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Starace: “Con Mosca il dialogo è possibile, Putin ha invitato Draghi”

Politica

 

I rapporti tra Italia e Russia, il tema degli approvvigionamenti energetici e la lotta ai cambiamenti climatici. Intervista a Giorgio Starace, ambasciatore italiano a Mosca. “È necessario lavorare per favorire un dialogo più costruttivo tra il Cremlino e Bruxelles”

 

© YOICHI HAYASHI / YOMIURI / THE YOMIURI SHIMBUN VIA AFP – Giorgio Starace

 

 

AGI – Mentre da più parti la Russia è accusata di aver ingaggiato ‘guerre ibride’ con l’Occidente – sfruttando diverse armi: dalle forniture di gas, agli hacker fino ai migranti al confine bielorusso – e si inaspriscono le tensioni con la Nato, con cui sono stati di fatto interrotti i rapporti, l’ambasciatore italiano nella Federazione Russia, Giorgio Starace, lancia un appello a mantenere e anzi rafforzare il dialogo con Mosca, interlocutore ritenuto ormai imprescindibile su alcuni dei dossier più delicati a livello internazionale e  mercato ancora di forte interesse per l’Italia.

 

Ambasciatore Starace, il suo mandato è iniziato il mese scorso sullo sfondo di rinnovate tensioni tra Russia e Occidente, con l’ultimo episodio relativo alla sospensione dei rapporti tra Mosca e la Nato. Il governo italiano continua a sostenere la necessità di un dialogo con la Russia, come pensa sia possibile? 
“Penso sia possibile perché il dialogo è l’anima della diplomazia e l’unica maniera per trovare soluzione pacifiche, durature e sostenibili ai contrasti esistenti. L’alternativa alla discussione e al confronto costruttivo è o lo scontro o l’occultamento del problema. Lei pensa davvero che si possano risolvere crisi come quella dell’Afghanistan, della Libia o della Siria senza confrontarsi in qualche modo con Mosca? E lo stesso vale per i grandi temi multilaterali. Le faccio un esempio: nella lotta ai cambiamenti climatici in seno al G20 è stato possibile raggiungere un accordo ambizioso proprio grazie al dialogo. E anche se siamo ancora lontani dalla soluzione definitiva del problema, sono stati assunti impegni concreti. La Russia, che fino a qualche anno fa era piuttosto scettica su questo tema si è ad esempio impegnata a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060. Non credo che questo risultato sarebbe stato raggiunto se non avessimo ingaggiato un dialogo costruttivo con Mosca. Quanto le dico è così evidente che tutti i Paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti (come dimostrato dall’incontro tra Biden e Putin e, da ultimo, dalla visita a Mosca della Nuland e del Direttore della CIA), hanno canali di dialogo aperti con Mosca. Ovviamente si tratta di un dialogo selettivo e portato avanti senza mai indietreggiare sui nostri valori fondamentali, ma senza dialogo credo che le cose sarebbero peggiori e non migliori.”

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© AFP 
Vladimir Putin

Sulla Libia, che tipo di collaborazione stiamo registrando con la Federazione, in vista delle elezioni di dicembre?
“Italia e Russia sono entrambi convinti che la soluzione si può trovare solo attraverso il dialogo. La situazione è certamente complessa, e l’interlocuzione con la Russia relativamente al dossier libico non è mai mancata. Proprio per tale ragione sono reciprocamente chiari i punti fermi e gli interessi di ciascuno, e questi convergono rispetto all’obiettivo condiviso di compiere ogni sforzo per un’effettiva stabilizzazione della Libia, che non può passare per soluzioni militari, di questo sia Italia che Russia sono profondamente convinte, ma si può conseguire solo attraverso il successo del processo politico, che i nostri due Paesi sono impegnati a sostenere. Questa è la precondizione per il successivo, graduale e contestuale ritiro dall’est e dall’ovest”.

Il primo rappresentante del mondo del business russo che ha incontrato è stato il numero uno di Rosneft, quanto pesa l’energia nelle nostre relazioni bilaterali e che temi ci saranno in agenda nel prossimo Consiglio di cooperazione? Per quell’occasione può già dirci chi farà parte della delegazione russa e più a lungo termine, su che visite si lavora o quali sono già in programma? Si può pensare a una missione del presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Mosca?
“L’energia svolge senza dubbio un ruolo fondamentale nei rapporti economici e politici tra l’Italia e la Federazione Russa. E ciò perché le nostre economie sono sostanzialmente complementari: la Russia è un grande esportatore di materie prime di cui l’Italia ha bisogno, mentre l’Italia ha molte aziende in grado di offrire tecnologie e impianti molto evoluti necessari per lo sfruttamento di queste risorse”.

