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Riparte da Dubai la sfida dell’export

Mondo

di Paolo Pagliaro

L’ultimo marchio italiano approdato a Dubai è quello di Roberto Cavalli, che si intesta un grattacielo di 70 piani del costo di 545 milioni di dollari destinato a 485 miliardari di tutto il mondo. Negli Emirati Arabi altri significativi affari per il made in Italy sono attesi a partire da domani, quando a Dubai – con un anno di ritardo causa Covid – si aprirà l’Expo 2020. Sarà un’occasione importante per i Paesi, come l’Italia, che affidano all’export di beni e servizi una quota importante delle proprio fortune economiche. Alla prima Esposizione Universale nel mondo arabo l’Italia si presenta con un padiglione a cui hanno lavorato 70 partner istituzionali, 50 imprese sponsor, 15 regioni e 30 università, a cui è stato chiesto di indicare soluzioni capaci di generare crescita, innovazione e collaborazione internazionale.

Il ‘Saper Fare’ italiano verrà raccontato su un maxi schermo dal regista Gabriele Salvatores. I visitatori (in 6 mesi ne sono attesi 25 milioni) vedranno il meglio delle nostre arti artigiane, dell’agroalimentare, della meccanica, del design. Le ferrovie proporranno il Frecciarossa Green da esportazione, ci saranno l’industria aerospaziale del Lazio e quella nautica della Liguria, proporranno innovazione Fincantieri, Leonardo, Avio, Enea, Cnr.
All’Expo di Dubai c’è anche un padiglione di Israele, che mai era stata ammessa a un evento universale in un paese arabo. Non ci saranno invece gli attivisti di Amnesty, che da anni denunciano arresti arbitrari, torture e altre violazioni dei diritti umani ai danni dei dissidenti e degli immigrati. Questi ultimi negli Emirati sono il 90% della forza lavoro. e vivono spesso in condizioni di schiavitù.


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