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Solo al Quirinale Draghi sarà ancora utile al Paese

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Draghi, nel caso non sia lui il prescelto per il Quirinale, pur non essendone obbligato, rassegnerebbe il proprio mandato nelle mani del nuovo inquilino. Ma non sarebbe, come accaduto in passato un semplice gesto di cortesia istituzionale.

Se riteniamo che l’Italia abbia ancora bisogno di Mario Draghi e del suo straordinario prestigio internazionale, temiamo che purtroppo ci sia una sola strada percorribile. Difficile e costellata di trappole, quali soltanto la politica riesce a creare per quantità e qualità. La via è quella che dovrebbe condurre l’attuale presidente del consiglio al Colle più alto della politica. Altre vie sono illusorie. E chi le propone lo sa benissimo.

Chiunque sia, a fine gennaio, il nuovo presidente della Repubblica, egli avrà tutto il diritto (e il dovere) di aprire una fase nuova. Draghi, nel caso non sia lui il prescelto per il Quirinale, pur non essendone obbligato, rassegnerebbe il proprio mandato nelle mani del nuovo inquilino.

Ma non sarebbe, come accaduto in passato un semplice gesto di cortesia istituzionale. La verifica delle condizioni che avevano condotto Mattarella a conferire a Draghi l’incarico di formare il suo governo di larghissime intese, dopo i segnali di scollamento della maggioranza governativa manifestatisi in questi giorni, sarebbe giustamente accurata. In una situazione nella quale i partiti non fanno congressi e, non avvalendosi di questa sede solenne per dirimere le loro divisioni interne, sono in continua fibrillazione, potrebbe essere lo stesso Draghi, prima ancora del nuovo presidente della repubblica, a prendere atto che non ci sono più le condizioni per tenere in vita un governo di larghe intese.  E’ uno scenario realistico che fa rabbrividire.

Perché i partiti che hanno sostenuto il governo di Draghi in nome del superiore interesse del Paese dimostrerebbero di ritenere superate le condizioni di eccezionalità che li avevano indotti a quel passo. Mentre, al contrario, siamo ancora in mezzo all’emergenza sanitaria e rischiamo di vanificare i consistenti segnali di ripresa registrati in economia. Quella di Draghi si rivelerebbe una parentesi.

Chiusa la quale i partiti si ritroverebbero di fronte ad antichi problemi che non hanno voluto affrontare. Addirittura, con l’eventualità di elezioni anticipate per le quali non hanno predisposto nemmeno la nuova legge elettorale ed altre misure indispensabili a fare funzionare un parlamento che è stato tagliato nella misura di un terzo dei suoi componenti.

Draghi al Quirinale, se non altro, sarebbe utile al Paese come garanzia di rispetto degli impegni assunti in campo internazionale. Non per svolgere ruoli esorbitanti dai compiti di un Presidente della Repubblica che non gli competerebbero e che certamente nemmeno vorrebbe esercitare.

Nicola Cariglia


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