“Ciò ha fatto sì che la collaborazione nel settore energetico tra Italia e Russia si sia andata rafforzando e consolidando nel corso del tempo, con la Russia che è divenuta uno dei primi fornitori di risorse energetiche del nostro Paese e le aziende italiane che hanno ottenuto contratti di grande valore economico in molti importanti progetti realizzati nella Federazione. Accanto alle fonti energetiche tradizionali, va inoltre ricordato quanto si sta facendo congiuntamente per lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, con la realizzazione di importanti progetti eolici in Russia da parte di ENEL, e che in prospettiva, con l’accelerazione impressa al processo di transizione energetica, rappresenta un settore con ampi margini per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione”.

“Al prossimo Consiglio di cooperazione economica, industriale e finanziaria, che si terrà in Italia a dicembre, verranno discussi i temi tradizionali della collaborazione bilaterale, dal settore dell’agricoltura a quello industriale e delle alte tecnologie, alla cooperazione in campo culturale, nel settore dei trasporti e in quello delle PMI. La delegazione russa sarà guidata dal Ministro Manturov, che è il co-presidente del Circeif insieme al Ministro degli affari esteri italiano Di Maio. Attualmente, questo è il principale appuntamento bilaterale all’orizzonte nel settore economico-commerciale”.

“Quanto a una possibile visita del Primo Ministro Draghi a Mosca, riteniamo che potrebbe essere un’ipotesi a cui lavorare nel prossimo futuro. Nell’ultimo colloquio telefonico, il Presidente Draghi ha ricevuto l’invito da parte del Presidente Putin a visitare Mosca”.

Sui rapporti bilaterali: la Russia aspetta il riconoscimento del vaccino Sputnik e c’è il tema dei vaccinati italiani in Russia a cui non è riconosciuto il Green Pass. Quando prevede una decisione e quali conseguenze potrebbe avere anche per la riapertura del turismo?
“Come noto, una circolare del Ministero italiano della Salute ha stabilito che dallo scorso 4 novembre, i soggetti vaccinati all’estero con un vaccino non autorizzato da Ema possono ricevere una dose di richiamo con vaccino a m-RNA a partire da 28 giorni e fino a un massimo di 6 mesi (180 gg) dal completamento del ciclo primario. Il completamento di tale ciclo vaccinale integrato è riconosciuto come equivalente a quello effettuato in Italia. Si tratta di un importante passo in avanti ai fini dell’ottenimento del Green Pass per coloro che hanno ricevuto un vaccino non autorizzato da Ema. Per quel che concerne la riapertura dei flussi turistici, va ricordato che le Autorità competenti si muovono sulla base di considerazioni squisitamente scientifiche, dunque bisognerà valutare la progressiva evoluzione del quadro pandemico in ciascun Paese. Evidentemente il nostro auspicio è quello che le frontiere possano essere riaperte il prima possibile affinché gli amici russi possano tornare a visitare il nostro Paese, di cui sono grandissimi estimatori, come sappiamo bene. Ciò, indubbiamente, avrà dei riflessi positivi anche per determinati settori economici, ma è chiaro che, come dicevo, questo potrà avvenire solo laddove siano soddisfatte le esigenze di sicurezza prevista dalle Autorità sanitarie”.

Pur dipendente dall’Europa come primo mercato di sbocco del suo gas, la Russia sembra guardare sempre più a Oriente, alla Cina, non solo economicamente ma anche militarmente. Il governo Draghi, rispetto a quello Conte, ha un approccio più esplicitamente atlantista, in ambasciata registrate un cambio di atteggiamento della Russia verso il nostro Paese sia a livello politico, che economico e commerciale?
“È innegabile che negli ultimi anni le relazioni tra Russia e Cina si siano rafforzate molto e in tutti i settori, da quello politico a quello economico, da quello militare a quello finanziario. D’altra parte si tratta di due grandi Paesi vicini, che hanno diversi interessi comuni ed economie in parte complementari (penso soprattutto alla necessità di fonti energetiche da parte cinese). Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che l’Ue è ancora il primo partner economico della Federazione russa e che, per prossimità e affinità culturali, il popolo russo si ritenga comunque vicino all’Europa. Per questo sono fiducioso che il rafforzamento delle relazioni tra Russia e Cina non andrà troppo a detrimento di quello tra Ue e Russia ma, per far sì che ciò avvenga, è necessario lavorare per favorire un dialogo più costruttivo tra Mosca e Bruxelles”.

