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Salvini telefona a tutti, per ora risponde Berlusconi

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Il segretario del Pd, Enrico Letta, che pensa ad un presidente della Repubblica eletto da tutti, pure dall’opposizione dei Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni; Meloni che vuole un presidente patriota e non del Pd, visto che Letta ormai, parole sue, è diventato il portavoce di Macron, presidente della Francia; Berlusconi che pensa da sè e fa per tre; il povero leader della Lega, Matteo Salvini, che si incarica di telefonare a tutti per cercare di far quadrare il cerchio. Ed oggi alla prima telefonata di Salvini ha risposto un arzillo Berlusconi, che si è detto disponibile… magari ad eleggere se medesimo.

E gli altri? Prenderanno tempo, a cominciare da Giuseppe Conte, presidente dei ‘grillini’ di lotta e di governo: “Salvini? Non mi ha ancora chiamato. Io stesso ho auspicato un confronto con i leader, ritengo necessario poter affrontare quando sarà il momento, adesso approviamo la legge di bilancio perché su questo stiamo lavorando con le altre forze politiche. Successivamente il confronto sarà importante perché eleggere il Capo dello Stato è un passaggio fondamentale della vita

istituzionale che deve raccogliere il più ampio consenso a garanzia di una personalità che sia garante dell’unità nazionale”, ha detto oggi Conte al termine dell’incontro con il premier Mario Draghi.

Salvini non si è arreso ed ha subito chiamato Giovanni Toti, presidente della Liguria e leader di Cambiamo! “Ci stiamo muovendo compatti col centrodestra e probabilmente ci vedremo di nuovo questa settimana. Ribadisco il mio impegno a tenere unito il centrodestra ma ad allargare ad altri il dibattito”, ha sottolineato il leader del Carroccio. Bisogna vedere, visto che il candidato di tutto il Centrodestra è proprio Silvio Berlusconi, se tutti gli altri convergeranno sul Cavaliere, poco probabile, o saranno ‘tutti gli altri’ i colpevoli che Salvini potrà indicare in caso dello stop a Berlusconi.

Tra i Fratelli d’Italia corre il sospetto che proprio il voler accreditare la possibilità della riuscita di Berlusconi, che continua ad incassare voti tra i parlamentari in libera uscita, alla fine costringa a ‘cristallizzare’ la situazione attuale, Mattarella-Draghi, fino al termine della legislatura. Sarà il nuovo Parlamento dei 600 poi, con il Capo dello Stato, a decidere se cambiare o proseguire.

Da parte sua il segretario Dem ha replicato al patriottismo ‘meloniano’ con un distinguo: “Oggi il patriottismo in Italia è europeista, oppure è antitaliano. ‘Patriottismo antieuropeo’ è una contraddizione in termini, l’Italia trova oggi soluzioni solo se il nostro Paese guarda dritto su soluzioni europee” ha detto Letta.

Ma i guai in casa Pd non finiscono mai. Ora nel Centrosinistra si litiga sul seggio Roma 1 lasciato da Roberto Gualtieri eletto sindaco di Roma. Il Pd di Letta, invocando il ‘campo largo’, ha candidato Cecilia D’Elia, portavoce delle donne Dem e vicina a Nicola Zingaretti, scatenando la dura reazione di Carlo Calenda e il me ne frego di Matteo Renzi. Alla fine, se Renzi e Calenda non troveranno almeno loro una intesa, in campo scenderanno 4 donne: oltre D’Elia, Simonetta Matone per il Centrodestra, Elena Bonetti, ministra della Famiglia, per Italia Viva di Renzi, e Valentina Grippo per Azione di Carlo Calenda. Non pervenuto, al momento, il M5S.

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