco Pennone in memoria dell’insigne prelato savonese don Giovanni Farris.

“Ricordo di don Giovanni Farris, amico dei coniugi Capasso”

di Marco Pennone

Marco Pennone e Simona Bellone

Figura molto conosciuta e stimata non solo in àmbito ecclesiale, ma anche nel campo culturale, don Giovanni Farris nasce a Cogoleto il 4 novembre del 1927, da padre sardo. Diventa diacono il 17 febbraio del ’51 ed è ordinato presbitero l’8 dicembre dello stesso anno. Per lungo tempo insegna nel Seminario Vescovile di Savona, in via Ponzone, quartiere della Villetta, ed è anche docente di Religione alle Superiori. Chi scrive lo ebbe tra gli insegnanti della V ginnasiale, nell’ormai lontanissimo A.S. 1970/71. Più tardi, diventa assistente ordinario di Letteratura Italiana alla Facoltà di Magistero dell’Università di Genova, svolgendo con preparazione e scrupolo filologico tale incarico sino al pensionamento e producendo una vasta mèsse di studi che gli hanno assicurato la stima di colleghi ed allievi.

Fra i suoi incarichi pastorali, si ricorda quello di parroco di Magnone, frazione di Vezzi Portio (dal 1957), di canonico ordinario della Cattedrale di Savona (anni ’70) e infine di titolare della parrocchia di Santa Maria Giuseppa Rossello alla Villetta. Fu direttore del glorioso giornale diocesano “Il Letimbro”, nel solco del suo predecessore, Mons. Lorenzo Vivaldo, di cui fu devoto amico. Fu collaboratore fisso del periodico dell’Associazione “A Campanassa” per la difesa delle tradizioni savonesi, del mensile del Santuario di Savona, della rivista “Resine” e di molte altre pubblicazioni. Infatti, accanto alla sua missione pastorale, don Farris riuscì sempre in modo infaticabile a realizzare la sua fortissima vocazione culturale e divulgativa. Fu autore di numerosissimi libri, saggi, articoli, recensioni di carattere storico, letterario, artistico, religioso. Tra i principali libri di don Farris, ricordiamo quelli dedicati all’Apparizione della Madonna di Misericordia di Savona (1536, nella località ove verrà eretto il Santuario omònimo) e alla grandiosa Processione del Venerdì Santo; i saggi sulla “Divina Commedia”, su Jacopo da Varàgine, su Lorenzo Traversagni. Ha approfondito gli studi sulle laudi medioevali, sull’Umanesimo, sul Secondo Futurismo e i suoi celebri “Manifesti”. Si è occupato di vari poeti del Novecento, tra i quali Barile, Sbarbaro, Montale, mettendone in luce numerosi inediti.

Venendo al nocciolo della nostra relazione, don Farris si è interessato a più riprese di Aldo Capasso (Venezia 1909 – Cairo M. 1997) e di M.me Florette Morand (Guadalupa 1926 – Sampierdarena 2019), dei quali era diventato amico e confidente, tanto da essere una delle pochissime persone a cui era permesso l’accesso nel palazzo avìto del Poeta in Piazza del Consolato ad Altare, da essere ospite fisso ai vari “Memorial” che M.me Florette ogni anno infaticabilmente organizzava in ricordo del marito e da essere addirittura da lei candidato come proprio esecutore testamentario. Il caso volle che il sacerdote, che aveva un anno in meno della poetessa francòfona, morì un anno dopo di lei, quindi alla stessa età. Don Farris aveva dedicato la sua tesi di laurea a Capasso, che negli anni ’40 aveva fondato il “Realismo Lirico” come antìtesi al dominante Ermetismo; e aveva costantemente curato la sua giusta rivalutazione e collocazione al posto che di diritto gli spettava tra i massimi letterati novecenteschi (fu due volte candidato al “Nobel”), nonostante la guerra mossagli contro dall'”intellighentia” dominante dal ’45 in poi, per motivi che esulavano del tutto dalla letteratura. Lo aveva intervistato a lungo per l’introduzione al volume antologico di studi capassiani dal XIV al XIX secolo: testimonianza preziosa per chiunque voglia fare il punto sull’estetica del “Solitario di Altare”. Don Farris, però, era convinto che “l’Usignolo delle Antille”, cioè M.me Florette Morand, fosse un gradino superiore, nell’attività lirica, all’amatissimo marito: e aveva manifestato tale suo giudizio al Maestro stesso, ricevendone una bonaria conferma. Tale opinione era stata confermata da don Farris anche nella fase finale della sua vita, quando lo invitammo come relatore al grande convegno del 2019 “Un amore così grande”, dedicato ai coniugi Capasso e organizzato dallo scrivente con l'”Atelier d’Arte Gambaretto” presso la “Sala Nervi” del Palazzo della Provincia di Savona. In quella occasione, alla presenza di molti artisti, poeti, scrittori, musicisti e di un folto pubblico, si sedette a fianco mio, di Ettore Gambaretto e del regista-d.j. Bruno Rosi e fece la sua attenta e scrupolosa relazione sulla poesia di Florette Morand Capasso, argomento che ripeté di lì a poco anche ad Altare, in una conferenza che fu tra le sue ultimissime.

Tra i suoi ultimi incarichi, quello di direttore della Biblioteca del Seminario e di Presidente della Commissione Storica a sostegno della canonizzazione di Pio VII, il pontefice prigioniero di Napoleone a Savona, di cui don Farris era tra i massimi esperti. Tra le sue ultime fatiche come scrittore, il libro sulla sua parrocchia della Villetta, il libro “Dalla mia finestra”, dedicato alla Marchesa Giuseppina Valdettaro, fondatrice dell’Opera S. Teresa del Bambino Gesù (“Nido di Rondini”) ed il progetto autobiografico in più volumi “Vita, gioco di Dio”.

Gambaretto ed io andammo a trovarlo nel 2019 nella sua casa della Villetta, piena di ricordi, e constatammo la sua estrema lucidità, la sua ancora ferrea memoria storica e la precisione dei suoi giudizi. don Farris ci fece omaggio del suo ultimo libro autobiografico; era in compagnia dallo storico e scrittore savonese Giulio Fiaschini, il quale, dopo la sua morte, avvenuta a Savona il 9 giugno del 2020, ereditò la sua ricca biblioteca, facendone poi donazione alla Società Savonese di Storia Patria.

Mi sia consentito, a conclusione, un brevissimo ricordo personale. Nel 1985 mi recai da don Farris nel Seminario per fargli dono del mio volume di liriche recentemente edito “Improvvisamente un pensiero” (La Stampa, Savona, 1984), ricevendo i suoi complimenti per un’opera che – nel segno del “Realismo Lirico” di Capasso – andava contro i cànoni ermetici per restaurare forma, metrica e linguaggio classici.

Marco Pennone

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