“Sotto il profilo delle relazioni economiche e commerciali bilaterali, queste sono di lunga data e hanno radici tradizionalmente solide perché’ basate sulla complementarietà delle rispettive economie: l’Italia è la seconda manifattura europea e la settima a livello mondiale, mentre la Russia è un paese ricco di materie prime e impegnato in un’importante processo di modernizzazione e diversificazione dell’economia. Altrettanto rilevante è una ragione di ordine più ampio, ossia l’amore dei russi per il nostro Paese, la sua lingua e cultura, le sue destinazioni turistiche e le tante eccellenze del Made in Italy. Anche nel difficilissimo periodo della pandemia, come in occasione di altre precedenti crisi, politiche ed economiche, questo legame ha dimostrato quella che è forse la sua caratteristica distintiva principale: la capacità di resistere. Nella prima metà del 2021 l’interscambio, che nel 2020 aveva subito un’inevitabile flessione, è cresciuto al ritmo di circa il 20%, confermando l’Italia tra i principali partner commerciali della Federazione Russa come 6° fornitore e 10° cliente a livello globale. Anche sul piano industriale, posso affermare con orgoglio che nessuna azienda italiana ha lasciato il Paese, anzi, sono state avviate nuove importanti collaborazioni bilaterali, quali il primo parco eolico di ENEL vicino a Rostov o l’accordo tra Danieli e Novostal per la fornitura di un impianto di acciaieria elettrica, colata e laminatoio per la produzione di rotaie e profili. La Federazione Russa continua quindi a guardare con grande interesse alle possibilità di collaborazione con l’Italia anche perché ne apprezza profondamente l’alto contenuto tecnologico”.

draghi putin intervista ambascatore starace
© Palazzo Chigi 
Il premier Mario Draghi all’assemblea dell’Anci a Parma 

A che punto è la questione delle nuove regole di etichettature dei vini? Avete calcolato già possibili perdite per le nostre aziende produttrici e come si sta lavorando con le autorità russe per trovare una soluzione?
“Seguiamo la questione con grande attenzione, anche perché l’Italia è il primo esportatore di vino nella Federazione Russa. Il dialogo con le competenti autorità russe prosegue, anche in coordinamento con la Commissione europea e gli altri Stati Membri dell’UE, per cercare di arrivare ad una soluzione tecnica che permetta di non danneggiare le nostre esportazioni e al contempo venire incontro all’esigenza russa di regolamentare il mercato e tutelare i consumatori. Ci sono alcuni primi segnali incoraggianti. In particolare, il primo ministro Mishustin ha recentemente approvato una moratoria in virtu’ della quale, fino alla fine dell’anno, i controlli sulla conformità dei prodotti alle nuove normative sono attualmente sospesi. Tutti i prodotti vinicoli già presenti sul territorio della Federazione e quelli di nuova importazione, anche se non conformi con la legislazione, non saranno quindi ritirati dalla circolazione e i produttori stranieri avranno un certo lasso di tempo per adeguarsi alle nuove prescrizioni. Si tratta di uno sviluppo positivo, soprattutto se si concretizzerà in parallelo l’atteso emendamento della normativa da parte delle autorità russe. La Russia rappresenta un mercato assai maturo: molti consumatori russi sono veri esperti di vino e autentici estimatori di quello italiano. Auspico vivamente che, alla fine, si riuscirà a trovare una soluzione di buon senso e in linea con gli standard internazionali, altrimenti non sarebbero danneggiati solo alcuni importanti marchi italiani ed europei, ma anche e innanzitutto i consumatori russi che avrebbero meno scelta e prezzi più alti.  Sarebbe un ulteriore danno al nostro export agroalimentare, già duramente colpito dal regime delle sanzioni introdotto nel 2014 dalle autorità russe”.

 

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